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PAURA E VERGOGNA DI PARLARE

1 ANNO DI ITALIANO

Corso completo con 600 lezioni di italiano

Per tutti i livelli

1 anno

AVERE PAURA DI + VERBO ALL'INFINITO

Ho paura di parlare in pubblico;

non ho paura di parlare italiano.

VERGOGNARSI DI QUALCOSA

Mi vergogno di guardarlo degli occhi,

Si vergogna di parlare con noi;

Ci vergogniamo di stare lì;

Mi vergogno di te.

NON AVERE PAURA + DI + VERBO ALL'INFINITO

Ho paura di parlare in pubblico;

Non hanno paura di sbagliare.

IMPARIAMO A DIRE LA NOSTRA

COMPRESNIONE DELLA LETTURA: LEGGI IL TESTO

SAPER LITIGARE

Saper litigare non è una passeggiata, spesso è l’aspetto più rilevante della vita di coppia e si rivela necessario imparare a farlo per prevenire situazioni di grave incomprensione o persino separazioni e divorzi.

La maggior parte delle coppie non sa litigare, per questo i due partner escono dalla lite ciascuno con le idee di prima, se non più irrigidite o peggiori.

Impara due cose:

  • lo scontro aperto conduce all’irrigidimento delle idee precedenti.

  • lo scontro aperto impedisce di comprendere il punto di vista dell’altro.

E’ questo il motivo per cui molti dicono di aver discusso tanto ma che non è servito a niente. Quasi sempre siamo di fronte ad una coppia incapace di litigare correttamente. I litigi in famiglia sono un’arte da apprendere, un punto di arrivo e non di partenza.

Nei litigi in famiglia è necessario passare dallo scontro aperto allo scontro chiuso. Per farlo si devono rispettare alcune regole. Qui di seguito elenco quelle più utili per una coppia con figli o che convive con altre persone (generalmente parenti).

  1. si deve litigare: la coppia che non litiga è una coppia infelice!

  2. creare un ambiente di discussione: la coppia deve avere un suo spazio per litigare. non importa dove ma deve averlo. Al ristorante, all’aperto, al cinema, nella pausa pranzo, dove preferite!

  3. Mai litigare in presenza di terze persone: bambini, parenti e amici non devono mai partecipare attivamente al litigio. Il rischio è che mentre si litiga si possa pensare al dolore che prova il figlio (questo rende passivi o rabbiosi), oppure ricercare l’approvazione di un presente (questo rischia di umiliare o imbarazzare uno dei due partner, alimentandone la carica aggressiva nel medio e lungo periodo). Mai mai mai mai mai mai, ho scritto MAI chiedere una mediazione ai presenti (è il gioco degli schieramenti, coinvolgere altri si rivela disastroso nel lungo periodo).

  4. I litigi possono essere a puntate: non necessariamente un argomento di discussione si risolve sul momento. Una situazione spesso necessita scontri furenti, periodi di calma dove sedimentare.

  5. Il segnale di interruzione: dovete decidere quando è l’ora di smettere. Non tutti abbiamo la stessa tolleranza all’aggressività. Alcune persone possono raggiungere il punto limite molto presto, altri potrebbero continuare per ore senza mai alzare le mani. Quando uno dei due dichiara di essere al limite si deve INTERROMPERE subito, riprenderete la prossima volta.

  6. Contenuti, non fatti: ogni litigio parte da una descrizione di fatti. Spesso si assiste a frasi del tipo “io ti ho detto….tu mi hai risposto…io dunque ho fatto…e tu hai fatto….”. Non porta a nulla questo modo di litigare. E’ necessario parlare di contenuti. “io mi sento…io provo….io sto così”. Parlare di come si vive una situazione avvicina al risultato molto più della semplice descrizione dei fatti.

  7. Attendi prima di rispondere: spesso i litigi sono caratterizzati da continui botta e risposta dove la voce di uno sovrasta quella dell’altra. E’ necessario rendersi conto che le risposte hanno un tempo, va atteso. Il rischio è di umiliare il partner. Se una moglie dice:”io mi sento in imbarazzo quando dici questo ai tuoi amici”, non si può rispondere con ironia o con frasi del tipo “ma non è vero” oppure “ma che dici” o “sei sciocca”. Quando un partner dice come si sente, ha menzionato un fatto incontestabile. Se è in imbarazzo o si vergogna è in imbarazzo e si vergogna. Può non piacere, può essere vissuto come limitante. Queste sono cose che possono essere dette. Aggredire o negare o deridere quando qualcuno mostra una emozione è dannoso e crea rancori e cicatrici.

  8. Parlare sempre in prima persona: buona norma è iniziare le frasi con IO. Se ci pensate bene, la maggior parte delle frasi, nei litigi, inizia con “TU…”. Che altro non è che il famoso dito puntato contro!

  9. Parlane ma non troppo: fa bene confrontarsi con amici e confidenti, evita però di parlarne con tutti. Troppe persone che conosco i dettagli della vostra situazione creano imbarazzo.

  10. Ascolta i consigli giusti: quando ti confronterai con le persone alcuni ti diranno di fare in uno, altri di fare in altro modo. Nessuno ha ragione e nessuno ha torto. Per quanto convinti, sicuri di sé ed accalorati o pacati che siano, tutti questi consigli sono personali, possono aver funzionato per chi li ha detti (e spesso, a ben vedere, non è così) ma voi dovrete adottare soluzioni differenti, personali.

Ricorda sempre:

Il dono di farci arrabbiare è di chi abbiamo amato!

Buon Litigio a tutti!

ARRICCHISCI IL TUO LESSICO

Il testo che hai appena letto è ricco di espressioni fisse, le elenchiamo qui di seguito con il rispettivo significato:

  1. NON ESSERE UNA PASSEGGIATA: non essere facile. Questa è un’espressione che usiamo per dire che una situazione o fare qualcosa non è facile: “vivere con te non è una passeggiata”, “essere genitori non è una passeggiata”. Esiste anche il significato opposto, ESSERE UNA PASSEGGIATA –> ESSERE FACILE: “imparare l’italiano è una passeggiata”.
  2. SCONTRO APERTO: una litigata molto accesa, “ieri sera ho avuto uno scontro aperto con mio figlio”.
  3. NON ESSERE SERVITO A NIENTE: avere fatto o detto qualcosa che non ha cambiato la situazione. “fare tanti esercizi di grammatica non è servito a niente, continuo a non parlare bene”.
  4. PUNTO DI ARRIVO: raggiungimento dell’obiettivo, “parlare bene l’italiano è il mio punto di arrivo”.
  5. PUNTO DI PARTENZA: l’inizio di qualcosa – “fare un corso di italiano è un punto di partenza per imparare questa bellissima lingua”.
  6. A PUNTATE: qualcosa che accade in più volte, “abbiamo visitato l’Italia a puntate, una volta siamo stati a Roma, un’altra volta siamo stati a Genova”.
  7. PUNTO LIMITE: il punto oltre il quale non si può andare, “con la discussione di ieri abbiamo raggiunto il punto limite, sicuramente ci separeremo”.
  8. A BEN VEDERE: considerando bene, facendo ben attenzione, pensandoci bene,  “a ben vedere non andiamo d’accordo”.

 


E TU CHE COSA NE PENSI?

in questa sezione impareremo a dare la nostra opinione su un qualsiasi argomento:

  • DIRE LA PROPRIA
  • CHE COSA NE PENSI?
  • PENSO CHE
  • A MIO PARERE

PER CHE ORA O A CHE ORA?

CIAO!

Oggi impariamo la differenza tra la preposizione A e la preposizione PER, in riferimento alle espressioni “per che ora” e “a che ora”.


Le espressioni “a che ora” e “per che ora” sono entrambe corrette e hanno lo stesso significato, guarda questi esempi:

A che ora ci vediamo?

Ci vediamo alle 11.

Per che ora ci vediamo?

Ci vediamo per le undici.

L’unica differenza riguarda la precisione dell’appuntamento. Quando diciamo ” ci vediamo per le undici” significa “verso le undici”, dunque l’orario dell’appuntamento è approssimativo e non specifico come invece lo è quando usiamo l’espressione “alle 11”.

LEGGI IL DIALOGO

MARIA: Buongiorno!

SEGRETARIA: Buongiorno, prego!

MARIA: Vorrei parlare con il Signor Rossi…

SEGRETARIA: Mi dispiace, in questo momento non è in sede, come posso aiutarla?

MARIA: Vorrei parlarle di un progetto, ci siamo sentiti qualche giorno fa via e-mail, mi ha detto di passare in ufficio per parlarne di persona.

SEGRETARIA: Purtroppo è un uomo molto impegnato, non ha un’agenda fissa, a volte cambiano i programmi all’improvviso e si deve spostare. Per evitare di farla ritornare inutilmente le consiglierei di fissare un appuntamento, poi se ci dovessero essere problemi la contatteremo in anticipo.

MARIA: Va bene, grazie!

SEGRETARIA: Per quando le andrebbe bene? Abbiamo un posto libero domani sera per le sei, oppure venerdì mattina per le 11:30.

MARIA: Per venerdì mattina alle 11:30 andrebbe bene.

SEGRETARIA: Perfetto, allora fissiamo l’appuntamento per venerdì mattina alle 11:30, nel caso ci dovessero essere dei cambiamenti la contatterò, mi lascia il suo numero di telefono per favore?

MARIA: Certo! 9089908765.

SEGRETARIA: Anche il suo nominativo, grazie!

MARIA: Maria Javier.

SEGRETARIA: Perfetto Signora Javier, a venerdì.

MARIA: Grazie, a venerdì, buona giornata!

SEGRETARIA: Anche a lei!


 

PER + ESPRESSIONI DI TEMPO + QUALCOSA

(anche giorni della settimana, mesi ecc)

Il mio lavoro sarà pronto per domani;

Per domani va bene?

Sarò pronto per giovedì;

Saranno disponibili per il prossimo fine settimana?

Per che ora sei libero?

Sono libero per le 6:00.


A + ORA

Ci vediamo alle sei;

Alle 8:00 devo andare in palestra.

ESPRESSIONI FISSE CHE SI COSTRUISCONO SOLO CON “A”

A domani!

A dopo!

A martedì (A + GIORNO DELLA SETTIMANA)

ATTENZIONE!

Non si usa mai la preposizione A per fissare un appuntamento con i giorni della settimana, pertanto, espressioni come:

a martedì sono pronto;

a martedì sono libero;

SONO ESPRESSIONI SBAGLIATE.

 


Possiamo usare la preposizione A con i mesi dell’anno:

  • A marzo andrò a Cagliari;
  • A maggio sarò a Roma;
  • A luglio andrò in vacanza.

Qual è la differenza tra A MARZO e PER MARZO? La differenza sostanziale è nella domanda, la preposizione PER risponde alle domande: per quando? per quanto?

-Per quando sarà pronto il tuo lavoro?

-Per marzo.

-Per quanto tempo starai qui?

-Per nove mesi.

La preposizione A risponde alla domanda: quando? (SOLO CON I GIORNI DELLA SETTIMANA, NON CON I MESI DELL’ANNO)

-Quando arriverai?

-A marzo.

PER CHE ORA O A CHE ORA

Name Email

SELEZIONA LA RISPOSTA CORRETTA!

SELEZIONA LA RISPOSTA CORRETTA!

SELEZIONA LA RISPOSTA CORRETTA!

SELEZIONA LA RISPOSTA CORRETTA!

SELEZIONA LA RISPOSTA CORRETTA!

SELEZIONA LA RISPOSTA CORRETTA!

SELEZIONA LA RISPOSTA CORRETTA!


SPECIALE CI: CI + MANCARE

CI + MANCARE

CI MANCA = singolare

CI MANCANO = plurale


CI + MANCARE ha diversi significati: essere assente o essere presente in quantità scarsa o insufficiente

-Per cena prepariamo una pizza?

-No, ci manca la farina (non abbiamo la farina)

Per comprare la casa ci mancano ancora 10 mila euro


MANCARCI POCO = di fatto negativo, essere stato evitato per pochissimo:

C’è mancato poco che cadessi

-C’è mancato poco che ci scoprissero

-C’è mancato poco che arrivassimo in ritardo


Ricordati che MANCARE + CI significa anche sentire la mancanza di qualcuno:

-Ci manca molto tuo fratello (ci = è riferito a noi = A NOI MANCA MOLTO TUO FRATELLO)


Pratichiamo!

Nella sezione “lascia un commento” scrivi 10 frasi con il verbo mancarci.


 

RINFORZO: FARE IPOTESI NEL FUTURO

 

IPOTESI REALE-POSSIBILE

In lingua italiana per fare ipotesi nel futuro usiamo l’indicativo futuro dopo il SE.

È qualcosa ritenuto possibile o reale, deve accadere nel futuro, ma è certo che accada.


 

SE + INDICATIVO FUTURO + INDICATIVO FUTURO

Se avrò tempo, studierò italiano

Se verrai a prendermi, arriveremo in anticipo

Se mi telefonerai, ti risponderò

 


 

LEGGI IL TESTO...

Egr, Professoressa,

La ringrazio per il suo grande aiuto e la sua disponibilità.

Domani andrò in segreteria studenti e chiederò tutte le informazioni necessarie per avviare la pratica.

Se mi daranno buone notizie, le farò sapere.

Al momento non so se potrò presenziare alla sua conferenza, ma se avrò il giorno libero da lavoro verrò sicuramente.

Confermerò il mio posto via email come concordato

Un cordiale saluto

Stefania

 

+ vocabolario: lavori o studi?

LEGGI IL TESTO

Ciao, mi chiamo Francesca, ho 27 anni e vivo a Roma. Sono di Venezia. Vivo a Roma da 5 anni. Mi sono trasferita qui per studiare. Ho studiato legge nella facoltà di giurisprudenza di Roma. Dopo la laurea ho iniziato a lavorare come segretaria presso un avvocato. A me piace molto studiare, ho sempre avuto dei buoni voti. Ho studiato in una scuola elementare privata, poi ho proseguito i miei studi in una scuola media pubblica. Quando ho finito la scuola media mi sono trasferita a Milano con la mia figlia e ho studiato al liceo scientifico Alessandro Volta di Milano.

Il mio lavoro mi piace molto. Lavoro dal lunedì al venerdì. Entro in servizio alle 9:00 e smonto alle 13:00.


STUDIARE AL LICEO

STUDIARE IN UN LICEO

STUDIARE IN UNA SCUOLA

STUDIARE NELLA SCUOLA

-Io studio al liceo scientifico Luigi Canepa di Bologna ⇒ specifico

-Io studio in un liceo scientifico ⇒ uno qualunque, non specificato, significato generico

-Io studio nella scuola privata di via Mazzini⇒ specifico

-Io studio in una scuola privata ⇒ una qualunque, non specificato, significato generico

VOCABOLARIO

STUDIARE ALLA SCUOLA ELEMENTARE

FREQUENTARE LA SCUOLA ELEMENTARE

-Io studio alla scuola elementare;

-Maria frequenta la scuola elementare.

STUDIARE ALLA SCUOLA MEDIA

FREQUENTARE LA SCUOLA MEDIA

-Gianna studia alla scuola media;

-Francesca frequenta la scuola media.

STUDIARE ALLA SCUOLA SUPERIORE

FREQUENTARE LA SCUOLA SUPERIORE

-Noi studiamo alla scuola superiore;

-Noi frequentiamo la scuola superiore.

STUDIARE ALL’UNIVERSITÀ

FREQUENTARE L’ UNIVERSITÀ

-Voi studiate all’università;

-Voi frequentate l’università.

USCIRE DA SCUOLA

-Esco da scuola alle 9:00

USCIRE DALL’UNIVERSITÀ’

-Usciamo dall’università alle 11:00

FARE LA LEZIONE

-Facciamo la lezione alle 9:00

DALLE + ORA + ALLE + ORA + FARE + LEZIONE+ DI + MATERIA +

-Dalle 7:00 alle 11.00 facciamo lezione di matematica

PRENDERE LEZIONI PRIVARE + DI

-Prendo lezioni private di matematica

STUDIARE ALLA SCUOLA PUBBLICA

-Io studio alla scuola pubblica

STUDIARE ALLA SCUOLA PRIVATA

-Io studio alla scuola privata

LE MATERIE SCOLASTICHE

ITALIANO

-Studiare italiano

LETTERATURA

-Studiare letteratura

SCIENZE

-Studiare scienze

MATEMATICA

-Studiare matematica

FISICA

-Studiare fisica

CHIMICA

-Studiare chimica

STORIA

-Studiare storia

GEOGRAFIA

-Studiare la geografia

LINGUA STRANIERA

-Studiare la lingua straniera

SCIENZE MOTORIE

-Studiare scienze motorie

RELIGIONE

-Studiare religione

ARTE

-Studiare arte

MUSICA

-Studiare musica


UNIVERSITÀ

STUDIARE + ALL’UNIVERSITÀ ⇒ generico

-Studiamo all’università

STUDIARE +  IN  + UN’UNIVERSITÀ’ + AGGETTIVO ⇒ generico

-Studiamo in un’università polacca

-Studiamo in un’università prestigiosa

STUDIARE + NELLA + FACOLTÀ + DI

FACOLTÀ DI GIURISPRUDENZA \ STUDIARE LEGGI

-Studio leggi nella facoltà di giurisprudenza di Milano

FACOLTÀ DI SCIENZE FISICHE E MATEMATICHE

-Studio scienze nella facoltà di scienze fisiche e matematiche di Roma

FACOLTÀ DI MEDICINA

FACOLTÀ DI FARMACIA

FACOLTÀ DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE

FACOLTÀ DI BIOLOGIA

FACOLTÀ DI LETTERE E FILOSOFIA


ANDARE A SCUOLA

-Vado a scuola con il bus

ANDARE ALL’UNIVERSITÀ

-Vado tutti i giorni all’università

 

Lavoro

LAVORARE COME INSEGNANTE

-Lavoro come insegnante nella scuola elementare di Roma

LAVORARE COME CONTABILE

-Lavoro come contabile nell’ufficio contabilità della Google

LAVORARE COME AUTISTA

-Lavoro come autista

ANDARE AL LAVORO

-Vado al lavoro alle 9.00

ANDARE A LAVORARE

-Oggi vado a lavorare

ANDARE IN UFFICIO

-Oggi vado in ufficio un’ora prima


LAVORARE + CON + QUALCUNO

Collaborazione

-Lavoro con Mario

LAVORARE + PER + QUALCUNO (NOME AZIENDA)

Prestare servizio per un’azienda, prestare servizio a qualcuno

-Lavoro per Google

-Lavoriamo per “Il corriere della sera”

-Lavoriamo per voi


TURNI DI LAVORO ⇒ orario di lavoro

-Il mio turno di lavoro è dalle 9:00 alle 7:00

-Il suo turno di lavoro è dalle 17.00 alle 22:00

ENTRARE IN SERVIZIO ⇒ Iniziare a lavorare

-Entro in servizio alle 9:00

SMONTARE ⇒ finire di lavorare

-Smonto alle 21:00

LAVORARE A TEMPO PIENO (FULL TIME)

-Lavoro a tempio pieno

LAVORARE MEZZA GIORNATA (PART-TIME)

-Noi lavoriamo mezza giornata

Pratichiamo!

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INSISTEVO o INSISTIVO?

Insistivo o insistevo?

l’imperfetto del verbo INSISTERE è il seguente:

Io insistevo

Tu insistevi

Egli (lui-lei) insisteva

Noi insistevamo

Voi insistevate

Essi (loro) insistevano


GUARDA QUESTI ESEMPI:

Lui insisteva nel darmi le sue motivazioni 

Hanno insistito per ore

Insistevano nel dirmi che avevano ragione

VERBO “SERVIRE” + PRONOME COMPLEMENTO INDIRETTO

“Servire” + pronome indiretto


RISPONDE ALLA DOMANDA: CHE COSA?


SIGNIFICA: è utile \ è necessario


Anche il verbo servire come altri verbi italiani è usato insieme ai pronomi complemento indiretto.

FORMA 1

mi serve \ servono

ti serve\ servono

gli serve\ servono

le serve\ servono

ci serve\ servono

vi serve\ servono

gli serve\ servono

FORMA 2

a me serve \ servono

a te serve\ servono

a lui serve \ servono

a lei serve\ servono

a noi serve \ servono

a voi serve \ servono

a loro serve \ servono


ESEMPI:

-Mi servono due penne

-Mi servirebbero due fogli

-Ci serve un computer

-Gli servono dei pennarelli

-Le servono degli elastici


Pratichiamo!

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L’ALFABETO E LA PRONUNCIA

LE VOCALI

 

LE CONSONANTI

1

X, J, Y, W = SONO LETTERE STRANIERE


SUONI SPECIALI

Pratichiamo!

Welcome to your L'ALFABETO

Name Business Email
Choose the words ⇒ same sound
Choose the words ⇒ same sound
Choose the words ⇒ same sound
Choose the words ⇒ ending in A
Choose the words ⇒ ending in E
Choose the words ⇒ ending in O
Choose the words ⇒ ending by O
Choose the words ⇒ word with "ch"
Choose the words ⇒ word with "gh"
Choose the words ⇒ word with "gn"


 

POTERE, SAPERE e RIUSCIRE


La differenza tra POTERE, SAPERE e RIUSCIRE


Potere: usiamo questo verbo, quando la capacità di fare o non fare qualcosa dipende dalla volontà di altre persone oppure dalle circostanze esterne. Capacità, possibilità oggettiva di agire, di fare qualcosa.

  • Non posso leggere  (perché ho dimenticato gli occhiali)

Sapere: usiamo questo verbo quando descriviamo la capacità acquisita, ovvero quando diciamo che la persona ha imparato a fare qualcosa.

  • Non so leggere (perché non ho mai imparato)

Riuscire (a) – questo verbo descrive la capacità fisica o mentale di una persona di fare qualcosa.

  • Riesco a leggere bene finalmente! (perché ho messo gli occhiali)

NB! Il verbo “riuscire” e sempre seguito dalla preposizione “a”  e  il verbo  all’infinito.
riuscire + а + verbo all’infinito

  • riuscire a scrivere
  • riuscire a cantare
  • riuscire a parlare

I verbi  “potere” e  “sapere” sono seguiti dai verbi all’infinito senza nessuna preposizione.
potere/sapere + verbo all’infinito

  • sapere parlare

  • sapere giocare a tennis

  • posso cantate

  • posso guidare


Esempi:

  • Non posso parlare l’italiano, loro parlano solo inglese ⇒ io so parlare l’italiano, ma in questa circostanza non posso perché i miei interlocutori parlano solo l’inglese.

  • Non so parlare l’italiano, non l’ho mai studiato ⇒ io non conosco l’italiano.

  • Non riesco a capire l’italiano, conosco l’alfabeto, i numeri e qualche parola ⇒ è da poco che studio l’italiano ancora non riesco a capire.


PRATICHIAMO!

POTERE \ SAPERE \ RIUSCIRE

ADESSO CHE HAI IMPARATO LA DIFFERENZA FRA POTERE, SAPERE E RIUSCIRE PUOI FARE L'ESERCIZIO:

 

Name Email
Non _____ leggere, ancora non ho imparato.
Non _____ a guidare, piove intensamente.
Non ____ cantare il microfono è rotto.
Marco _____ guidare la macchina molto bene, è molto bravo.
Non ____ venire alla festa di Matteo, abbiamo un altro impegno.
Lavoro con degli italiani, ma non _____ parlare con loro, non parlo italiano.
Non _____ guardare il film, il mio televisore è rotto.
____ insegnarti l'italiano se vuoi.
Ho studiato il francese per tre anni, ma ancora non _____  parlare bene.
Non ____ parlare italiano, non l'ho mai studiato.

Hai completato il test,

questo è il tuo risultato:

 



 

 

 

 

DARSI DA FARE, DARE DA FARE, AVERE DA FARE, AVERE A CHE FARE…

DARSI DA FARE, DARE DA FARE, AVERE DA FARE, AVERE A CHE FARE.

 

1. Darsi da fare: impegnarsi, adoperarsi, impegnarsi a fondo in un lavoro, un compito, un’attività:

“Ha superato l’esame, si è dato da fare” ⇒ “Ha superato l’esame, si è impegnato molto”

2. Dare da fare: impegnare qualcuno con un lavoro, un compito:

“Oggi sono molto stanco, al lavoro mi hanno dato da fare” ⇒ “Sono stato molto impegnato, ho lavorato molto”.

3. Avere da fare: essere impegnato:

“Oggi ho da fare, credo che non riuscirò ad andare al cinema con Paolo e Matteo”.

4. Avere a che fare: con qualcuno\qualcosa. Avere (o non avere) rapporti con qualcuno o qualcosa:

“Non voglio avere a che fare con lui” ⇒ “non voglio avere nessun rapporto con lui”.


Daffare

Sostantivo maschile usato solo al singolare usato per indicare lavoro, attività in genere, che si debba svolgere, specialmente se sia intensa o crei preoccupazioni:

  • -Ho un gran daffare;
  • -Ho avuto un bel daffare;
  • -Il daffare non mi manca;

Daffare o da fare?

Usiamo la grafia univerbata quando fare è usato come sostantivo:

  • “Oggi ho avuto un gran bel daffare con tutti questi esercizi”.

Usiamo la grafia separata, quando fare ha valore verbale:

  • “Oggi non posso uscire, ho molto da fare”.

FORZA DATTI DA FARE

HANNO O ANNO?

“hanno” o “anno”?

Sono giuste entrambe, ma sono due parole diverse:

  • HANNO con la “h” è voce del verbo avere, terza persona plurale: LORO HANNO.

-LORO HANNO SCRITTO UNA LETTERA.

-LORO HANNO CANTATO UNA CANZONE.

  • ANNO senza la “h” indica l’anno solare:

-L’ANNO SCORSO SONO ANDATA IN ITALIA.

-QUEST’ANNO FINALMENTE ANDRÒ A NEW YORK.


Pratichiamo!

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Quore, cuore o kuore?

 “sei il mio cuore”,

“te lo dico col cuore”.

La grafia corretta per questa parola è CUORE, con la “C”.

La grafia  “quore” è sbagliata.

La grafia “Kuore” è sbagliata, si tratta semplicemente di una grafia utilizzata dai giovani, come: perké, ke ecc.


 

SONO DI…

CIAO!

In questa lezione impareremo ad usare la preposizione DI con il verbo ESSERE.


ASCOLTA IL PODCAST


Di dove sei?

SONO…

SONO DI…

Qual è la risposta corretta?


Un errore molto frequente è quello di usare il verbo essere seguito dalla preposizione DI + il nome del paese di provenienza:

-Sono di Algeria.

-Sono di Moldavia.

-Sono di America.

Queste espressioni SONO SBAGLIATE!


Questa è la domanda che ci viene posta per avere informazioni sulla nostra provenienza.

Vediamo come rispondere a questa domanda.


Di dove sei?

Per rispondere a questa domanda usiamo questa formula:

verbo essere + aggettivo di nazionalità

-Sono italiano.

-Sono algerino.

-Siamo tedeschi.

-Siamo francesi.

∗Gli aggettivi variano nel genere (maschile – femminile) e nel numero(singolare – plurale) e concordano nel numero e nel genere del nome a cui si riferiscono: italiano, italiana, italiani, italiane.


Paese

Aggettivi di nazionalità

-ano/a

Italia
America
Australia
Egitto
Messico
Colombia
Brasile
Corea

italiano/a
americano/a
australiano/a
egiziano/a
messicano/a
colombiano/a
brasiliano/a
coreano/a
-ese

Inghilterra
Irlanda
Olanda
Finlandia
Norvegia
Cina
Francia
Portogallo
Canada

inglese
irlandese
olandese
finlandese
norvegese
cinese
francese
portoghese
canadese
-ense

Stati Uniti d’America
Panama

statunitense
panamense

-ino/a

Argentina
Algeria
Tunisia

argentino/a
algerino/a
tunisino/a
eno/a

Iraq
Cile

iracheno/a
cileno/a
-o/a

Russia
Grecia

russo/a
greco/a

-e

Lettonia
Estonia

lettone
estone

Per dire la città di provenienza usiamo questa formula:

verbo essere + DI + nome della città

-Sono di Roma.

-Sono di Napoli.

-Sono di New York.

-Sono di Tokyo.


PRATICHIAMO!

DI DOVE SEI?

Name Email
1. Noi siamo_________
2. Polo e francesca sono ______
3. Siamo ____ Roma
4. Siete _____?
5. Io sono _______
6. Mia madre è ______
7. Dove ____?

Vivo a Roma.
8. Con chi abiti?

Abito___ mia madre.
9. Veniamo ____ Giappone.
10. ___ dove sono?

Sono spagnoli.

DISTRAVO o DISTRAEVO?

“Distravo” o “distraevo”


 

La prima persona singola del verbo “distrarre” o “distrarsi” all’imperfetto dell’indicativo è:

io distraevo \ io mi distraevo

-Durante la lezione di matematica mi distraevo sempre.


Verbo “distrarre”

Indicativo

Presente

io distraggo
tu distrai
egli distrae
noi distraiamo
voi distraete
essi distraggono

Passato prossimo

io ho distratto
tu hai distratto
egli ha distratto
noi abbiamo distratto
voi avete distratto
essi hanno distratto

Imperfetto

io distraevo
tu distraevi
egli distraeva
noi distraevamo
voi distraevate
essi distraevano

Trapassato prossimo

io avevo distratto
tu avevi distratto
egli aveva distratto
noi avevamo distratto
voi avevate distratto
essi avevano distratto

Passato remoto

io distrassi
tu distraesti
egli distrasse
noi distraemmo
voi distraeste
essi distrassero

Trapassato remoto

io ebbi distratto
tu avesti distratto
egli ebbe distratto
noi avemmo distratto
voi aveste distratto
essi ebbero distratto

Futuro semplice

io distrarrò
tu distrarrai
egli distrarrà
noi distrarremo
voi distrarrete
essi distrarranno

Futuro anteriore

io avrò distratto
tu avrai distratto
egli avrà distratto
noi avremo distratto
voi avrete distratto
essi avranno distratto

Condizionale

Presente

io distrarrei
tu distrarresti
egli distrarrebbe
noi distrarremmo
voi distrarreste
essi distrarrebbero

Passato

io avrei distratto
tu avresti distratto
egli avrebbe distratto
noi avremmo distratto
voi avreste distratto
essi avrebbero distratto

 

Congiuntivo

Presente

che io distragga
che tu distragga
che egli distragga
che noi distraiamo
che voi distraiate
che essi distraggano

Passato

che io abbia distratto
che tu abbia distratto
che egli abbia distratto
che noi abbiamo distratto
che voi abbiate distratto
che essi abbiano distratto

Imperfetto

che io distraessi
che tu distraessi
che egli distraesse
che noi distraessimo
che voi distraeste
che essi distraessero

Trapassato

che io avessi distratto
che tu avessi distratto
che egli avesse distratto
che noi avessimo distratto
che voi aveste distratto
che essi avessero distratto
 

Imperativo

Presente


distrai
distragga
distraiamo
distraete
distraggano

Infinito

Presente

distrarre

Passato

avere distratto

Participio

Presente

distraente

Passato

distratto

Gerundio

Presente

distraendo

Passato

avendo distratto

IL CONGIUNTIVO NELLE “IPOTESI”

IL CONGIUNTIVO NELLE “IPOTESI”

-“Se potessi studierei l’italiano.”


CIAO!

In questa lezione ci occuperemo del congiuntivo nelle ipotesi, meglio conosciuto come periodo ipotetico.

La frase sopracitata “Se potessi studierei l’italiano”, costituisce un’ipotesi, ovvero, la somma di una condizione e di una conseguenza.

La frase-condizione è introdotta dalla congiunzione Se, mentre la frase-conseguenza non ha parole che la introducono.

L’ipotesi può essere di tre tipi:

  1. Ipotesi certa (reale): Se lo hai detto, hai sbagliato.
  2. Ipotesi possibile: Se lo dicessi, sbaglieresti.
  3. Ipotesi irreale: Se lo avessi detto, avresti sbagliato.

L’ipotesi reale può essere costruita con tutti i tempi dell’INDICATIVO, sia nella frase condizione sia nella frase conseguenza.

L’ipotesi certa o reale si riferisce a fatti o cose accaduti realmente.

*Nella frase -conseguenza possiamo trovare l’imperativo:

– Se lo hai detto, non importa.

-Se lo hai tradito, diglielo.

Le ipotesi possibili e irreali hanno gli stessi tempi e gli stessi modi verbali:

  1. se l’ipotesi possibile o irreale è riferita al presente, troveremo il congiuntivo imperfetto nella frase-condizione e il condizionale presente nella frase-conseguenza:

Se mi chiedesse di sposarlogli direi di sì.

↓                                                    ↓

frase-condizione                     frase conseguenza

congiuntivo imperfetto          condizionale presente

 

2. Se l’ipotesi possibile o irreale è riferita al passato, nella frase -condizione troveremo il congiuntivo trapassato e il condizionale passato nella frase -conseguenza:

Se avessi studiato di più, l’esame sarebbe andato meglio.

↓                                                                       ↓

frase condizione                                     frase conseguenza

congiuntivo trapassato                        condizionale passato

 

Periodo ipotetico


ipotesi reale → Se+  frase-condizione + frase-conseguenza = Se + indicativo + indicativo (tutti i tempi dell’indicativo).


ipotesi irreale\ ipotesi possibile → Se+ frase condizione + frase conseguenza =  Se + congiuntivo trapassato + condizionale passato.


 

 

 

LEGGI IL TESTO

Cara Maria,

non so come andrà a finire quest’anno con le ferie, purtroppo due dei miei colleghi sono in malattia da ormai 3 mesi e io non mi posso permettere di prendere giorni di riposo.

Se potessi parlare con il capo, non sai cosa tutto gli direi, sono esausta di questa situazione. Spero che non abbia intenzione di tenermi qui a lavorare per tre per tutto l’anno.

Se assumesse almeno un’altra persona a periodo determinato, sarei meno affogata di lavoro e meno stressata.

Se scoppio, gliene dico di tutti i colori, sono convinta che sarei capace di dirgli tutto quello che non gli ho detto in 10 anni di carriera.

Non ho più voglia di stare qui dentro a subire sempre gli stessi problemi…

Se stasera sei libera ti va di prendere un caffè insieme?

Fammi sapere anche su whatsapp

Un bacio

Welcome to your IL CONGIUNTIVO NELLE IPOTESI

Name Email
1. Se si fa il bagno dopo aver mangiato, ______________________ (rischiare) una congestione.
2. Se ______________________ (avere) la pazienza di ascoltarmi, vi spiegherò come sono andate le cose.
3. Resterai senza voce, se non ______________________ (smettere) immediatamente di urlare.
4. Se il treno ______________________ (arrivare) puntuale, riuscirò ad arrivare puntuale.
5. Non riuscirò mai a laurearmi a luglio, se non ______________________ (finire) la tesi entro questa settimana.
6. Se ______________________ (seguire) i consigli di sua madre, Manuela riuscirà ad ottenere quel posto di lavoro.
7. ______________________ (stare zitto), se non sai come stanno le cose!
8. Se viene Daniela, ______________________ (noi-invitare lei) a cena.

CI + ESSERE

 

CI + ESSERE

In lingua italiana il verbo essere associato alla particella ci indica l’esistenza di una o più cose o di una o più persone (o di uno o più animali):
– “Ci sono dei libri sulla scrivania.”
– “C’è ancora tanta strada da fare. “

Sì, “ci + essere” ha lo stesso significato che “hay” ha in lingua spagnola.

-“Ci sono dei libri nella scrivania.”

-“Hay unos libros en el escritorio.”

-“Ci sono due ragazze nella stanza.”

– “Hay dos chicas en la habitación.”


QUAL È LA DIFFERENZA?

La differenza fondamentale è che “hay” è sempre invariabile:

-“Hay dos chicas.”

-“Hay una chica.”

Invece in lingua italiano “ci + essere” ha una forma singolare e una plurale:

-“Ci sono due ragazze.”

-“C’è una ragazza.”

QUI DI SEGUITO LE CONIUGAZIONI:

Presente indicativo
Hay
C’è, ci sono
Imperfetto indicativo
había
c’era, c’erano
Passato remoto indicativo
hubo
ci fu, ci furono
Futuro semplice indicativo
habrá
ci sarà, ci saranno
Presente congiuntivo
haya
ci sia, ci siano
Imperfetto congiuntivo
ci fosse, ci fossero
hubiese
Imperfetto congiuntivo (2°)
ci fosse, ci fossero
hubiera
Futuro congiutivo
hubiere
[se] ci sarà, [se] ci saranno
Presente condizionale
habría
ci sarebbe, ci sarebbero
Passato prossimo indicativo
ha habido
c’è stato, -a; ci sono stati, -e
Trapassato prossimo indicativo
había habido
c’era stato, -a; c’erano stati, -e
Trapassato remoto indicativo
hubo habido
ci fu stato, -a; ci furono stati, -e
Futuro anteriore indicativo
habrá habido
ci sará stato, -a; ci saranno stati, -e
Passato congiuntivo
haya habido
ci sia stato, -a; ci siano stati, -e
Trapassato congiuntivo
hubiese habido
ci fosse stato, -a; ci fossero stati, -e
Trapassato congiuntivo (2°)
hubiera habido
ci fosse stato, -a; ci fossero stati, -e
Futuro composto congiuntivo
hubiere habido
[se] ci sarà stato, -a; [se] ci saranno stati, -e
Passato condizionale
habría habido
ci sarebbe stato, -a; co sarebbero stati, -e
Infinito
haber
esserci
Infinito passato
haber habido
esserci stato, -a, -i, -e
Gerundio
habiendo
essendoci
Gerundio passato
habiendo habido
essendoci stato, -a, -i, -e

*Come si può notare in alcuni tempi e modi, come ad esempio il condizionale passato, “ci + essere” concorda non solo con il numero ma anche con il genere.

Si o sì?

Si o sì?

 

La differenza tra con accento e si senza accento è la seguente:

 

Sì con accento grave è avverbio di affermazione

  • Risposta affermativa
  • Certo
  • Certamente
  • Sicuro
  • Esatto
  • Va bene
  • D’accordo
  • Davvero
  • veramente

-Sei contenta dei risultati ottenuti?

-Sì, sono molto contenta.

-Vuoi andare in Italia?

-Sì, voglio andare in Italia.

 

Si senza accento è il pronome riflessivo atono di terza persona

  • Si è svegliato alle 11:00
  • Si sono arrabbiati
  • Si amano molto

 

Articulos determinados

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El artículo determinado en italiano:

 Su forma concreta depende del género del sustantivo pero también de la letra o letras con las que comience el sustantivo.

Artículo determinado en italiano
Forma del artículo Se usa delante de
Singular: il
Plural: i
Sustantivos masculinos que comienzan por consonante.
Ejemplo: il ragazzo, i ragazzi.

Excepciones: Sustantivos que comienzan por z, x, s + consonante, ps, pn, gn e i semiconsonante.


Singular: lo
Plural: gli, sustantivos masculinos que comienzan por z, x, s + consonante, ps, pn, gn e i semiconsonante.


Ejemplo: lo zaino, gli  zaini. 


Singular: l’
Plural: gli, sustantivos masculinos que comienzan por vocal.


Ejemplo: l’albero / gli alberi.


Singular: la
Plural: le, sustantivos femeninos que comienzan por consonante e i semiconsonante.


Ejemplo: la ragazza, le ragazze.


Singular: l’
Plural: le, sustantivos femeninos que comienzan por vocal (no i semiconsonante).


Ejemplo: l’anima, le anime.


ADESSO METTIAMO IN PRATICA QUANTO ABBIAMO APPRESO:

ARTICOLO DETERMINATIVO

SCEGLI LA RISPOSTA CORRETTA

IN BOCCA AL LUPO!

Name Email
1. ___ zio di Marta.
2. __ psicologo.
3. __ psicologi.
4. ___ casa.
5. __ quadro.
6. __ armadio.
7. __ borse.
8. __ Hotel.
9. ___ pesce.
10. __ straniero.

ScriviLO O ScriviGLI?

Qual è il pronome da usare con il verbo “scrivere”?

Pronome diretto o pronome indiretto?

Possiamo usarli entrambi, dipende!

  • Matteo scrivi questo problema sul quaderno.

  • Scrivilo sul quaderno (che cosa?) il problema.

  • Matteo scrivi una lettera a Marco.

  • Scrivigli una lettera (a chi?) a Marco.


COMPLEMENTO DIRETTO

 

Possiamo scrivere una lettera, un libro, gli appunti ⇒ usiamo il PRONOME COMPLEMENTO DIRETTO

Che cosa devo scrivere?

  • Scrivila nel quaderno (la lettera);
  • Scrivilo bene (il compito d’italiano);
  • Scrivili nel foglio (gli esercizi).

COMPLEMENTO INDIRETTO

 

Possiamo scrivere A una persona ⇒ usiamo il PRONOME COMPLEMENTO INDIRETTO: “scrivere a qualcuno”.

A chi devo scrivere?

  • Scrivigli una lettera ⇒ (a Matteo)
  •  ma anche a loro ⇒ “scrivi una lettera ai tuoi amici” ⇒ “scrivi loro una lettera” ⇒ scrivigli una lettera (a loro)

 


Scrivili: scrivi gli esercizi – scriviLI!

“Li” – pronome complemento diretto che si riferisce (loro\ essi):

Li ho scritti (gli esercizi libri);

Li ho scritti ieri (gli appunti);

Li ho scritti tutti (gli errori);

Li ho scritti ieri sera (gli orari del bus).


Scrivigli: scrivi una lettera a Paolo – scriviGLI!

[ma anche a LORO]:  scrivi loro una lettera, scrivigli una lettera.

Usiamo “gli” per riferirci “a lui” e “a loro”.

Scrivigli una lettera;

Scrivigli una cartolina;

Scrivigli una email.


PRONOME DIRETTO

PRONOMI INDIRETTI


 Pratichiamo!

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QUI O CUI?

Qui o cui?


Qui: è avverbio di luogo.

– Sono qui, vieni a prendermi.

*Si pronuncia con l’accento sulla (i), anche se non si mette nella grafia.

Cui: è un pronome relativo.

– La ragazza di cui ti parlavo si chiama Paola.



*Si pronuncia senza accento.

Come faccio a distinguere qui da cui?

Nel parlato si distinguono dall’accento.

Nello scritto dalle consonanti “c” e “q”.

Esempio:

Qui in Italia è facile apprendere l’italiano è questo il motivo per cui vengo qui due volte l’anno.


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ANDARE A – ANDARE IN – ANDARE CON – ANDARE DA

IL VERBO ANDARE

Io vado

tu vai

lui va

lei va

noi andiamo

voi andate

loro vanno


ANDARE A + nome di città

ANDARE  A + nome di città

io vado a Roma

io vado a Venezia

io vado a Madrid

ANDARE IN + nome di paese

ANDARE IN + nome di paese

io vado in Giappone

io vado in Italia

io vado in Russia

ANDARE DA + nome di persona

ANDARE DA + nome di persona

tu vai da Paolo

tu vai da lui

tu vai da Francesca

ANDARE CON + nome di persona

ANDARE CON + nome di persona

io vado in Italian con Luigi

io vado in Francia con Paolo

io vado a Roma con Valeria

ANDARE, ANDARE, ANDARE…

ANDARE, ANDARE, ANDARE…

andare a casa

andare a scuola

andare al mare

andare al centro della piazza

al centro del lago c’è una barca

mettere la palla al centro (calcio)

andare all’università

andare all’ufficio postale (andare alle poste)

andare all’aeroporto

andare al porto

andare al parco

andare al lavoro

andare alla fermata dell’autobus

andare in centro

andare in ufficio

andare in montagna

andare in pizzeria

andare in giardino

andare in discoteca

andare in giro

andare dal dottore

Andare + a + verbo all’infinito

Andare + a + verbo all’infinito

andare a correre

andare a studiare

andare a mangiare

andare a lavorare

andare a dormire

andare a fare un viaggio

andare a fare la spesa

andare a ballare

LEGGI IL TESTO

“Una giornata speciale”

Marco è un ragazzo molto attivo. Lui ha 32 anni, è sposato, pratica sport e lavora in banca. Tutti i giorni si alza molto presto, va in cucina e prepara la colazione per tutta la famiglia. Quando ha finito di preparare la colazione va in camera da letto per svegliare sua moglie e in camera dei bambini per svegliare i bambini. Quando tutti sono svegli vanno in cucina e fanno colazione tutti insieme. Marco si alza, va in bagno e si prepara. Quando è pronto va davanti alla porta, saluta sua moglie e i suoi figli e va di corsa in macchina, inserisce la chiave, parte e va al lavoro. Quando arriva al lavoro parcheggia la sua macchina nel suo parcheggio, si ferma in edicola per prendere il solito giornale ed entra in ufficio. Generalmente Marco inizia subito a lavorare. Oggi è una giornata speciale perché Marco deve organizzare la vacanza per sé e la sua famiglia. Appena arrivato in ufficio sfoglia il giornale per leggere qualche notizia, poi prendere il telefono per chiamare l’agenzia di viaggi.

-Buongiorno Maria, sono Marco.

-Salve Marco, allora, avete deciso? mare o montagna?

-Sì, alla fine abbiamo deciso. I bambini avrebbero voluto fare una vacanza un po’ particolare…

-Tipo?

-Andare al mare, in montagna, alle terme, in Sardegna, in Sicilia, a Roma… (ridono tutti e due)

-I bambini sono davvero curiosi…

-E sì, sono davvero curiosi, poi invece ho parlato con mia moglie che è stata convinta fin da subito: Voglio andare in montagna, anzi, meglio andare al mare così i bambini si divertono e prendiamo un po’ di sole. O forse è meglio andare a Roma così andiamo a trovare zia Sara…

Pensa che ha continuato a stilare l’elenco per altri venti minuti… (ridono).

-Mammamia! Organizzare una vacanza per quattro è davvero difficile.

-Difficile ma non impossibile, infatti alla fine abbiamo fatto dei bigliettini con le mete più importanti e abbiamo sorteggiato…andiamo in Sardegna…

-Fantastico!

-Organizza la nostra vacanza e poi mandami i preventivi via mail, così decidiamo… buon lavoro!

-Perfetto, grazie, ci sentiamo dopo.

film italiani da vedere su netflix

Vedere un film o una serie televisiva in lingua originale è il desiderio di tutti coloro che imparano una lingua straniera.

Ma quali film italiani guardare?

Ho preparato per voi una una piccola lista di film italiani che potete trovare su Netflix.

Ho scelto Netflix perché penso che attualmente sia la piattaforma più utilizzata e comune in tutto il mondo che offre agli utenti la visione di film, serie televisive, documentari in streaming.

Espressioni da usare con il congiuntivo

LEGGI IL TESTO

Non sono sicura che Gianni sia contento del nostro regalo, ma è possibile che gli piaccia. Ho acquistato questo regalo pensando ai suoi gusti. Comprare un regalo non è mai facile, bisogna conoscere bene i gusti della persona che lo deve ricevere. Conosco Gianni da 20 anni, è uno dei miei migliori amici, ma anche se siamo migliori amici, potrebbe capitare che non si sappiano certe cose, come per esempio i gusti dell’abbigliamento, i libri da leggere. Penso che un amico, anche se si tratta di un amico molto intimo, possa comunque nasconderti alcune cose, come per esempio i libri che legge, i sogni che vorrebbe realizzare.

Sembra che ultimamente stia cambiando le sue abitudini alimentari. Da quando ha iniziato a praticare tennis è diventato vegetariano, non beve più alcolici e non mangia più dolci. Ho notato che si veste più sportivo, è meno pignolo e legge libri strani, di quelli che non piacciono a me, di quelli che parlano di cambiamenti, teorie orientali e roba del genere.

Per questo motivo ho evitato di acquistare capi di abbigliamento, è possibile che non gli piacciano. Ho anche evitato di acquistare qualche bottiglia di vino, è probabile che non apprezzi,  così ho scelto di regalargli un “buono viaggio” che potrà sfruttare tranquillamente per le sue prossime vacanze. Lui potrà scegliere la destinazione, lui potrà scegliere tutto. Preferisco che sia lui a decidere, non voglio che sia un regalo non gradito.


ESSERE FACILE + CHE + CONGIUNTIVO

è facile che tu possa imparare meglio con un po’ di pratica

ESSERE OPPORTUNO + CHE + CONGIUNTIVO

è opportuno che tu vada a trovarlo

SEMBRARE + CHE + CONGIUNTIVO

Sembra che Gianni abbia capito

PARE + CHE + CONGIUNTIVO

Pare che Gianni sia arrivato

PREFERIRE + CHE + CONGIUNTIVO

Preferisco che tu vada in anticipo

ESSERE DIFFICILE + CHE + CONGIUNTIVO

è difficile che ci siano molte persone domani

ESSERE IMPORTANTE + CHE + CONGIUNTIVO

è importante che tu legga più spesso

BISOGNA + CHE + CONGIUNTIVO

Bisogna che tu dica la verità ai ragazzi

DUBITARE + CHE + CONGIUNTIVO

Dubito che Gianni sia arrivato

+ DA + verbo all'infinito

Le espressioni ESSERE DIFFICILE \ FACILE possono essere usate con la preposizione DA:

L’italiano è una lingua facile DA imparare

Il russo è una lingua facile DA capire

+ PER + ME, TE, LUI, LEI, NOI, VOI, LORO

Le espressioni ESSERE FACILE\DIFFICILE possono essere accompagnate dalla preposizione PER:

Questo libro è facile per me

Questo film è difficile per lui

La bellezza non è tutto, ma anche l’occhio vuole la sua parte

SCHEDA LESSICALE

 

Anche l’occhio vuole la sua parte = la bellezza esteriore è importante;

La bellezza non è tutto = l’aspetto esteriore non è importante;

Un bel fusto = un bell’uomo, un bel ragazzo, giovane di bell’aspetto, di corporatura atletica;

Finire sui giornali = un caso, un evento che finisce sui giornali;

A primo impatto = a prima vista

A primo impatto mi è sembravo un bravo ragazzo;

NON CONTARE, CONTARE = essere o non essere importante

L’aspetto fisico conta (l’aspetto fisico è importante.

 

 

 

 

 

ESSERE UN BUON PARTITO

SCHEDA LESSICALE

MAI ACCONTENTARSI = mai rassegnarsi a ciò che si trova, bisogna lottare per trovare e ottenere ciò che si desidera realmente

ANCHE L’OCCHIO VUOLE LA SUA PARTE = è un detto che usiamo per dire che non contano solo i valori sociali, economici, ma anche l’aspetto fisico è molto importante

TUTTO INCLUSO = usiamo questa espressione per descrive qualcosa o qualcuno che ha tutte le qualità che desideriamo.

ANCESTRALE = vecchio, che appartiene o si riferisce agli antenati, trasmesso dagli antenati

Battaglia ancestrale, guerra ancestrale, convinzione ancestrale.

PARTNER APPETIBILE: una persona interessante, un partner interessante

IL TIPO \ LA TIPA = ragazzo o ragazza, uomo o donna

La tipa che ho conosciuto è un sacco carina

ESSERCI INTESA \ ESSERCI SINTONIA= espressione che usiamo per dire che tra due persone c’è una certa sintonia

Tra mia figlia e il suo nuovo tipo c’è sintonia

ESSERCI CHIMICA = espressione che usiamo per dire che tra due persone c’è una buona attrazione fisica

Tra me e mio marito c’è chimica

GRAZIE!

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Il matrimonio combinato

SCHEDA LESSICALE

MATRIMONIO COMBINATO (MATRIMONIO FORZATO)

MATRIMONIO PER PROCURA = è un tipo di matrimonio combinato. Si dice PER PROCURA perché erano terze persone che si occupavano di PROCURARE un buon partito per il futuro sposo.

UN FENOMENO CHE = un fatto, un evento, un avvenimento

Il matrimonio per procura è un fenomeno che ha dominato la cultura italiana per molti anni

ANDARE IN SPOSA = sposarsi

ESSERE UN BUON PARTITO = essere una persona influente, un uomo\donna da sposare perché con una buona posizione sociale ed economica.

RISTRETTEZZA ECONOMICA = povertà

 

Pensare come un italiano

Per imparare serenamente una lingua straniera dobbiamo accettare l’idea che questa lingua è DIVERSA dalla nostra lingua materna.

Abbiamo detto tante volte che tra l’italiano e la vostra lingua materna ci sono tante differenze, ma anche tante somiglianze. Bene, quando ci sono le somiglianze, non abbiamo problemi, ma quando non ci sono? Si presentano le differenze. Le differenze non sono un problema, dobbiamo semplicemente capirle e accettarle.

In cosa consiste la comprensione e l’accettazione?

Dobbiamo vedere il mondo attraverso gli occhi dell’altro, in questo caso dobbiamo vedere il mondo attraverso gli occhi degli italiani, PENSARE come loro.

Come pensano gli italiani?

Non basterebbero 100 lezioni per spiegare il pensiero degli italiani, ma in questa lezione ho cercato di raggruppare gli elementi distintivi più significativi per iniziare a pensare come un italiano e iniziare a PARLARE la lingua italiana come un italiano vero.

La connessione tra pensiero e lingua è diretta, pertanto è necessario capire il pensiero per poter parlare bene.

TI TROVO BENE!

Gli italiani TROVANO le cose ma anche le persone.

Il significato del verbo TROVARE.

Non ci arrivo!

Gli italiani non solo non arrivano a certe altezze, ma non arrivano ai pensieri.

Tu sei di parte

ESSERE DI PARTE: non essere obiettivo, non essere in grado di dare un giudizio perché si è coinvolti sentimentalmente in qualcosa.

La teoria del gender

SCHEDA LESSICALE

ESSERE TESO= questa espressione significa ESSERE NERVOSO, ma ha anche un altro significato

ESSERE VOLTO VERSO UNA CERTA DIREZIONE, VOLER ANDARE IN UNA CERTA DIREZIONE, INDIRIZZATO VERSO QUALCOSA, RIVOLTO VERSO QUALCOSA

La teoria del genere è tesa verso l’abbattimento degli stereotipi di genere;

Gli studi di genere non sono tesi verso la distruzione della famiglia tradizionale.

A DISPETTO DI = in dispregio di qualcuno o di qualcosa, cioè senza curarsene:

a dispetto dei miei consigli ha fatto tutto il contrario di ciò che gli ho consigliato

SCHIERARSI CONTRO \ SCHIERARSI A FAVORE = prendere una posizione

Io mi schiero dalla parte degli studi di genere

Loro si sono schierati contro gli studi di genere

FOCALIZZARE = CONCENTRARE

FOCALIZZARSI = CONCENTRARSI

In questa lezione vorrei focalizzarmi sull’uso di alcune espressioni che non conosco

INTIMIDAZIONE = minaccia

Le intimidazioni erano volte a placcare le manifestazioni omosessuali

INTIMORIRE = minacciare

Con le tue parole non mi intimorisci

PLACCARE = fermare, arrestare

Con le tue intimidazioni non hai placcato il suo odio nei tuoi confronti

Non è difficile ma diverso

CURIOSITA' DELLA LINGUA ITALIANA
  1. La lingua italiana ha due verbi ausiliari: ESSERE e AVERE;
  2. Gli italiani non usano mai il saluto “buon pomeriggio”. Questa forma di saluto esiste ma non la usiamo mai;
  3. In italiano si legge come si scrive, la parola scritta è simile a come suona;
  4. Il CONGIUNTIVO è un modo verbale molto usato, dobbiamo imparare ad usarlo per poter parlare bene;
  5. In italiano non si usa la preposizione DI per dire la propria nazionalità, usiamo solo un aggettivo di nazionalità: IO SONO ITALIANA. La forma SONO DI ITALIA è sbagliata, si tratta di una forma grammaticale inventata dagli stranieri;
  6. Il plurale delle parole italiane non si forma MAI aggiungendo una S a fine parole;
  7. Le parole italiane non terminano mai con una consonante.

 

 

LA VITA DELLE DONNE ROMANE

SCHEDA LESSICALE

MATRIMONI COMBINATI = un tipo di matrimonio organizzato dalla famiglia della sposa e dello sposo.

IN CONCOMITANZA (IN CORRISPONDENZA)

  • in concomitanza di
  • in concomitanza a
  • in concomitanza con

PEGNO = diritto reale di garanzia che il debitore riconosce al creditore.

  • lasciare in pegno
  • ricevere in pegno
  • dare il pegno
  • restituire il pegno

 

COME IMPARARE IL LESSICO IN CONTESTO

Abbiamo parlato tanto volte dell’importanza di imparare le parole nel loro contesto, in questo articolo ti mostro un esempio pratico di come imparare le parole nel loro contesto.

COME IMPARARE I VERBI

I verbi sono uno degli elementi più importanti di una frase, esprimono l’azione compiuta dal soggetto.

Imparare modi e tempi verbali è noioso, ma oltre a essere noioso è del tutto inutile imparare un verbo senza capire il suo significato, senza sapere dove e come usarlo.

Per questo motivo in questa sezione impareremo la coniugazione del verbo essere al tempo presente del modo indicativo NEL SUO CONTESTO.

 

 

CHE COSA DEVI FARE?
  1. LEGGI LA CONIUGAZIONE DEL VERBO;
  2. ASCOLTA LA PRONUNCIA DELLA CONIUGAZIONE DEL VERBO
  3. LEGGI LA REGOLA PER CAPIRE QUANDO LO DEVI USARE
  4. SVOLGI L’ESERCIZIO PER IMPARARE LA SUA CONIUGAZIONE
IL VERBO ESSERE

IO SONO

TU SEI

LUI è

LEI è

NOI SIAMO

VOI SIETE

LORO SONO

AGGETTIVI DI NAZIONALITÀ

FRANCESE

POLACCO

ITALIANO

TURCO

GRECO

SLAVO

SPAGNOLO

CUBANO

 

QUANDO SI USA IL VERBO ESSERE?
  • PER DIRE LA NAZIONALITÀ
  • PER DESCRIVERE L’ASPETTO FISICO
  • PER DIRE DOVE TI TROVI NEL MOMENTO IN CUI PARLI
  • PER DESCRIVERE IL CARATTERE
AGGETTIVI

BELLO

BRUTTO

SIMPATICO

ANTIPATICO

STUPIDO

INTELLIGENTE

DETERMINATO

Perché si dice così?

Perché in italiano si dice così?

è da tanti anni ormai che mi dedico all’insegnamento dell’italiano a stranieri. Sono innumerevoli le volte che i discenti mi hanno detto: perché? Perché in italiano si dice così? Perché si usa questa preposizione?

I perché sono infiniti:

Perché si dice ANDARE A CASA ma diciamo ANDARE DAL MEDICO?

Perché si dice SUONARE LA CHITARRA e non TOCCARE LA CHITARRA?

Perché si dice HO 23 ANNI e non IO SONO 23 ANNI?

Bene, potrei continuare all’infinito, ma mi fermo qui e vi invito a guaradre questo breve video 😉

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  • NON SEMPRE ESISTE UNA RISPOSTA LOGICA A CIO’ CHE FACCIAMO;
  • TUTTE LE LINGUE SONO DIVERSE: è diversa la grammatica, è diversa la sintassi, è diverso il lessico, ma soprattutto è diverso il MODO DI PENSARE, DI RAGIONARE, DI VIVERE, DI VEDERE E INTENDERE IL MONDO.

1 ANNO DI ITALIANO PER TE 😉

IL VERBO STARE

STARE = RIMANERE

Oggi sto a casa, non ho voglia di uscire (oggi rimango a casa, non ho voglia di uscire);

Stiamo qui ad aspettarti, fai presto.

STARE + GERUNDIO

Per indicare che l’azione è in corso di svolgimento, nel momento in cui parlo:

Sto mangiando una mela;

Sto guardando fuori dalla finestra.

STARE PER + INFINITO

Per indicare che stiamo per iniziare un’azione:

Sto per andare al lavoro;

Sto per uscire di casa;

sto per pranzare.

STARE BENE \ MALE

Per esprimere una condizione fisica:

Come stai?

Sto bene!

STARE + ATTENTO

STARE ATTENTO = prestare attenzione

Stai attento, stanno passando delle machine;

Quando l’insegnante parla bisogna stare attenti.

STARCI

Essere d’accordo:

Stasera cena a casa mia? Ci stai?

Sì, ci sto.

TE O TI?

PRIMA DEL VERBO = PRONOME ATONO

Mi vedono

ti vedono

Lo vedono

La vendono

Ci vedono

Vi vedono

Li vedono

Le vedono

ATTENZIONE

Quando i pronomi sono combinati si usa sempre la forma TONICA:

  • te lo dico;

  • ve lo racconto;

  • ce lo possono consigliare?

DOPO UNA PREPOSIZIONE USIAMO LA FORMA TONICA

Lo dico per te;

Parla con me;

Mi vergogno di te;

 

DOPO IL VERBO = PRONOME TONICO

Vedono me

Vedono te

Vedono lui

Vedono lei

Vendono noi

Vedono voi

Vedono loro

GLIELO, GLIELA, GLIELI, GLIELE

PRONOMI COMBINATI DI TERZA PERSONA SINGOLARE E PLURALE

Per la 3ª persona singolare maschile e femminile e per la 3ª persona plurale i pronomi combinati diventano un’unica parola:

GLI (A LUI, A LEI, LORO)

GLIELO

  • Regalo un libro a Gianni = glielo regalo = gli (a lui), (lo = il libro)

GLIELA

  • Compro una bicicletta a mia figlia = gliela compro (gli = a lei), (la= bicicletta)

GLIELI

  • Regalo gli occhiali a mia sorella = glieli regalo (gli= a lei), (li= occhiali)

GLIELE

  • Leggo le favole ai miei alunni = gliele racconto (gli= a loro), (le= le favole)

LINGUAGGIO POLITICO? UN LINGUAGGIO DA TAVERNA

SCHEDA LESSICALE

 

REGISTRO DELLA PERSUASIONE = LINGUA \ LINGUAGGIO DELLA PERSUASIONE linguaggio utilizzato per parlare con il popolo, linguaggio usato con lo scopo di persuadere, convincere.

DARE IL VOTO = votare.

DARE LA FIDUCIA \ AVERE LA FIDUCIA \ OTTENERE LA FIDUCIA = ottenere la fiducia politica da parte del popolo.

LINGUAGGIO DELLE CAVERNE = un linguaggio colloquiale, un registro linguistico basso.

LINGUAGGIO DA BAR = un linguaggio colloquiale, un registro linguistico basso.

ARRIVARE A UN PUNTO DI NON RITORNO = espressione che usiamo per dire che usiamo per dire che in una situazione è arrivata a un punto critico.

 

LINGUAGGIO ACCURATO

LINGUAGGIO DECOROSO

LINGUAGGIO DELICATO

LINGUAGGIO COMPOSTO

LINGUAGGIO APPROPRIATO

 

LINGUAGGIO SGUAIATO

LINGUAGGIO INDECENTE

LINGUAGGIO INAPROPRIATO

LINGUAGGIO INDECENTE

LINGUAGGIO INADEGUATO

 

Questione di soldi

CHI COMANDA IL MONDO? TUTTI LO VORREMMO SAPERE.

SCHEDA LESSICALE

ESSERE + QUESTIONE + DI + SOLDI, POTERE, TEMPO = trattarsi di

è questione di soldi

si tratta di soldi

TEORIE COMPLOTTISTE = Una teoria del complotto (o teoria della cospirazione) è una teoria che attribuisce la causa prima di un evento, o di una catena di eventi (in genere politici, sociali o talvolta anche naturali), a un complotto.

COMPLOTTO = Intrigo rivolto copertamente a danno di enti o persone.

ESSERE UN COMPLOTTO = essere un fatto organizzato a danno di altri

è tutto un complotto studiato ad oc per manipolare il popolo.

COMPLOTTARE = organizzare qualcosa a danno di altre persone

Stanno complottando qualcosa a scapito del popolo.

 

STUDIATO AD OC = studiato appositamente per…

è una campagna elettorale studiata ad oc per far vincere il politico di turno.

MANOVRARE = guidare, maneggiare:

Secondo le teorie complottiste i politici manovrano il paese.

MANIPOLARE = alterare, cambiando a proprio vantaggio:

Manipolare i rusultati elettorali.

ORCHESTRARE = organizzare un’azione secondo un progetto organico, coordinandone i vari elementi.

Orchestrare una campagna elettorale.

 

SECONDO CHI?

SECONDO ME: secondo me la politica è una buffoneria, è tutto un complotto a scapito dei più deboli.

SECONDO LE TEORIE COMPLOTTISTE: secondo le teorie complottiste la questione del Titanic è stata studiata ad oc per far affondare la nave.

DIPENDE + DA
Le banche dipendono dalla politica

La politica dipende dal potere detenuto dai ricchi

CHE COSA PENSI?

IO PENSO CHE: io penso che non ci sia bisogno di complottare;

Loro pensano che le teorie complottiste siano una farsa;

Secondo le teorie complottiste dovremmo stare attenti.

ESSERE QUESTIONE + DI
La politica è questione di potere

La richezza è questione di fortuna

A MIO PARERE

A mio parere, tutte queste teorie complottiste sono una buffoneria;

A MIO AVVISTO: a mio avviso le teorie complottiste sono una gran pagliacciata.

SI DICE CHE + CONGIUNTIVO

Si dice che sia una questione di religione;

Si dice che sia una questione di soldi;

Si dice che ci sia un gruppo di persone al potere.

AUDIOLETTURA 2: E IL VOSTRO NASO?

E IL VOSTRO NASO?

II. E il vostro naso?

Già subito mi figurai che tutti, avendone fatta mia moglie la scoperta, dovessero accorgersi di quei miei difetti corporali e altro non notare in me.
– Mi guardi il naso? – domandai tutt’a un tratto quel giorno stesso a un amico che mi s’era accostato per parlarmi di non so che affare che forse gli stava a cuore.
– No, perché? – mi disse quello.
E io, sorridendo nervosamente:
– Mi pende verso destra, non vedi?
E glielo imposi a una ferma e attenta osservazione, come quel difetto del mio naso fosse un irreparabile guasto sopravvenuto al congegno dell’universo.
L’amico mi guardò in prima un po’ stordito; poi, certo sospettando che avessi cosí all’improvviso e fuor di luogo cacciato fuori il discorso del mio naso perché non stimavo degno né d’attenzione, né di risposta l’affare di cui mi parlava, diede una spallata e si mosse per lasciarmi in asso. Lo acchiappai per un braccio, e:
– No, sai, – gli dissi, – sono disposto a trattare con te codest’affare. Ma in questo momento tu devi scusarmi.
– Pensi al tuo naso?
– Non m’ero mai accorto che mi pendesse verso destra. Me n’ha fatto accorgere, questa mattina, mia moglie.
– Ah, davvero? – mi domandò allora l’amico; e gli occhi gli risero d’una incredulità ch’era anche derisione.
Restai a guardarlo come già mia moglie la mattina, cioè con un misto d’avvilimento, di stizza e di maraviglia. Anche lui dunque da un pezzo se n’era accorto? E chi sa quant’altri con lui! E io non lo sapevo e, non sapendolo, credevo d’essere per tutti un Moscarda col
naso dritto, mentr’ero invece per tutti un Moscarda col naso storto; e chi sa quante volte m’era avvenuto di parlare, senz’alcun sospetto, del naso difettoso di Tizio o di Caio e quante volte perciò non avevo fatto ridere di me e pensare:
– Ma guarda un po’ questo pover’uomo che parla dei difetti del naso altrui!
Avrei potuto, è vero, consolarmi con la riflessione che, alla fin fine, era ovvio e comune il mio caso, il quale provava ancora una volta un fatto risaputissimo, cioè che notiamo facilmente i difetti altrui e non ci accorgiamo dei nostri. Ma il primo germe del male aveva cominciato a metter radice nel mio spirito e non potei consolarmi con questa riflessione.

SCHEDA LESSICALE

CODESTO= questo

codesto affare

codesto problema

LASCIARMI IN ASSO = andare via senza salutare e senza dire niente

TI VA UNA PIZZA?

TI VA?

Usiamo il verbo ANDARE + PRONOME COMPLEMENTO INDIRETTO per dire se abbiamo voglia di fare qualcosa o se vogliamo fare qualcosa:

Ti va di uscire con me?

Ti va di andare al mare?

Ti va di venire in montagna con noi questo fine settimana?

LA FORMA AFFERMATIVA

MI VA

TI VA

GLI VA (A LUI)

LE VA (A LEI)

CI VA (A NOI)

VI VA (A VOI)

GLI VA (A LORO, MASCHILE FEMMINILE, PLURALE)

INDICATIVO PRESENTE

Per esprimere questo concetto usiamo il PRESENTE INDICATIVO:

Ti va di uscire con me?

Ti va una vacanza in montagna quest’anno?

Vi va una cena tutti insieme a fine anno?

NON MI VA

Possiamo usare la stessa forma per dire che NON vogliamo o NON abbiamo voglia di fare qualcosa:

 

Non mi va di uscire;

Oggi non mi va di guardare un film;

Non mi va di mangiare.

LA FORMA NEGATIVA

NON MI VA

NON TI VA

NON GLI VA

NON LE VA

NON CI VA

NON VI VA

NON GLI VA

CONDIZIONALE

Per esprimere lo stesso concetto possiamo anche usare il CONDIZIONALE come forma di cortesia:

Ti andrebbe di uscire con me stasera?

Ti andrebbe un film al cinema?

Vi andrebbe un aperitivo alle 7?

ascolta

ascolta questo messaggio in segreteria

PRATICHIAMO!

CIAO!

ben ritornato! o ben ritornatA (se sei una donna).

Qui di seguito metto a tua disposizione una serie di esercizi misti che riguardano gli errori più comuni con i quali voi stranieri (e talvolta qualche italiano) vi ritrovate a litigare 😉

Forza e coraggio!

Inizia a praticare e non pensare più ai tuoi errori, solo praticando costantemente puoi risolvere i tuoi errori 😉

UN ESERCIO SEMPLICE PER RIPASSARE L'USO DELLE PREPOSIZIONI
PRONOMI COMPLEMENTO DIRETTO
CHI O CHE?

GRAMMATICA? NO GRAZIE!

Quanto si affronta il tema dell’apprendimento delle lingue ci si imbatte inevitabilmente con il muro della grammatica.

La parola GRAMMATICA non suscita grandi simpatie, proprio per questo motivo sono ormai tantissime le persone che preferiscono imparare con il METODO NATURALE, dunque ascoltando e guardando, senza mai aprire un libro di grammatica, senza mai frequentare un corso di italiano.

CORSI e LIBRI e INSEGNANTI sono parole che suscita terrore e poca simpatia, suscitano angosce, provocano disagio e creano solo ostacoli per il discente che si trova  davanti delle regole difficili e incomprensibili.

La realtà però è che il metodo naturale non sempre garantisce un buon risultato, anzi, spesso il risultato è decisamente frustrante.

Lo so che adesso molti di voi stanno già raccontando la storiella del: “ma non è importante parlare perfettamente, l’importante è farsi capire”. Va bene, anche io penso lo stesso, l’importante è farsi capire, però è ancora più importante farsi capire BENE, risucire ad esprimersi BENE.

Che cosa c’è di così sbagliato nel parlare bene? Penso niente!

E non è neanche impossibile.

Non siamo alla ricerca della perfezione, ma della DECENZA.

In questo pocast ti spiego perché è importante imparare la grammatica e perché è importante raggiungere il LIVELLO DECENZA, che si colloca tra il LIVELLO A2 e il LIVELLO B1.

Buon ascolto!

ATTENZIONE AI VIZI

Per molti discenti è difficile capire il perché di una regola grammaticale. In questo caso è importante non porsi troppe domande, a cosa servirebbe? A niente.

Allora è importante mettersi in testa una regola, e dirsi: -in italiano si dice così.

Qui di seguito tre degli arrori più comuni tra i discenti di italiano come lingua straniera che sono diventati ormai dei vizi:

ESSERE + RIMASTO

HO RIMASTO SOLO = la froma corretta è = SONO RIMASTO SOLO = ESSERE RIMASTO

ESSERE + ANDATO

HO ANDATO AL MARE = la forma corretta è = SONO ANDATO AL MARE = ESSERE ANDATO

ESSERE + RIUSCITO

HO RIUSCITO: la forma corretta è = SONO RIUSCITO = ESSERE RIUSCITO

 

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DI O DA?

LA PREPOSIZIONE "DI"

PROVENINZA (città) = sono di Roma

POSSESSO = essere di qualcuno = queste penne sono di Marco

MATERIA = questa maglietta è di cotone

 

ESPRESSIONI

Di dove sei?

Di che colore è?

Di chi è?

LA PREPOSIZIONE DA

PROVENIENZA = venire + DA + nome di città = vengo da Roma

TRAGITTO = andare + DA + città\paese + A + città\paese = vado da Roma a Milano

 

ESPRESSIONI

Da dove vieni?

Da che parte stai?

Da quanto tempo vivi in Italia?

 

AUDIOLETTURE 1: LUIGI PIRANDELLO – UNO, NESSUNO E CENTOMILA

I. Mia moglie e il mio naso.

 

– Che fai? – mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio.
– Niente, – le risposi, – mi guardo qua, dentro il naso,
in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino. Mia moglie sorrise e disse:
– Credevo ti guardassi da che parte ti pende.
Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda:
– Mi pende? A me? Il naso?
E mia moglie, placidamente:
– Ma sí, caro. Guàrdatelo bene: ti pende verso destra.
Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altre parti della mia persona. Per cui m’era stato facile ammettere e sostenere quel che di solito ammettono e sostengono tutti coloro che non hanno avuto la sciagura di sortire un corpo deforme: che cioè sia da sciocchi invanire per le proprie fattezze. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzí come un immeritato castigo.
Vide forse mia moglie molto piú addentro di me in quella mia stizza e aggiunse subito che, se riposavo nella certezza d’essere in tutto senza mende, me ne levassi pure, perché, come il naso mi pendeva verso destra,cosí…
– Che altro?
Eh, altro! altro! Le mie sopracciglia parevano sugli occhi due accenti circonflessi, ^ ^, le mie orecchie erano attaccate male, una piú sporgente dell’altra; e altri difetti…
– Ancora?
Eh sí, ancora: nelle mani, al dito mignolo; e nelle gambe (no, storte no!), la destra, un pochino piú arcuata dell’altra: verso il ginocchio, un pochino. Dopo un attento esame dovetti riconoscere veri tutti questi difetti. E solo allora, scambiando certo per dolore e avvilimento, la maraviglia che ne provai subito dopo la stizza, mia moglie per consolarmi m’esortò a non affliggermene poi tanto, ché anche con essi, tutto sommato, rimanevo un bell’uomo.
Sfido a non irritarsi, ricevendo come generosa concessione ciò che come diritto ci è stato prima negato.
Schizzai un velenosissimo «grazie» e, sicuro di non aver motivo né d’addolorarmi né d’avvilirmi, non diedi alcuna importanza a quei lievi difetti, ma una grandissima e straordinaria al fatto che tant’anni ero vissuto senza mai cambiar di naso, sempre con quello, e con quelle sopracciglia e quelle orecchie, quelle mani e quelle gambe; e dovevo aspettare di prender moglie per aver conto che li avevo difettosi.
– Uh che maraviglia! E non si sa, le mogli? Fatte apposta per scoprire i difetti del marito.

Ecco, già – le mogli, non nego. Ma anch’io, se permettete, di quei tempi ero fatto per sprofondare, a ogni parola che mi fosse detta, o mosca che vedessi volare, in abissi di riflessioni e considerazioni che mi scavavano dentro e bucheravano giú per torto e su per traverso lo spirito, come una tana di talpa; senza che di fuori ne paresse nulla.
– Si vede, – voi dite, – che avevate molto tempo da perdere.
No, ecco. Per l’animo in cui mi trovavo. Ma del resto sí, anche per l’ozio, non nego. Ricco, due fidati amici, Sebastiano Quantorzo e Stefano Firbo, badavano ai miei affari dopo la morte di mio padre; il quale, per quanto ci si fosse adoperato con le buone e con le cattive, non era riuscito a farmi concludere mai nulla; tranne di prender moglie, questo sí, giovanissimo; forse con la speranza
che almeno avessi presto un figliuolo che non mi somigliasse punto; e, pover’uomo, neppur questo aveva potuto ottenere da me.
Non già, badiamo, ch’io opponessi volontà a prendere la via per cui mio padre m’incamminava. Tutte le prendevo. Ma camminarci, non ci camminavo. Mi fermavo a ogni passo; mi mettevo prima alla lontana, poi sempre piú da vicino a girare attorno a ogni sassolino che incontravo, e mi maravigliavo assai che gli altri potessero passarmi avanti senza fare alcun caso di quel sassolino che per me intanto aveva assunto le proporzioni d’una montagna insormontabile, anzi d’un mondo in cui avrei potuto senz’altro domiciliarmi.
Ero rimasto cosí, fermo ai primi passi di tante vie, con lo spirito pieno di mondi, o di sassolini, che fa lo stesso. Ma non mi pareva affatto che quelli che m’erano passati avanti e avevano percorso tutta la via, ne sapessero in sostanza piú di me. M’erano passati avanti, non
si mette in dubbio, e tutti braveggiando come tanti cavallini; ma poi, in fondo alla via, avevano trovato un carro: il loro carro; vi erano stati attaccati con molta pazienza, e ora se lo tiravano dietro. Non tiravo nessun carro, io; e non avevo perciò né briglie né paraocchi; vedevo certamente piú di loro; ma andare, non sapevo dove andare.
Ora, ritornando alla scoperta di quei lievi difetti, sprofondai tutto, subito, nella riflessione che dunque – possibile? – non conoscevo bene neppure il mio stesso corpo, le cose mie che piú intimamente m’appartenevano: il naso le orecchie, le mani, le gambe. E tornavo a
guardarmele per rifarne l’esame.
Cominciò da questo il mio male. Quel male che doveva ridurmi in breve in condizioni di spirito e di corpo cosí misere e disperate che certo ne sarei morto o impazzito, ove in esso medesimo non avessi trovato (come dirò) il rimedio che doveva guarirmene.

ESPRESSIONI NUOVE

INDUGIARE: ritardare per indecisione

Abbiamo indugiato la partenza.

PLACIDAMENTE: tranquillamente, come se niente fosse

Mi guarda placidamente.

SCIAGURA: evento disastroso, calamitoso, luttuoso che sucita sgomento

è accaduta una sciagura.

 

SORTIRE: estrarre a sorte

La terapia sortì degli ottimi risultati.

INVANIRE: rendere vanitoso (arcaico)

Donne che invaniscono della loro bellezza

STIZZIRE: infastidire

il suo atteggiamento mi instizzisce.

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+ SPETTACOLO: DOMENICO MODUGNO

VOLARE (NEL BLU DIPINTO DI BLU)
Penso che un sogno così
non ritorni mai più,
mi dipingevo le mani
e la faccia di blu,
poi d’improvviso venivo
dal vento rapito,
e incominciavo a volare
nel cielo infinito.
Volare oh oh
cantare oh oh oh,
nel blu dipinto di blu,
felice di stare lassù,
e volavo volavo
felice più in alto del sole
ed ancora più su,
mentre il mondo
pian piano spariva lontano laggiù,
una musica dolce suonava
soltanto per me.
Volare oh oh
cantare oh oh oh
nel blu dipinto di blu
felice di stare lassù.
Ma tutti i sogni
nell’alba svaniscon perché,
quando tramonta la luna
li porta con sé,
ma io continuo a sognare
negli occhi tuoi belli,
che sono blu come un cielo
trapunto di stelle.
Volare oh oh
cantare oh oh oh,
nel blu degli occhi tuoi blu,
felice di stare qua giù,
e continuo a volare felice
più in alto del sole
ed ancora più su,
mentre il mondo
pian piano scompare
negli occhi tuoi blu,
la tua voce è una musica
dolce che suona per me.Volare oh oh
cantare oh oh oh
nel blu degli occhi tuoi blu,
felice di stare qua giù,
nel blu degli occhi tuoi blu,
felice di stare qua giù
con te…

il verbo ARRIVARCI

ARRIVARCI = ARRIVARE + CI

ARRIVARCI = GIUNGERE A UNA META, A UN LUOGO

ci arrivo con il treno = (dove? a Roma);

ARRIVARCI = raggiungere una meta ideale, un determinato fine, una particolare situazione, arrivare al diploma, arrivare alla laurea

ci sono arrivato con tanti sacrifici = (alla laurea, al diploma)

ARRIVARCI = capire, non capire

Non ci arriva, è troppo duro di comprendonio (è tonto).

 

TUTTE QUESTE ESPRESSIONI LE POSSIAMO SEMPLICEMENTE COSTRUIRE CON IL VERBO ARRIVARESENZA “CI”.

ARRIVARE A DESTINAZIONE

ARRIVARE IN UN LUOGO

ARRIVARE A QUALCUNO

 

Sono arrivata a Roma verso le 11;

Sono arrivata al capo tramite conoscenze in comune;

Siamo arrivati in ufficio troppo tardi.

 

LEGGI IL DIALOGO

MARTA: ma proprio non ci arrivi, non capisci, non capisci il mio stato d’animo.

LUISA: no, non ci arrivo perché non capisco le tue motivazioni.

MARTA: non capisci il mio le mie motivazioni? Non arrivi a capire come mi sento in questo momento? Proprio tu che hai visto con i tuoi occhi tutti i miei sacrifici, gli ostacoli che ho dovuto saltare. A questo obiettivo ci sono arrivata con il sudore della mia fronte.

LUISA: tutti arriviamo ai nostri obiettivi superando ostacoli e scalando montagne, a qualsiasi cosa ci arriviamo con il sudore della nostra fronte, devi smetterla di lamentarti.

+ geografia: le regioni e i capoluoghi di regione

CHE COSA è UN CAPOLUOGO DI REGIONE?

Il capoluogo di regione è il centro principale dove hanno sede consiglio e giunta regionale, nonché le diramazioni periferiche di diversi enti amministrativi nazionali. Al netto di qualche eccezione, il capoluogo coincide con la città più importante e popolata dell’intera regione. Tranne Aosta, ogni città capoluogo di regione è contemporaneamente capoluogo della relativa provincia. Qui di seguito l’elenco dei capoluoghi di regione italiani e la denominazione degli abitanti.

REGIONE

CAPOLUOGO DI REGIONE

Valle d’Aosta

Aosta

Piemonte

Torino

Liguria

Genova

Lombardia

Milano

Trentino Alto Adige

Trento

Veneto

Venezia

Friuli Venezia Giulia

Trieste

Emilia Romagna

Bologna

Toscana

Firenze

Marche

Ancona

Umbria

Perugia

Lazio

Roma

Abruzzo

L’Aquila

Molise

Campobasso

Campania

Napoli

Puglia

Bari

Basilicata

Potenza

Calabria

Catanzaro

Sicilia

Palermo

Sardegna

Cagliari

Le regioni d'Italia più amate dagli stranieri

LA POSIZIONE DELL’AGGETTIVO

LA POSIZIONE DELL'AGGETTIVO IN LINGUA ITALIANA

Gli aggettivi qualificativi sono gli aggettivi che caratterizzano un nome:

Un tavolo grande;

Un ragazzo giovane;

Una maglietta rosa.

La posizione degli aggettivi qualificativi può variare a seconda di ciò che vogliamo esprimere, osserva queste frasi:

  • Devo prendere una decisione importante per la mia vita furura;
  • Un’importante decisione presa ieri dal ministro degli interni ha cambiato la situazione del paese.

Di solito l’aggettivo prima del nome non ne modifica sostanzialmente il senso, ma sottolinea la maggiore “soggettività” dell’aggettivo; l’aggettivo dopo il nome dà un carattere di maggiore “oggettività”.

A parità di significato quindi un’importante decisione suona più pesante di una decisione importante.

LA POSIZIONE DELL'AGGETTIVO

In altri casi l’aggettivo prima del nome assume un valore “descrittivo” generico; non aiuta cioè a identificare il nome a cui si
riferisce, ma lo descrive o lo valuta con delle qualità aggiuntive.

Ho viaggiato con la macchina nuova di mio fratello.

L’aggettivo “nuova” ha una funzione descrittiva, aggiunge cioè una qualità alla macchina, ma non la identifica con chiarezza. Ciò che
identifica con chiarezza la casa è infatti l’espressione “di mio fratello”.

Ho viaggiato con la nuova macchina.

L’aggettivo “nuova” serve a identificare con chiarezza la macchina e a distinguerla dalle altre: ho viaggiato con la macchina nuova e quindi non nella vecchia.

LA POSIZIONE DELL'AGGETTIVO

In questo tipo di costruzioni il senso della frase può cambiare anche in modo significativo perché l’aggettivo posto dopo il nome ha un valore “fisico”, mentre posto prima del nome prende un senso “traslato”:

  • Ho letto un libro grande (con grande mi riferisco alla grandezza fisica);
  • Ho letto un grande libro (con grande mi riferisco alla grandezza dell’opera, al suo valore artistico).
  • Seguo un corso di italiano con un insegnante grande (di età, significa che lui ha 70 anni, o è più grande di me).
  • Seguo un corso di italiano con un grande insegnante (il mio insegnante è un uomo eccezionale, di grande valore professionale).
ESPRESSIONI FISSE

Infine esistono delle espressioni fisse che non cambiano mai:

bella presenza

bella vita
bravo ragazzo

brutta esperienza
brutta piega

buona dose
estrema difficoltà

giusta causa
grande perdita

lunga storia
tacita intesa

vecchia gloria
sana e robusta costituzione
pari opportunità
brillante azione

cauto ottimismo
disperato appello

dolorosa circostanza
duro attacco

estremo saluto
ferma risposta

grave crisi
inutile tentativo

lieto evento
splendida cornice

strenua difesa
tenera amicizia

tragico incidente
vile attentato

violento incendio
acqua dolce

agente segreto
atti osceni

atto ostile
forze regolari

gesto inconsulto
marito fedele

moglie esemplare
morte annunciata

sangue freddo
settimana santa

velo pietoso

LEGGI IL TESTO

La bella vita

Fare la bella vita non è semplice, per avere una grande casa, una grande auto, una grande donna devi essere un grande uomo.

E con grande non intendo dire “di grandi dimensioni”, perché una casa di grandi dimensione non sempre è bella. Una grande casa è una casa di lusso, una grande auto è un’auto di una certa classe, e una grande donna? Una grande donna è una donna di classe, bella e intelligente, insomma, una donna con tutti gli attributi.

Mi piacerebbe avere tutto questo, per poter fare la bella vita, vacanze una volta al mese, casa con piscina estiva e invernale, insomma, la classica vita da Re.

Ma purtroppo quasi sempre per essere un grande uomo, devi avere successo, soprattutto nel tuo lavoro, in modo da guadagnare molti soldi, bhe, io per il momento non sono un grande uomo, ma sono solo un uomo grande di età, che ha perso molto tempo e non ha più l’età giusta per diventare ricco. Bene, tuttavia sono un grande sognatore.

IL CONGIUNTIVO PRESENTE

IL CONGIUNTIVO PRESENTE

Il congiuntivo (in generale) presenta l’azione espressa dal verbo come incerta, desiderata, dubbia.

  • Se chi parla presenta un fatto per lui certo e reale usa il modo indicativo, se invece esprime un:

dubbio: Non sono convinto che le cose sia andate così; 

un’ipotesi: Supponiamo che marco sia già partito, dovremmo andare da soli; 

un desiderio: Vorrei che tu mangiassi la torta che ho preparato; 

una volontà: Preferisco che voi veniate da me; 

paura, timore: Ho paura che Luisa si sia offesa; 

usa il modo congiuntivo, che è il modo della possibilità, della soggettività e dell’incertezza.

COME SI FORMA IL CONGIUNTIVO PRESENTE?

F

ARE come CANTARE

CHE IO CANTI

CHE TU CANTI

CHE LUI CANTI

CHE LEI CANTI

CHE NOI CANTIAMO

CHE VOI CANTIATE

CHE LORO CANTINO

F

ERE come VEDERE

CHE IO VEDA

CHE TU VEDA

CHE LUI VEDA

CHE LEI VEDA

CHE NOI VEDIAMO

CHE VOI VEDIATE

CHE LORO VEDANO

F

IRE come SENTIRE

CHE IO SENTA

CHE TU SENTA

CHE LUI SENTA

CHE LEI SENTA

CHE NOI SENTIAMO

CHE VOI SENTIATE

CHE LORO SENTANO

F

IRE come FINIRE

CHE IO FINISCA

CHE TU FINISCA

CHE LUI FINISCA

CHE LEI FINISCA

CHE NOI FINIAMO

CHE VOI FINIATE

CHE LORO FINISCANO

F

CONGIUNTIVO PRESENTE DEL VERBO AVERE

CHE IO ABBIA

CHE TU ABBIA

CHE LUI ABBIA

CHE LEI ABBIA

CHE NOI ABBIAMO

CHE VOI ABBIATE

CHE LORO ABBIANO

F

CONGIUNTIVO PRESENTE DEL VERBO ESSERE

CHE IO SIA

CHE TU SIA

CHE LUI SIA

CHE LEI SIA

CHE NOI SIAMO

CHE VOI SIATE

CHE LORO SIANO

IL CONGIUNTIVO PRESENTE DEI PRINCIPALI VERBI IRREGOLARI

ANDARE: vada, vada, vada, andiamo, andiate, vadano;

BERE: beva, beva, beva, beviamo, beviate, bevano;

DARE: dia, dia, dia, diamo, diate, diano;

DIRE: dica, dica, dica, diciamo, diciate, dicano; 

DOVERE: debba, debba, debba, dobbiamo, dobbiate, debbano;

FARE: faccia, faccia, faccia, facciamo, facciate, facciano;

POTERE: possa, possa, possa, possiamo, possiate, possano;

 RIMANERE: rimanga, rimanga, rimanga, rimaniamo, rimaniate, rimangano;

SALIRE: salga, salga, salga, saliamo, saliate, salgano; 

SAPERE: sappia, sappia, sappia, sappiamo, sappiate, sappiano;

STARE: stia, stia, stia, stiamo, stiate, stiano;

TENERE: tenga, tenga, tenga, teniamo, teniate, tengano;

USCIRE: esca, esca, esca, usciamo, usciate, escano;

VENIRE: venga, venga, venga, veniamo, veniate, vengano;

VOLERE: voglia, voglia, voglia, vogliamo, vogliate, vogliano.  

QUANDO USIAMO IL CONGIUNTIVO?

Il congiuntivo si usa prevalentemente nelle frasi subordinate ed è determinato dal verbo della frase principale, dal tipo di subordinata e da certe espressioni che precedono il verbo. Il congiuntivo in certi casi si usa anche in frasi indipendenti.


L’uso del congiuntivo in frasi indipendenti: nelle frasi indipendenti il congiuntivo è usato per esprimere:

 un desiderio o un augurio: possiate essere felici per tutta la vita!; possa crescere felice e contento;

 un dubbio o una supposizione: non ha ancora telefonato, che sia ancora in ufficio?;

 un’esortazione, un invito: abbi pazienza, vedrai che tutto si risolverà presto! prenda questa pastiglia due volte al giorno, vedrà che presto il dolore sparirà.

Il congiuntivo si usa al posto dell’imperativo nelle terze persone e nella prima plurale:

Abbia il coraggio di dire la verità;

Siate più chiari, noi non abbiamo capito bene le vostre intenzioni;⇒ una concessione:

Abbia pure commesso degli errori, ma è sempre un amico;

Siano stati scorretti, ma sono sempre delle persone perbene.

L’USO DEL CONGIUNTIVO IN FRASI SUBORDINATE

si usa in un gran numero di frasi subordinate, vediamo insieme quali sono i verbi che reggono il congiuntivo:

⇒ verbi che esprimono sentimento: temere, piacere, dispiacere, avere paura, sperare, essere contento / felice, vergognarsi:Temo che Francesco sia arrivato in anticipo;

Mi piace pensare che tu stia bene;

Ci dispiace che le cose siano andate in maniera diversa;

⇒ Verbi che esprimono opinione: credere, pensare, ritenere, supporre, avere l’impressione:

Ho l’impressione che Giulio si sia offeso;

Credo che sia necessario avvisare tua madre;

⇒ Verbi che esprimono volontà: volere, desiderare, preferire, pretendere, ordinare, ordinare, vietare,permettere:

Voglio che tu finisca di mangiare;

Preferisco che voi veniate da me;

⇒ Verbi che esprimono un dubbio: dubitare, non essere sicuro / certo:

Dubito che Francesca voglia studiare all’università;

Non sono sicuro che loro vogliano leggere questo libro;

⇒ Verbi impersonali: basta, conviene, bisogna, occorre, pare, può darsi, sembra:

Bisogna che tu studi di più;

Pare che loro non vogliano venire;

⇒ il Verbo “essere alla forma impersonale + aggettivo, avverbio o nome:

È meglio che tu gli dica come stanno le cose;

È impossibile che sia così maleducato;

⇒ Il verbo “dire alla forma impersonale:

Si dice che l’Italia sia un paese meraviglioso;

Si dice che la professoressa sia stata trasferita a Firenze;

⇒ Il congiuntivo si usa con le espressioni: prima che, senza che, qualsiasi(qualunque), chiunque,comunque:

Chiunque abbia qualcosa da dire, parli adesso;

Qualsiasi decisione tu prenda, io sarò contenta per te;

 

ATTENZIONE!

Quando il soggetto della frase con il verbo all’indicativo è uguale al soggetto della frase con il verbo al congiuntivo non si usa CHE + congiuntivo ma DI + infinito:

Stesso soggetto

Credo di andare al mare;

Credono di essere felici;

Crediamo di studiare tutto il giorno;

Soggetti diversi

Credo che loro siano andati a Roma per incontrare il capo;

Credevano che io fossi la moglie del postino;

 

Pillole di grammatica:

i verbi “potere”, “volere”, “dovere”, “preferire”, “desiderare” sono seguiti dall’infinito:

Non credo che lui voglia venire con te;

Penso che Franca preferisca studiare da sola;

Immaginano che tu debba andare al cinema con Pietro;

TORNARE – RITORNARE – RESTITUIRE

A che ora torni stasera?

Tornare a casa;

Tornare in ufficio dopo il pranzo;

Tornare da una gita,

Tornare da Roma;

Tornare in macchina,

Tornare in treno, Tornare con l’aereo.

Restituire un favore;

Restituisci il libro al tuo compagno.

CHE TIPO DI PRONOME USARE?

TORNARE > usiamo solo la particella CI per indicare un LUOGO: Mi piace Roma, CI torno ogni anno.

RESTITUIRE > usiamo entrambi i pronomi:

RESTITUIRE QUALCOSA A QUALCUNO + PRONOME INDIRETTO

Restituisci il libro a tuo cugino > restituiscigli il libro

Resctituisco il cellulare al mio amico > gli restituisco il cellulare

 

RESTITUIRE UN OGGETTO, UN FAVORE:

Questo libro lo restituisco volentieri, non l’ho letto con piacere;

Hai già restituito la maglietta alla tua amica? – Si l’ho già restituita.

LA STORIA DI ROMA

QUAL è O CHE COSA?

CHE COSA O QUAL è?

Molti discenti di lingua straniera confondono le espressioni CHE COSA e QUAL è. Queste due espressioni si usano in circostanza diverse.

CHE COSA

  • CHE COSA FAI STASERA?
  • CHE COSA FAI NELLA VITA?
  • CHE COSA C’è NELLA TUA BORSA?
  • CHE COSA VUOL DIRE?
  • CHE COSA è?

 

ESEMPI

  • Per chiedere a qualcuno i suoi programmi;
  • Per chiedere a qualcuno che cosa fa nella vita;
  • Per chiedere informazioni sul contenuto di qualcosa;
  • Chiedere il significato di una parola, un’espressione, un atteggiamento;
  • Chiedere l’entità di qualcosa.

QUAL è

  • Qual è il tuo nome?
  • Qual è il tuo numero di telefono?
  • Qual è il tuo indirizzo di posta elettronica?
  • Qual è il tuo indirizzo?

ESEMPI

  • Per chiedere il nome \ cognome;
  • Per chiedere il numero di telefono;
  • Per chiedere l’indirizzo di posta elettronica;
  • Per chiedere l’indirizzo.

PRATICHIAMO!

CORSO DI CUCINA ITALIANA: LE QUANTITA’

PER OTTENERE UN OTTIMO IMPASTO RICORDATI CHE NON DEVI MAI INSERIRE GLI INGREDIENTI “A CASO” o “A OCCHIO”, MA RISPETTARE LE GIUSTE PROPORZIONI.

PER I LIQUIDI USIAMO UN DOSATORE

 

PER PESARE LA FARINA USIAMO UNA BILANCIA

 

PRATICHIAMO!

PARLIAMO DI MUSICA

LESSICO

LA CANTANTE

 

LA CANTAUTRICE

 

IL CANTANTE

 

IL CANTAUTORE

 

IL DIRETTORE D'ORCHESTRA

 

IL PAROLIERE

 

IL MUSICISTA

 

IL COMPOSITORE

 

GLI STRUMENTI MUSICALI

ALTRI STRUMENTI E ATTREZZATURE

I VERBI CANTARE E SUONARE

IO CANTO

TU CANTI

LUI CANTA

LEI CANTA

NOI CANTIAMO

VOI CANTATE

LORO CANTANO

IO CANTO 

di Riccardo Cocciante

IO SUONO

TU SUONI

LUI SUONA 

LEI SUONA

NOI SUONIAMO

VOI SUONATE

LORO SUONANO

SE VUOI ASCOLTARE QUESTA CANZONE, CANTATA DA LAURA PAUSINI, GUARDA QUESTO VIDEO SU Youtube:

 

Il mio cantante preferito…

 

Chi è il tuo cantante preferito?

PRATICHIAMO!

Con le canzoni possiamo imparare la grammatica, i verbi, il lessico. Con questa canzone di ADRIANO CELENTANO impariamo qualcosa di nuovo.

Gli italiani e il caffè

Perché si beve il caffè?

Il caffè è: energizzante, rilassante e conviviale. Per il 41% il caffè è il miglior modo per trovare tutta la carica e l’energia per iniziare ed affrontare la giornata o la giusta bevanda da offrire, essendo il momento del caffè un’esperienza da condividere con gli altri che favorisce le relazioni interpersonali o da vivere privatamente per rilassarsi e ricaricarsi nella famosa “pausa caffè” perché aiuta a stare svegli, stimola la memoria e la concentrazione e migliora il benessere psico-fisico.

Da soli o in compagnia, espresso o macchiato, il caffè resta uno dei piccoli grandi piaceri degli italiani!

I tipi di caffè

“Ti va di prendere un caffè?” è la frase con cui gli italiani invitano un amico a fare due chiacchiere, invitano una ragazza ad uscire. Il caffè è adatto a tutte le situazioni e a tutte le persone: parenti, amici, situazioni amorose. In Italia quando ti piace una ragazza e vuoi invitarla ad uscire con te o la porti fuori a cena per una pizza oppure la porti fuori con la scusa del caffè.

VUOI CONQUISTARE UNA DONNA? ⇒ OFFRILE UN Caffè

VUOI CHIARIRE UNA SITUAZIONE IN SOSPESO CON UN TUO CARO AMICO ⇒ OFFRIGLI UN Caffè

VUOI PASSARE UNA SERATA PIACEVOLE A CHIACCHIERARE CON UNA TUA AMICA? ⇒ INVITALA A PRENDERE UN Caffè

VUOI ESSERE GENTILE CON UNA PERSONA? ⇒ OFFRILE UN Caffè


 

ESPRESSIONI UTILI

OFFRIRE IL Caffè A QUALCUNO

-Matteo ha offerto un caffè a Giulia.

PAGARE IL Caffè A QUALCUNO

-Stefano ha pagato il mio caffè.

INVITARE QUALCUNO A BERE\PRENDERE UN Caffè

-Stefania mi ha invitato a prendere un caffè.

USCIRE PER PRENDERE UN Caffè, USCIRE PER BERE UN Caffè

-Siamo usciti per prendere un caffè;

-Siamo usciti per un caffè;

-Siamo usciti per bere un caffè.

ANDARE A PRENDERE UN Caffè

-Siete andati a prendere un caffè?

PRENDERE UN Caffè CON QUALCUNO

-Ieri sera io e Gianni abbiamo preso un caffè insieme

Le domande più comuni per invitare qualcuno a prendere un caffè:

-Ti va di prendere un caffè?

-Usciamo per un caffè?

-Andiamo a prendere un caffè?

-Posso offrirti un caffè?

-Prendiamo un caffè?

La caffettiera

La struttura della caffettiera

Macchinetta per il caffè

LESSICO

Mettere lo zucchero zuccherare

Versare il caffè

Girare

Bere il caffè

PRATICHIAMO!

GLI ITALIANI E IL CAFFE'

Name Business Email
Per preparare un buon caffè è importante utilizzare:
Il caffè deve cuocere
Il "gorgoglio" è:
Per cucinare il caffè
Quando il caffè è pronto:
Seleziona la risposta corretta:
Ti piace il caffè italiano?
Quanti tipi di caffè esistono?
Il "caffè macchiato" è:
Il "caffè corto" è:

Il verbo DIVENTARE

b

DIVENTARE = PRESENTE INDICATIVO

 

io divento

tu diventi

egli diventa

noi diventiamo

voi diventate

essi diventano

b

DIVENTARE = PASSATO PROSSIMO

 

 io sono diventato

tu sei diventato

egli è diventato

noi siamo diventati

voi siete diventati

essi sono diventati

 

PARTICIPIO PASSATO: diventato \ diventata \ diventati \ diventate

VERBO: ESSERE ⇒ ESSERE DIVENTATO

CAMBIAMENTO

ERO FELICE E SONO DIVENTATO TRISTE

ERO DIVENTATO TRISTE

CAMBIAMENTO

ERO PICCOLA E SONO DIVENTATA GRANDE

NON TUTTI I CAMBIAMENTI

SI ESPRIMONO CON IL VERBO

DIVENTARE.

RIMANERE INCINTA

Quando sono rimasta incinta ero molto felice;

Prima lavoraro a tempo pieno, quando sono rimasta incinta ho iniziato a lavorare mezza giornata.

RIMANERE SORPRESO

Sono rimasto sorpreso;

Quando abbiamo visto la scena, siamo rimasti sorpresi.

AMMALARSI

Con questo freddo ci si ammala molto facilmente.

ABBRONZARSI

Quando andiamo al mare e prendiamo il sole che cambia il colore della nostra pelle usiamo il verbo ABBRONZARSI:

Ieri sono stata tutto il giorno in spiaggia e mi sono abbronzata.

DIVENTARE = CAMBIAMENTO

CAMBIARE UMORE \ CARATTERE

diventare + aggettivo

diventare triste

diventare serio

diventare divertente

diventare socievole

diventare buono

diventare antipatico

diventare simpatico

diventare educato

diventare pazienze

diventare maturo

CAMBIARE FISICAMENTE

 

diventare + aggettivo

diventare alto

diventare bello

diventare brutto

diventare grasso

diventare magro

diventare vecchio

divenatre grande

diventare intelligente

MESTIERE

 

diventare + mestire

diventare avvocato

diventare ingegnere

diventare insegnante

diventare responsabile

ESPRESSIONI CHE SI COSTRUISCONO CON DIVENTARE

diventare rosso (per la vergogna)

diventare bianco (per la paura)

diventare interessante

diventare pericoloso

diventare matto 

diventare famoso

diventare ricco

diventare di sasso (stupefatto)

diventare di tutti i colori (per un insieme di emozioni)

 

DIVENTARE + ARTICOLO + AGGETTIVO + …

Diventare un buon insegnante

Diventare il miglior insegnante

Diventare un bel ragazzo

Diventare una bella ragazza

Diventare una persona in gamba

SPERO DI NON DIVENTARE MATTA!

SARA: ciao Nora, complimenti per il tuo traguardo, congratulazioni, sei diventata brava.

NORA: ciao Sara, grazie mille.

SARA: perché sei diventata di mille colori?

NORA: eh! Sono diventata di mille colori? No!

SARA: sì, sei diventata rossa, ti imbarazza parlare del tuo traguardo?

NORA: sì, in realtà sì, ultimamente sono divenata sensibile, tutti mi fanno i complimenti, gli auguri, si congratulano con me.

SARA: penso che sia normale, sei stata bravissima, ora sei diventata la responsabile del reparto di cardeologia, non è facile, non è da tutti.

NORA: sì, hai ragione, ma sai che non è facile ma è anche molto difficile.

SARA: lo immagino, è per questo che ti faccio i miei migliori complimenti. Per gestire un intero reparto bisogna essere forti, determinati… insomma, bisogna essere come te.

NORA: grazie! Ma… io non sono forte, devo diventare forte, che è diverso. Mi devo abituare a molte cose, le mie abitudini sono cambiate, ho molte responsabilità.

SARA: lo so, ma piano piano diventerai esperta, diventerai una vera professionista, è solo questione di tempo.

NORA: sì, diventerò una grande professionista, spero di non diventare matta (ride).

 

PRATICHIAMO!

I VERBI IDIOMATICI

i

LEGGI IL TESTO

Alla fine ce l’ho fatta!

Non è stato facile conquistare la fiducia di mia moglie.

Quando ci siamo conosciuti io ero fidanzato con un’altra ragazza, un’amica di mia moglie.

Ma un giorno è successo che la mia ex ed io siamo andati alla festa di compleanno di Patrizia (che oggi è mia moglie).

Quando l’ho vista sono rimasto di pietra. Era una bellissima ragazza con gli occhi castani grandi, i capelli lunghi, rossi e leggermente ricci.

Ma a farmi innamorare non sono stati solo i suoi occhi, ma il suo modo di fare così bizzarro e allo stesso tempo molto elegante. Lei era speciale, era diversa.

Essendo l’amica della mia fidanzata, potete immaginare che per me non è stato per niente facile conquistarla.

Di nascosto della mia ex, ho cercato di mettermi in contatto con Patrizia, le telefonavo con una serie di scuse: potresti prestarmi il libro di storia? Mi potresti aiutare a preparare l’esame di inglese?

Ma alla fine non ce la facevo più, ho lasciato la mia ex e ho dichiarato il mio interesse a Patrizia, un disastro.

Entrambe erano molto arrabbiate, ce l’avevano a morte con me e a causa di questo sono rimasto solo per un lungo periodo.

Ma alla fine ce l’ho fatta, dopo quasi un anno e mezzo sono finalmente riuscito a strappare un caffè a Patrizia, oggi lei è mia moglie.

VERBI IDIOMATICI


I VERBI IDIOMATICI sono quei verbi formati da:

VERBO + 1\2 PRONOMI O\E PARTICELLE PRONOMINALI

questa combinazione fa assumere al verbo un significato diverso rispetto a quello originale.

Vediamo qui di seguito alcuni verbi idiomatici:

AVERCELA

AVERCELA→ questa forma verbale significa: essere arrabbiato con qualcuno, essere contro qualcuno, avere qualcosa contro qualcuno, provare antipatia o rancore per qualcuno. Regge la preposizione CON.

AVERCELA CON QUALCUNO.

CONIUGAZIONE:

Presente

io ce l’ho;

tu ce l’hai;

lui-lei ce l’ha;

noi ce l’abbiamo;

voi ce l’avete;

loro ce l’hanno;

Passato prossimo

io ce l’ho avuta;

tu ce l’hai avuta;

lui-lei ce l’ha avuta;

noi ce l’abbiamo avuta;

voi ce l’avete avuta;

loro ce l’hanno avuta.

CAVARSELA

CAVARSELA→ è formato dal verbo “cavare” + i pronomi SI e LA.

-NON ERO MOLTO PREPARATO PER L’ESAME, MA ALLA FINE ME LA SONO CAVATA. (CE L’HO FATTA).

Significato→  superare una situazione difficile. Trovare una soluzione; saper fare abbastanza bene qualcosa.

CONIUGAZIONE

Presente

io me la cavo;

tu te la cavi;

lui-lei se la cava;

noi ce la caviamo;

voi ve la cavate;

loro se la cavano;

Passato prossimo

io me la sono cavata;

tu te la sei cavata;

lui-lei se l’è cavata;

noi ce la siamo cavata;

voi ve la siete cavata;

loro se la sono cavata.

SENTIRSELA

SENTIRSELA: è formato dal verbo “sentire” + i pronomi “SI” e “LA”.

Significato → essere disposto a fare qualcosa; avere la forza o il coraggio di fare qualcosa.

-TE LA SENTI DI ANDARE IN ITALIA?

CONIUGAZIONE

Presente

io me la sento;

tu te la senti;

lui-lei se la sente;

noi ce la sentiamo;

voi ve la sentite;

loro se la sentono;

Passato prossimo

io me la sono sentita;

tu te la sei sentita;

lui-lei se la è sentita;

noi ce la siamo sentita;

voi ve la siete sentita;

noi ce la siamo sentita;

loro se la sono sentita.

PASSARSELA

PASSARSELA: è formato dal verbo “passare”+ i pronomi “SI” e “LA”.

Significato → vivere, essere in determinate condizioni, per esempio in riferimento alle condizioni economiche.

-COME TE LA PASSI? (COME STAI?)

Con questo verbo idiomatico sono molto comuni due espressioni: passarsela bene e passarsela male.

  • Passarsela bene: trovarsi in condizioni buone, stare bene.
  • Passarsela male: trovarsi in condizioni non buone, stare male.

CONIUGAZIONE

Presente

io me la passo;

tu te la passi;

lui-lei se la passa;

noi ce la passiamo;

voi ve la passate;

loro se la passano;

Passato prossimo

io me la sono passata;

tu te la sei passata;

lui\lei se la è passata;

noi ce la siamo passata;

voi ve la siete passata;

loro se la sono passata.

i

LEGGI IL TESTO

 

Cara Luisella,

è da tanto tempo ormai che non ci si vede, come te la passi?

Noi ce la stiamo passando bene. Qui in Italia stiamo benissimo.

Matteo ed io lavoriamo tutti i giorni, per fortuna! Sai che di questi tempi non è per niente facile trovare un lavoro.

I ragazzi vanno a scuola e se la passano bene. Chi sta meglio di loro? La mattina vanno a scuola, la sera vanno in palestra e il fine settimana in giro con i loro amici.

Spero che tu non ce l’abbia più contro di noi, siamo esseri umani e possiamo sbagliare, ma per rimediare abbiamo pensato di invitarti qui in Italia per le prossime vacanze di Pasqua. Che cosa ne pensi?

Purtroppo noi siamo perennemente impegnati e per noi è impossibile venire a trovarti, non ce la facciamo.

 

Un abbraccio, fatti sentire

Cristiana

PRATICHIAMO!

Il condizionale composto

i

LEGGI IL DIALOGO

Giulia: il prossimo fine settimana ho intenzione di andare a Roma, ho trovato dei biglietti molto convenienti, ti andrebbe di venire?

Stefania: mi sarebbe piaciuto, ma purtroppo devo lavorare.

Giulia: mi dispiace, avrei dovuto avvisarti prima.

Stefania: non credo che sarebbe cambiato molto, ormai lavoro quasi tutti i fine settimana. In azienda c’è molto lavoro, ma non si decidono ad assumere altro personale.

Giulia: va bene, mi è venuta un’idea. Posso posticipare il mio viaggio. Siccome vorrei andare con te, potremmo andare fra due settimane, riusciresti ad organizzarti?

Stefania: sei gentilissima, ma non preoccuparti, vai pure questo fine settimana. Purtroppo non cambierebbe niente, il mio capo non mi permetterebbe mai di assentarmi proprio in questo periodo…


 

FORMAZIONE DEL CONDIZIONALE PASSATO

 

AUSILIARE ESSERE O AVERE AL CONDIZIONALE PRESENTE + PARTICIPIO PASATO

AUSILIARE ESSERE AL CONDIZIONALE PRESENTE

IO SAREI

TU SARESTI

LEI SAREBBE

LUI SAREBBE

NOI SAREMMO

VOI SARESTE

LORO SAREBBERO

AUSILIARE AVERE AL CONDIZIONALE PRESENTE

IO AVREI

TU AVRESTI

LUI AVREBBE

LEI AVREBBE

NOI AVREMMO

VOI AVRESTE

LORO AVREBBERO 

PARTICIPIO PASSATO DEL VERBO

VOLUTO

BEVUTO

SCRITTO

LETTO

DORMITO

ANDATO

RIENTRATO

ESEMPI

 

Avrei voluto bere un bicchiere di vino;

Avrebbero voluto mangiare un pezzo di pane;

Avremmo voluto bere un bel bicchiere di vino bianco;

Saremmo voluti andare in montagna;

Sarei partito ieri.

MANGIARE

IO AVREI MANGIATO

TU AVRESTI MANGIATO

LUI AVREBBE MANGIATO

LEI AVREBBE MANGIATO

NOI AVREMMO MANGIATO

VOI AVRESTE MANGIATO

LORO AVREBBERO MANGIATO

VEDERE

IO AVREI VISTO

TU AVRESTI VISTO

LUI AVREBBE VISTO

LEI AVREBBE VISTO

NOI AVREMMO VISTO

VOI AVRESTE VISTO

LORO AVREBBERO VISTO

VENIRE

IO SAREI VENUTO

TU SARESTI VENUTO

LUI SAREBBE VENUTO

LEI SAREBBE VENUTA

NOI SAREMMO VENUTI

VOI SARESTE VENUTI

LORO SAREBBERO VENUTI

 

USI DEL CONDIZIONALE PASSATO

Come il condizionale presente, anche il condizionale passato si usa per esprimere:

 un desiderio avrei voluto mangiare la pizza;

 una notizia smentita dai fatti→ secondo le previsioni sarebbe stata una bella giornata, invece piove!

 un dubbio→ non sapevano dove sarebbero andati in vacanza;

 una supposizione→ i ladri sarebbero entrati dalla porta;

 un’opinione→secondo me, avresti dovuto studiare di più;

 un consiglio→ non avresti dovuto dirgli quelle cose, c’è rimasto male;

•Il condizionale passato indica un fatto che poteva realizzarsi nel passato, ma non è stato possibile perché non c’erano le condizioni:

Sarei voluto venire, ma non ho potuto;

Avrei voluto mangiare una pizza, ma siamo andati in ristorante;

Avrebbero preferito andare a Roma, ma i biglietti costano troppo, allora sono andati a Milano;

Avremmo preferito bere del vino bianco, ma non ne avevano;

Sarebbero venuti a cena da noi, ma hanno avuto un contrattempo.

• Il condizionale passato si usa per esprimere un’azione futura dal punto di vista del passato:

Francesca mi ha detto che avrebbe preso un nuovo libro d’italiano;

Luisa mi ha detto che sarebbe rientrata preso.

-Sai a che ora arrivano i ragazzi? -Mi hanno detto che sarebbero arrivati alle 17.00.

-Luisella ha detto che avrebbe comprato il pane, tu compra l’acqua e la carne.

-La professoressa mi ha detto che ci sarebbe stata anche lei, dunque stai tranquilla.

PRATICHIAMO!

CONDIZIONALE PASSATO

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USO DEI VERBI ITALIANI -tabella

TABELLA GENERICA DEI MODI E (TEMPI VERBALI DELLA LINGUA ITALIANA)

IL MODO INDICATIVO

Il modo indicativo serve per esprimere la realtà e la certezza.

Z

PRESENTE

Esprimiamo la realtà:

Io mangio

Io vedo

Io dormo

Z

PASSATO REMOTO

Esprimiamo la realtà nel passato:

Io mangiai

Io vidi

Io dormii

 

Z

PASSATO PROSSIMO

Esprimiamo la realtà nel passato:

Io ho mangiato

Io ho visto

Io ho dormito

Z

TRAPASSATO REMOTO

Esprimiamo la realtà nel passato:

Io ebbi mangiato

Io ebbi visto

Io ebbi dormito

Z

IMPERFETTO

Esprimiamo la realtà nel passato:

Io mangiavo

Io vedevo

Io dormivo

Z

FUTURO SEMPLICE

Esprimiamo la realtà nel futuro:

Io mangerò

Io vedrò

Io dormirò

Z

TRAPASSATO PROSSIMO

Esprimiamo la realtà nel passato:

Io avevo mangiato

Io avevo visto

Io avevo dormito

Z

FUTURO ANTERIORE

Esprimiamo la realtà nel futuro:

Io avrò mangiato

Io avrò visto

Io avrò dormito

CONDIZIONALE

è il modo della cortesia e dei desideri (insieme al congiuntivo lo usiamo per formare il periodo ipotetico).

Z

CONDIZIONALE PRESENTE

Esprimere desiderio e cortesi nel presente:

Io mangerei

Io vedrei

Io dormirei

Z

CONDIZIONALE COMPOSTO

Esprimere desiderio e gentilezza nel passato:

Io avrei mangiato

Io avrei visto

Io avrei dormito

IMPERATIVO

Lo usiamo per dare ordini, esortare, incitare

Z

Mangia!

Vedi!

Dormi!

CONGIUNTIVO

è il modo dell’irrealtà, lo usiamo anche per costruire il periodo ipotetico.

Z

CONGIUNTIVO PRESENTE

Che io mangi

Che io veda

Che io dorma

Z

CONGIUNTIVO IMPERFETTO

Che io mangiassi

Che io vedessi

Che io dormissi

Z

CONGIUNTIVO PASSATO

Che io ebbi mangiato

Che io ebbi visto

Che io ebbi dormito

Z

CONGIUNTIVO TRAPASSATO

Che io avessi mangiato

Che io avessi visto

Che io avessi dormito

TEMPI INDEFINITI

Z

INFINITO

mangiare

vedere

dormire

Z

GERUNDIO

Mangiando

Vedendo

Dormendo

Z

PARTICIPIO

Mangiato

Visto

Dormito

TIPI DI VERBI

VERBI PRONOMINALI

Sono i verbi accompagnati da un pronome.

Z

RIFLESSIVI

I verbi riflessivi sono i verbi accompagnati da un pronome riflessivo:

mi, ti, si, ci, vi, si

Io mi lavo

Io mi vesto

Io mi curo

Z

VERBI PRONOMINALI

verbi con -ci: volerci

verbi con -ne: farne

verbi con -la: contarla

verbi con -le: prenderle

Z

VERBI RECIPROCI

Baciarsi

Abbracciarsi

Volersi

VERBI SPECIALI

I verbi SPECIALI sono verbi che non funzionano come i verbi NORMALI.

Z

VERBI IMPERSONALI

verbi impersonali sono verbi usati senza un riferimento specifico a una persona che ne sia il soggetto. Si usano alla 3a persona singolare dei modi finiti e in tutti i modi indefiniti.

Fanno parte di questa categoria i verbi ATMOSFERICI:

PIOVERE: piove.

Z

PRONOME INDIRETTO AL POSTO DI UN SOGGETTO

Normalmente i verbi sono accompagnati da un soggetto, ma alcuni verbi come per esempio il verbo PIACERE, sono accompagnati da un PRONOME INDIRETTO:

 BASTARE  OCCORRERE
 DISPIACERE  RESTARE
 INTERESSARE  SERVIRE
 MANCARE  VOLERCI

 

Z

I VERBI IRREGOLARI PIù IMPORTANTI

I verbi irregolari sono quei verbi che funzionano in modo diverso rispetto ai verbi REGOLARI. La loro coniugazione è IRREGOLARE:

ESSERE, AVERE, ANDARE sono dei verbi irregolari molto importanti, ricordati di imparare bene la loro coniugazione.

Z

VERBI AUSILIARI

I verbi ausiliari sono quei verbi che aiutano un altro verbo, servono a costruire i TEMPI COMPOSTI, come ad esempio il PASATO PROSSIMO. In italiano i verbi ausiliari sono:

ESSERE e AVERE.

Perché si raccontano le bugie ai bambini?

Perché si raccontano le bugie ai bambini?

LE CLASSICHE BUGIE CHE IN ITALIA SI RACCONTANO AI BAMBINI

è giusto

 

Dire qualche bugia a fin di bene è giusti;

è corretto

Raccontare le bugie è corretto, quando c’è bisogno;

è opportuno;

A volte è opportuno dire qualche bugia, la vita lo richiede;

è necessario;

Quando si ha a che fare con le persone dosoneste o con intenzioni poco chiare è necessario raccontare qualche bugia.

Mentire non è poi così sbagliato

da Dottoressa Verità

TUTTI MENTIAMO

Della Dottoressa Verità

I più bugiardi sono quelli che dicono “io non menti mai”. La bugia è negativa, questo lo sappiamo tutti, ma alle volte, anzi, il più delle volte, nella nostra vita quotidiana siamo obbligati a mentire, perché?

Lo facciamo per svariati motivi, per esempio:

1) Per mantenere la nostra privacy;

2) Per ottenere approvazione;

3) Per non ferire l’altro.

Non con tutte le persone possiamo essere sinceri, non in tutte le circostanze possiamo e dobbiamo essere sinceri, non vogliamo e non dobbiamo, proprio per evitare di ferire le persone, per evitare di essere scartati, ma soprattutto per proteggere la nostra vita personale che a volte viene attaccata da persone curiose (nel senso negativo).

Se vi sentite a disagio, se non volete soddisfare le esigenze compulsive dei curiosoni: MENTITE, MENTITE SPUDORATAMENTE.

Le bugie bianche sono bugie a fin di bene, e siccome il mondo è pieno di persone pericolose, siamo obbligati a mentire per proteggerci. 

non è giusto

 

Non è giusto raccontare le bugie;

è sbagliato

Dire le bugie è sempre sbagliato;

è ingiusto

Mentire è ingiusto;

è disonesto

Mentire è disonesto.

 

IL DIAVOLO FA LE PENTOLE MA NON I COPERCHI

Questo antichissimo proverbio di saggezza popolare dalla valenza un po’ criptica in poche parole significa che le astuzie e le malvagità possono fornire il recipiente per contenere le azioni giudicate riprovevoli, ma non il coperchio per tenerle nascoste ovvero… tutto viene a galla!

LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE

Il significato di questa espressione è che le bugie hanno vita breve perché inevitabilmente la verità viene sempre alla luce, proprio per questo hanno le “gambe corte”, perché la strada che percorreranno sarà breve.

TUTTI I NODI VENGONO AL PETTINE

Stesso significato delle espressioni precedenti: le bugie prima o poi si scoprono.

LE BUGIE VENGONO SEMPRE A GALLA

Stesso significato delle espressioni precedenti.

PRATICHIAMO!

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Le mie vacanze di Natale

Come ho passato le vacanze di natale

Durante le Vacanze di Natale ho trascorso momenti molto belli in compagnia della mia famiglia. Appena finita  la scuola mi sono dedicata alla ricerca dei regali: ho passeggiato in centro, tra le vetrine, per cercare i pensierini da fare ai miei genitori, ai miei nonni e ai miei amici ed è stato molto bello andare alla ricerca di qualcosa che potesse donare un sorriso a chi li avrebbe ricevuti. I miei sforzi sono stati ripagati la mattina di Natale quando, tutti insieme, abbiamo scartato i pacchetti sotto l’albero di Natale che avevamo decorato nei giorni precedenti ascoltando le canzoni di Natale. I miei genitori erano entusiasti di ciò che ho comprato loro e il momento più bello per me è stato quando ho scoperto che avevo ricevuto proprio ciò che gli avevo fatto capire mi sarebbe piaciuto. Anche i miei amici si sono impegnati e mi hanno fatto tantissimi regali carini. Dopo questo momento ci siamo messi a tavola tutti insieme e abbiamo mangiato le prelibatezze che la mamma e la nonna avevano cucinato. Poi, nel pomeriggio, ho raggiunto i miei amici in centro per una cioccolata calda e abbiamo chiacchierato a lungo, raccontandoci cosa avevamo ricevuto. I giorni precedenti al Capodanno, poi, sono trascorsi in serenità: ho fatto i compiti e poi mi sono rilassata guardando le mie serie tv preferite e uscendo con gli amici per goderci ancora l’atmosfera natalizia che permeava tutta la città. Finalmente poi è arrivato il Capodanno! Quest’anno con i miei amici abbiamo organizzato una bellissima festa a casa di uno di noi. Al mattino del 31 dicembre ci siamo incontrati per fare la spesa e, nel primo pomeriggio, abbiamo iniziato a cucinare per il Cenone di San Silvestro. Ci siamo divertiti come pazzi, alternando la cucina a balletti e scherzi. Finiti i preparativi, dopo esserci vestiti e tirati a lucido per la serata, abbiamo inziato a festeggiare tutti insieme: c’era chi sceglieva la musica, chi ballava e così è arrivata la mezzanotte in un batter d’occhio con il momento del brindisi. È stato bellissimo celebrare l’arrivo dell’anno nuovo con loro, ci siamo sentiti uniti come una grande famiglia.

Le vacanze di Natale secondo me significano proprio questo: ritrovarsi con amici e parenti per sentirsi uniti, come una grande famiglia allargata. Questi giorni senza scuola sono volati ed è stato tutto molto emozionante ed emotivamente intenso. Sono riuscita a godermi ogni istante con le persone a cui voglio bene e ho cercato di imprimere dentro al mio cuore questa sensazione di calore che solo le Vacanze di Natale riescono a trasmettere.

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