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IMPARIAMO A DIRE LA NOSTRA

COMPRESNIONE DELLA LETTURA: LEGGI IL TESTO

SAPER LITIGARE

Saper litigare non è una passeggiata, spesso è l’aspetto più rilevante della vita di coppia e si rivela necessario imparare a farlo per prevenire situazioni di grave incomprensione o persino separazioni e divorzi.

La maggior parte delle coppie non sa litigare, per questo i due partner escono dalla lite ciascuno con le idee di prima, se non più irrigidite o peggiori.

Impara due cose:

  • lo scontro aperto conduce all’irrigidimento delle idee precedenti.

  • lo scontro aperto impedisce di comprendere il punto di vista dell’altro.

E’ questo il motivo per cui molti dicono di aver discusso tanto ma che non è servito a niente. Quasi sempre siamo di fronte ad una coppia incapace di litigare correttamente. I litigi in famiglia sono un’arte da apprendere, un punto di arrivo e non di partenza.

Nei litigi in famiglia è necessario passare dallo scontro aperto allo scontro chiuso. Per farlo si devono rispettare alcune regole. Qui di seguito elenco quelle più utili per una coppia con figli o che convive con altre persone (generalmente parenti).

  1. si deve litigare: la coppia che non litiga è una coppia infelice!

  2. creare un ambiente di discussione: la coppia deve avere un suo spazio per litigare. non importa dove ma deve averlo. Al ristorante, all’aperto, al cinema, nella pausa pranzo, dove preferite!

  3. Mai litigare in presenza di terze persone: bambini, parenti e amici non devono mai partecipare attivamente al litigio. Il rischio è che mentre si litiga si possa pensare al dolore che prova il figlio (questo rende passivi o rabbiosi), oppure ricercare l’approvazione di un presente (questo rischia di umiliare o imbarazzare uno dei due partner, alimentandone la carica aggressiva nel medio e lungo periodo). Mai mai mai mai mai mai, ho scritto MAI chiedere una mediazione ai presenti (è il gioco degli schieramenti, coinvolgere altri si rivela disastroso nel lungo periodo).

  4. I litigi possono essere a puntate: non necessariamente un argomento di discussione si risolve sul momento. Una situazione spesso necessita scontri furenti, periodi di calma dove sedimentare.

  5. Il segnale di interruzione: dovete decidere quando è l’ora di smettere. Non tutti abbiamo la stessa tolleranza all’aggressività. Alcune persone possono raggiungere il punto limite molto presto, altri potrebbero continuare per ore senza mai alzare le mani. Quando uno dei due dichiara di essere al limite si deve INTERROMPERE subito, riprenderete la prossima volta.

  6. Contenuti, non fatti: ogni litigio parte da una descrizione di fatti. Spesso si assiste a frasi del tipo “io ti ho detto….tu mi hai risposto…io dunque ho fatto…e tu hai fatto….”. Non porta a nulla questo modo di litigare. E’ necessario parlare di contenuti. “io mi sento…io provo….io sto così”. Parlare di come si vive una situazione avvicina al risultato molto più della semplice descrizione dei fatti.

  7. Attendi prima di rispondere: spesso i litigi sono caratterizzati da continui botta e risposta dove la voce di uno sovrasta quella dell’altra. E’ necessario rendersi conto che le risposte hanno un tempo, va atteso. Il rischio è di umiliare il partner. Se una moglie dice:”io mi sento in imbarazzo quando dici questo ai tuoi amici”, non si può rispondere con ironia o con frasi del tipo “ma non è vero” oppure “ma che dici” o “sei sciocca”. Quando un partner dice come si sente, ha menzionato un fatto incontestabile. Se è in imbarazzo o si vergogna è in imbarazzo e si vergogna. Può non piacere, può essere vissuto come limitante. Queste sono cose che possono essere dette. Aggredire o negare o deridere quando qualcuno mostra una emozione è dannoso e crea rancori e cicatrici.

  8. Parlare sempre in prima persona: buona norma è iniziare le frasi con IO. Se ci pensate bene, la maggior parte delle frasi, nei litigi, inizia con “TU…”. Che altro non è che il famoso dito puntato contro!

  9. Parlane ma non troppo: fa bene confrontarsi con amici e confidenti, evita però di parlarne con tutti. Troppe persone che conosco i dettagli della vostra situazione creano imbarazzo.

  10. Ascolta i consigli giusti: quando ti confronterai con le persone alcuni ti diranno di fare in uno, altri di fare in altro modo. Nessuno ha ragione e nessuno ha torto. Per quanto convinti, sicuri di sé ed accalorati o pacati che siano, tutti questi consigli sono personali, possono aver funzionato per chi li ha detti (e spesso, a ben vedere, non è così) ma voi dovrete adottare soluzioni differenti, personali.

Ricorda sempre:

Il dono di farci arrabbiare è di chi abbiamo amato!

Buon Litigio a tutti!

ARRICCHISCI IL TUO LESSICO

Il testo che hai appena letto è ricco di espressioni fisse, le elenchiamo qui di seguito con il rispettivo significato:

  1. NON ESSERE UNA PASSEGGIATA: non essere facile. Questa è un’espressione che usiamo per dire che una situazione o fare qualcosa non è facile: “vivere con te non è una passeggiata”, “essere genitori non è una passeggiata”. Esiste anche il significato opposto, ESSERE UNA PASSEGGIATA –> ESSERE FACILE: “imparare l’italiano è una passeggiata”.
  2. SCONTRO APERTO: una litigata molto accesa, “ieri sera ho avuto uno scontro aperto con mio figlio”.
  3. NON ESSERE SERVITO A NIENTE: avere fatto o detto qualcosa che non ha cambiato la situazione. “fare tanti esercizi di grammatica non è servito a niente, continuo a non parlare bene”.
  4. PUNTO DI ARRIVO: raggiungimento dell’obiettivo, “parlare bene l’italiano è il mio punto di arrivo”.
  5. PUNTO DI PARTENZA: l’inizio di qualcosa – “fare un corso di italiano è un punto di partenza per imparare questa bellissima lingua”.
  6. A PUNTATE: qualcosa che accade in più volte, “abbiamo visitato l’Italia a puntate, una volta siamo stati a Roma, un’altra volta siamo stati a Genova”.
  7. PUNTO LIMITE: il punto oltre il quale non si può andare, “con la discussione di ieri abbiamo raggiunto il punto limite, sicuramente ci separeremo”.
  8. A BEN VEDERE: considerando bene, facendo ben attenzione, pensandoci bene,  “a ben vedere non andiamo d’accordo”.

 


E TU CHE COSA NE PENSI?

in questa sezione impareremo a dare la nostra opinione su un qualsiasi argomento:

  • DIRE LA PROPRIA
  • CHE COSA NE PENSI?
  • PENSO CHE
  • A MIO PARERE

+ italiano: concordanza dei tempi

CIAO!

CHE MODI E TEMPI VERBALI USIAMO QUANDO:

  • RACCONTIAMO (PARLIAMO DELLA…)  LA VITA DI QUALCUNO (per esempio “la nostra vita”)
  • PARLIAMO DI QUALCOSA
  • PARLIAMO DI UNA SITUAZIONE

  1. presente
  2. passato prossimo
  3. imperfetto
  4. congiuntivo
  5. condizionale

ASCOLTA IL PODCAS

Quando dobbiamo descrivere qualcuno o qualcosa, una situazione, un avvenimento, dobbiamo fare attenzione a due cose molto importanti:

  1. gli aggettivi da usare (di questo argomento abbiamo già parlato in una lezione precedente)
  2. la concordanza dei modi e dei tempi verbali

In questa lezione ci occuperemo proprio della concordanza dei modi e tempi verbali.


Ascolta il podcast

 

 

Qui ti presento uno schema che puoi usare per parlare di qualcuno.


  • Quello che hai appena letto è uno schema generico che può essere usato sia nello scritto sia nel parlato.
  • Possiamo usarlo per presentarci, per presentare qualcuno, ma anche per parlare di qualcosa o una situazione.

Guarda questi esempi:

  • DESCRIVERE QUALCOSA
  1. Com’è adesso?
  2. Com’era?
  3. Com’è stato?

L’ultima cena di Leonardo da Vinci

Risultati immagini per l'ultima cena di leonardo

Il grande affresco (460 x 880 cm) è stato realizzato da Leonardo tra il 1495 e il 1497.

La tecnica utilizzata è una tecnica mista su muro. Esempio di arte sacra tra i più famosi di tutti i tempi.

L’Ultima Cena o Cenacolo di Leonardo da Vinci decora una parete del convento di Santa Maria delle Grazie a Milano. L’affresco rappresenta il momento successivo all’affermazione di Cristo “uno di voi mi tradirà”, e descrive attraverso i gesti, le espressioni e le posture dei corpi, le diverse reazioni degli apostoli alle parole di Gesù; gli apostoli si chiedono increduli, manifestando sgomento e stupore, il significato delle sue parole, si chiedono chi sarà il traditore;regna l’agitazione,lo sconcerto,la discussione.

⇒ Come puoi notare in questo esempio, non sempre è necessario usare tutti i tempi e modi verbali che ci sono nella scheda esemplificativa, a volte possiamo semplicemente usare 1 o 2 tempi verbali.


PRATICHIAMO!

Raccontami qualcosa su di te. Che cosa hai fatto fino ad oggi? Che cosa fai attualmente? Che cosa facevi quando eri adolescente? Che cosa vorresti fare? Che cosa avresti voluto fare?

Scrivi il testo, poi invialo alla tua insegnante per la correzione.


 

+ italiano: c’è crisi

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+ italiano: dolce o salato

CIAO!

In questa lezione impareremo ad usare due aggettivi: zuccherato e salato


Zuccherato e salato

ZUCCHERARE = mettere lo zucchero

AUSILIARE: AVERE

PARTICIPIO PASSATO: ZUCCHERATO

AVERE ZUCCHERATO

-Abbiamo zuccherato il tuo caffè

ZUCCHERATO = AGGETTIVO ⇒ con zucchero

SALARE = mettere il sale

AUSILIARE: AVERE

PARTICIPIO PASSATO: SALATO

-Ho salato la pasta

SALATO = con sale

AUSILIARE: ESSERE

essere salato, essere zuccherato

AMARO = senza zucchero

DOLCE = con zucchero

AUSILIARE: ESSERE

essere dolce, essere amaro

INSIPIDO = senza sapore

-Questa salsa è insipida

NON SAPERE DI NIENTE = non ha sapore

-Questa salsa non sa di niente

METTERE ZUCCHERO, SALE

AGGIUNGERE ZUCCHERO, SALE

A PIACERE = espressione che usiamo per indicare una quantità personale:

-Quanto zucchero ci vuole?

-A piacere!

QUANTO BASTA = espressione che usiamo per indicare una quantità personale:

-Quanto zucchero ci vuole?

-Quanto basta.

ESSERE TROPPO DOLCE = quando in un dolce c’è troppo zucchero

-Questa torna non mi piace, è troppo dolce

ESSERE TROPPO SALATO = quando in un piatto o in un alimento c’è troppo sale

-Questa pizza è immangiabile, è troppo salata

 


Lo zucchero è veleno per il nostro organismo

ASCOLTA IL PODCAST

 

  • COMPRENSIONE DELL’ASCOLTO

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ESPRESSIONI

  • MANGIARE DOLCE

-Io mangio dolce, mi piacciono tantissimo i dolci

  • MANGIARE SALATO

-Mia figlia mangia salato, dovresti vedere quanto sale mette nella pasta, immangiabile per me

  • PREFERIRE IL DOLCE

-Preferiamo i cibi dolci

  • PREFERIRE IL SALATO

-Mio marito non mangia mai dolci, preferisce il salato


PRATICHIAMO!

E TU? CHE COSA PREFERISCI? MANGI DOLCE O SALATO?

Scrivi un testo di almeno 80 parole, invialo alla tua insegnante per la correzione

 

 

+ ITALIANO: LA SVEGLIA SUONA SEMPRE TROPPO PRESTO

CIAO!

In questa lezione impariamo i significati del verbo suonare


 

 

IL VERBO SUONARE

 

La sveglia, l’oggetto più odiato dagli italiani che sono puntualmente in ritardi.

La sveglia è quell’oggetto simpatico e fastidioso ma estremamente utile che suona al mattino per ricordarci che dobbiamo alzarci e andare al lavoro.

Ma attenzione a non confondere la SVEGLIA con  l’esclamazione SVEGLIAAAA! che è l’imperativo del verbo SVEGLIARE.

La sveglia suona al mattino e purtroppo suona sempre troppo presto.

Per riferirci alla sveglia usiamo la terza persona singolare: SVEGLIA.

Ricordati che il participio passato del verbo SUONARE  è SUONATO

Ricordati che il verbo suonare è sempre accompagnato dal verbo AVERE

AVERE SUONATO

  • La sveglia ha suonato alle 7:00 questa mattina

ATTENZIONE!

Il verbo suonare può essere accompagnato anche dal verbo ESSERE = ESSERE SUONATO, ma ha un significato completamente diverso: si dice di una persona tonta o rimbambita

-Non dargli retta, è tutto suonato


 

IL VERBO SUONARE

ESSERE SUONATO

AVERE SUONATO

PARTICIPIO PASSATO = SUONATO

+ società: le abitudini degli italiani

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+ ITALIANO: ESPRIMERE SORPRESA

VERBI ED ESPRESSIONI

SORPRENDERE = prendere, cogliere all’improvviso, inaspettatamente

-Mi sorprende vederti qui

Participio passato: SORPRESO

ESSERE SORPRESO PER QUALCOSA

-Sono sorpreso!

AVERE SORPRESO QUALCUNO

-Il loro atteggiamento ha sorpreso tutti

 

Altri sinonimi:

 

  • SORPRENDERE
  • SORPRENDERSI
  • MERAVIGLIARSI
LEGGI I TESTI

LETTERA 1

Egr. Dottoressa Luisa,

siamo davvero sorpresi dalla Vostra decisione.

Ci ha fatto meraviglia leggere le Vostre parole, pertanto con la presente per comunicarvi la nostra disponibilità a collaborare con Voi.

Attendiamo di fissare un appuntamento con il responsabile del settore abbigliamento.

LETTERA 2

Egr. Dottoressa Luisa,

siamo davvero sorpresi dalla Vostra decisione.

Ci ha fatto meraviglia leggere le Vostre parole, siamo davvero dispiaciuti per quanto accaduto e per avervi causato disagio.Con la presente per comunicarvi la nostra disponibilità a collaborare con Voi e rimediare il danno.

Attendiamo di fissare un appuntamento con il responsabile del settore abbigliamento.


Come puoi aver notato nel testo 1 e nel testo 2  le situazioni sono completamente diverse. La prima è positiva, la seconda è negativa.

Possiamo esprimere sorpresa sia per le situazioni positive che per quelle negative, usiamo gli stessi verbi e le stesse espressioni (in via del tutto generale).

MODI VERBALI DA USARE

SORPRENDERE + INDICATIVO

-Mi sorprende vederti qui

SORPRENDERE + CHE + CONGIUNTIVO

-Mi sorprende che tu sia qui

ESSERE SORPRESO + INDICATIVO

-Sono sorpreso!

AVERE SORPRESO + INDICATIVO

-Hanno sorpreso tutti

ESPRESSIONI

RESTARE\RIMANERE A BOCCA APERTA

-Vederti mi ha lasciato a bocca aperta

ESSERE SBIGOTTITO

-Sono sbigottito dal suo atteggiamento

ESSERE SBALORDITO

-Siamo sbalorditi dalla situazione che si è creata

RESTARE\RIMANERE SENZA PAROLE

-Siamo rimasti senza parole

C’è qualcosa che ti ha sorpreso ultimamente? Sia in positivo che in negativo?

Raccontalo con parole tue usando le espressioni che hai appreso in questa lezione.

INVIA IL TUO TEMA ALLA TUA INSEGNANTE, RICEVERAI LA CORREZIONE

13 + 10 =

+ ITALIANO: ESPRIMERE PENTIMENTO

CIAO!

In questa lezione impariamo ad esprimere PENTIMENTO

 


Per esprimere pentimento generalmente usiamo il verbo PENTIRSI che è un verbo riflessivo:

 

IO MI PENTO

TU TI PENTI

LUI \ LEI SI PENTE

NOI CI PENTIAMO

VOI VI PENTITE

LORO SI PENTONO

 

PARTICIPIO PASSATO: PENTITO

AUSILIARE: ESSERE ⇒ ESSERSI PENTITO

FORMA NEGATIVA: NON ESSERE PENTITO \ NON ESSERSI PENTITO


PENTIRSI + DI

-Mi pento di non essere andato a studiare in Italia

-Ci pentiamo di non averlo invitato a cena

SINONIMI DI PENTIRSI:

  • RAMMARICARSI
  • RIMPIANGERE
  • RINCRESCERSI
  • CAMBIARE IDEA, CAMBIARE PARERE, CAMBIARE OPINIONE
  • AVERE RIMPIANTI

ATTENZIONE AGLI ERRORI!

L’Insegnante legge il tema di Paolo. Paolo scrive: sono insieme ad una donna […]

Le espressioni corrette per dire che abbiamo una relazione con qualcuno sono:

STARE INSIEME A QUALCUNO

STARE CON QUALCUNO


Espressioni utili

NON MI SONO MAI PENTITO DI NIENTE

espressione che usiamo per dire che non siamo pentiti

-Non ci siamo mai pentiti di niente

SENTIRSI \ ESSERE A PERSONA MIGLIORE AL MONDO

L’UOMO MIGLIORE AL MONDO

LA DONNA MIGLIORE AL MONDO

-Sono l’uomo migliore al mondo

VANTARSI = avere un’eccessiva autostima di sé stessi e parlare eccessivamente bene di sé stessi

-Non vantarti troppo, tanto lo sappiamo chi sei

ESSERE UN’ECCEZIONE

-Noi siamo un’eccezione, non prenderci in considerazione

SOPPORTARE SITUAZIONI POCO PIACEVOLI \ DIFFICILI = quando qualcosa non va bene ma noi accettiamo comunque

-Inutile sopportare situazioni poco piacevoli

ESSERE GIUDICATO MALE = quando gli altri hanno un giudizio negativo su di noi

-Non voglio licenziarmi, non voglio essere giudicato male dai miei amici

 

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+ italiano: che ridere!

CIAO!

In questa lezione imparerai il vocabolario dell’umorismo


ESPRESSIONI

FARE RIDERE = quando qualcosa o qualcuno ci causa una risata

Paolo mi ha fatto ridere

Questa situazione mi fa ridere

RIDERE

manifestare una spontanea e per lo più improvvisa reazione di ilarità, gioia

-I ragazzi ridono mentre guardano un film

AVERE RISO = participio passato di RIDERE

-Abbiamo riso tutta la sera

FARE UNO SCHERZO \ SCHERZARE = esprimersi e comportarsi senza serietà, celiare, fare scherzi, prendersi gioco di cose o persone

-Abbiamo fatto uno scherzo a Gianni

AVERE SCHERZATO = participio passato di scherzare

-Abbiamo scherzato sui nostri difetti

RACCONTARE UNA BARZELLETTA = storiellaAggiungi un suggerimento spiritosa che si racconta per provocare il riso o si pubblica a scopo umoristico su giornali o riviste

-Ci siamo divertiti molto ieri sera, Paolo ha raccontato due barzellette

FARE UNA BATTUTA = quando diciamo una frase scherzosa a qualcuno

-Gianni ha fatto una battuta che mi ha fatto ridere

 

Non tutti gli scherzi riescono bene, a volte le battute che facciamo non fanno ridere, allora facciamo UNA BRUTTA FIGURA, oppure alcuni scherzi nascono un secondo fine, che potrebbe essere quello di offendere o ferire qualcuno:

FARE UNA BATTUTA DI PESSIMO GUSTO = uno scherzo brutto, che offende

FARE UNA BATTUTA INFELICE = dire una frase che invece ché fare ridere offende

 


Qui alcuni errori molto divertenti di alcuni alunni di Litalianoacasatua.com:

  • -Sono scremato (invece che stremato) dalla fatica
  • -Mi hanno rapito (invece che rubato) il cellulare
  • -In autostrada sono vietate le immersione a U (al posto di inversione a U)
  • -La birra doppio smalto (al posto di malto).
  • -Le scorie (al posto di scaglie) di parmigiano reggiano.
  • -La pasta con le gondole ( al posto di vongole) veraci.
  • -Me lo avvolge nella carta spagnola (al posto di carta stagnola)

 

 

LEGGI IL TESTO

Un gruppo di amiche è in viaggio e sta cercando un albergo dove passare la notte.
Ne trovano uno molto particolare che espone uno strano cartello che dice:
– “Per sole donne”Incuriosite, decidono di entrare.
All’interno il portiere spiega loro come funziona:
– “L’albergo ha 5 piani in tutto. Salite un piano alla volta, e quando trovate cosa state cercando, potete fermarvi lì. E’ facile decidere, poiché ogni piano ha dei cartelli che riportano scritto cosa vi troverete. La sola regola è che, una volta lasciato il piano, non ci potete tornare”.

Le ragazze, sempre più incuriosite, decidono di rimanere.

Salgono al primo piano e il cartello dice:
– “Tutti gli uomini qui sono mediocri amanti, ma in compenso sono sensibili e gentili”.
Le amiche scoppiano a ridere e senza esitazione salgono al secondo piano.

Il cartello del secondo piano dice:
– “Tutti gli uomini qui sono degli esperti amanti, ma trattano le donne male”.
Non fa per loro, quindi salgono le scale.

Le ragazze raggiungono il terzo piano dove il cartello dice:
– “Qui tutti gli uomini sono grandi amanti e attenti alle esigenze delle donne”.
Andrebbe già bene, ma ci sono ancora due piani da visitare.

Raggiungono così il quarto piano dove il cartello dice:
– “Qui tutti gli uomini sono bellissimi. Sono anche sensibili e premurosi. Sono amanti perfetti. Inoltre sono tutti single, ricchi e affascinanti”.
Le ragazze sorridono maliziose, sono molto tentate di fermarsi ma decidono che sarebbe un peccato non vedere cosa riserva l’ultimo piano.

Quando raggiungono il quinto piano, il cartello dice:
– “Qui non ci sono uomini. Questo piano è stato costruito solo per dimostrare che non c’è mai modo di accontentare una donna”.

Esiste anche un analogo albergo per soli uomini…
Al primo piano c’è un cartello che dice:
– “Donne piacenti che parlano solo se necessario”.


In Italia le barzellette più comuni sono su:

donne
carabinieri
suocere
moglie e marito

 

 

Racconta un episodio che hai vissuto in prima persona o che è successo ad un’altra persona che ti ha fatto ridere.

Scrivi il testo seguendo queste indicazioni:

A chi è successo?

Quando?

Dove?

Cosa è successo?

Qual è stata la tua (o sua reazione)?

11 + 2 =

+ italiano: appuntamento galante

+ ITALIANO

Quando Marta dice: “per stasera sono io il dessert” dà alla frase quello che noi chiamiamo  UN SECONDO FINE, UN DOPPIO SENSO.

Il doppio senso e il secondo fine li usiamo per non essere troppo diretti, ma per essere o simpatici o delicati.

SIMPATICI, quando vogliamo dire qualcosa di bello in modo simpatico.

DELICATI, quando dobbiamo dire qualcosa di brutto e non vogliamo essere troppo diretti.

La lista di queste espressioni è infinita, per poter spiegare bene il loro significato dobbiamo avere ben chiaro in mente il contesto situazionale.


 

 

LEGGI IL TESTO

Marco è un ragazzo di 17 anni, preso dal divertimento e niente di più. Una mattina si alza, come al solito fa colazione, fa la doccia ed esce per andare dal barbiere senza mettere in ordine la sua stanza e lasciando il tavolo della cucina completamente in disordine.

Quando sua madre rientra a casa si arrabbia così gli telefona:

MARCO: pronto mamma…

MAMMA: Marco… dove sei?

MARCO: sono dal barbiere, faccio il taglio e rientro, vuoi sapere se rientro per pranzo?

MAMMA: esatto, voglio sapere se rientri per pranzo, perché ho preparato un bel pranzetto per te

(dice arrabbiata)

Marco si accorge che la mamma non è affatto di buon umore, così dice:

MARCO: va bene mamma, arriva verso l’una.

 


La mamma di Marco con la frase perché ho preparato un bel pranzetto per te, non si riferisce al pranzo in sé, ma si riferisce alla ramanzina che gli farà appena rientrerà a casa.

Il pranzo è la ramanzina.


 

LEGGI IL TESTO POI RISPONDI ALLE DOMANDE

 

CAPO: Vanessa, stasera è libera?

VANESSA: a che ora?

CAPO: per l’ora di cena…

VANESSA: perché? Generalmente a quell’ora sono a casa con la mia famiglia, per caso c’è qualche riunione extra?

CAPO: sì, ti sto invitando a fare delle ore extra, a casa mia…

Vanessa non è una ragazza timida, non si lascia intimorire dal tono sicuro e intimidatorio del suo capo così gli risponde per le rimeAggiungi un suggerimento

VANESSA: mi dispiace per Lei, le ore extra dopo cena le faccio solo con mio marito.


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GUIDA: come descrivere un’opera letteraria

Come descrivere un’opera letteraria

 

Che cos’è un testo?

Il termine testo (dal latino textus “intreccio, tessuto”) sta ad indicare un insieme di parole, scritte od orali, strutturato in base alle norme di una certa lingua per comunicare un messaggio: proprio come i fili del telaio che, intrecciandosi secondo lo schema imposto dalla macchina, formano un determinato tessuto.

Per raggiungere il suo scopo, un testo deve innanzitutto essere comprensibile, completo e coerente.

Per ottemperare al primo requisito, la comprensibilità, occorre ovviamente che il testo sia espresso in un codice linguistico noto a chi lo legge o lo ascolta: è chiaro, ad esempio, che possiamo intendere un testo in lingua straniera soltanto se conosciamo quella lingua.

Circa la completezza, un testo può essere sì comprensibile per quanto attiene alla lingua in cui è espresso, ma risulta inutile se manca qualche elemento fondamentale del messaggio che intende trasmettere. Se, ad esempio, in una stazione ferroviaria leggiamo o ascoltiamo dall’altoparlante questo annuncio: “Il treno delle ore 11 per Parigi”, che cosa possiamo capire? Nulla, poiché al testo manca l’elemento fondamentale che ci dica che cosa fa il treno per Parigi delle ore 11: arriva? ritarda? parte? è stato soppresso?

Infine, un testo deve possedere coerenza, cioè il suo contenuto deve essere strutturato secondo un’organizzazione logica di pensiero: altrimenti non comunica nulla e perciò non ha scopo alcuno. Ad esempio, un testo che affermi: “Le scimmie sono solite esplodere nell’immenso”, essendo privo di coerenza logica, non ha valore comunicativo.

Tipi di testo

Orientando la nostra indagine sul testo scritto, individuiamo subito una prima fondamentale suddivisione: esso, infatti, può essere letterario oppure non letterario, cioè pragmatico o d’uso.

Il testo letterario è scritto con l’intento di costituire un’opera d’arte. Una volta stabilito ciò che intende comunicare, l’autore studia attentamente l’uso della lingua e dei suoi mezzi espressivi per conseguire l’orma più efficace e più ricca di significato, stimolando la sensibilità emotiva e la capacità interpretativa del lettore.

Il testo letterario scaturisce dall’interiorità dell’autore, è una “finzione” che nasce dalla sua fantasia, anche quando riguarda fatti reali, e dalla sua sensibilità, costituendo un’interpretazione particolare e soggettiva dell’animo umano e del mondo.

Per comprendere pienamente un testo letterario non è sufficiente conoscere il codice linguistico in cui è scritto (livello denotativo), poiché termini e immagini si caricano di significati che vanno ben oltre il piano letterale rendendo più ricco e complesso significato del testo (livello connotativo).

Il testo non letterario è detto anche pragmatico o d’uso perché è scritto per uno scopo pratico e del tutto privo d’intendimenti artistici. Si avvale di un linguaggio ordinario, preciso, spesso essenziale e univoco nel significato. L’attenzione di chi le fruisce è completamente attirata dal contenuto, evidente del testo, che non necessita d’ulteriori e sottili interpretazioni. Il mondo in oggetto è quello reale, cose e avvenimenti sono concreti. Per comprendere il testo non letterario è sufficiente la conoscenza del codice linguistico in cui è scritto (livello denotativo)

I testi non letterari possono essere usati:

  • per informare:
    descrivono com’è fatta una cosa (ad es., un articolo di un giornale di moda che descrive un abito);
    espongono un argomento per spiegarlo al destinatario (ad es., una voce d’enciclopedia);
    narrano un fatto (ad es., un articolo giornalistico di cronaca);
  • per esprimere emozioni o giudizi:
    esprimono emozioni e sentimenti (ad es., una lettera, un diario);
    spiegano e valutano opere letterarie o d’arte (ad es., una recensione di un libro oppure un saggio critico);
  • per prescrivere comportamenti e persuadere:
    dettano regole (ad es., un testo giuridico, oppure le istruzioni per l’uso di un apparecchio o di un medicinale);
  • argomentano (cioè sostengono con argomenti) un’opinione (ad es., un discorso politico, un articolo di fondo, un saggio di filosofia).

Il testo letterario e i generi

Adottando una suddivisione un po’ approssimativa ma molto pratica, possiamo distinguere tre fondamentali tipi di testo letterario: quello di narrativa (in prosa), quello di poesia (in versi), quello teatrale (destinato ad essere recitato in teatro).

Ciascuno di essi comprende vari generi, cioè raggruppamenti d’opere omogenee caratterizzate da un preciso rapporto tra argomento trattato e forma espressiva. Ad esempio, il poema epico è tale perché tratta di guerra, d’eroi e delle loro eccezionali imprese ed è scritto in versi, in un linguaggio alto e solenne, denso di formule espressive ricorrenti.

L’idea della classificazione dei generi letterari risale al filosofo greco Aristotele (IV secolo a.C.), che tuttavia distingueva solamente il genere narrativo e quello drammatico.

Con l’andare del tempo la classificazione ha subito numerose trasformazioni, dando luogo sia a suddivisioni alquanto minuziose, sia a contaminazioni tra i generi tali da renderne difficile la definizione.

E’ molto importante che il lettore sappia identificare i vari generi letterari per poter riconoscere gli elementi costitutivi di un testo, onde classificarlo e valutarlo criticamente in modo adeguato.

I testi di narrativa comprendono:

  • mito;
  • leggenda;
  • fiaba;
  • favola;
  • novella o racconto;
  • romanzo.

Quelli di poesia comprendono i generi:

  • epico;
  • lirico;
  • didascalico – allegorico.

Infine quelli teatrali comprendono:

  • tragedia;
  • commedia;
  • farsa;
  • dramma;
  • melodramma.

Tra i testi di narrativa, il genere della novella o racconto e quello del romanzo si suddividono a loro volta in numerosi sottogeneri, secondo la tematica (ad es., romanzo d’avventura, d’amore, storico, cavalleresco, poliziesco, nero, rosa, ecc.), degli intenti dell’autore (ad es., romanzo umoristico, realistico, psicologico, ecc.) o del valore artistico (ad es., romanzo classico, d’appendice, di consumo, ecc.).

Soprattutto in questo secolo, e in particolare negli ultimi decenni, si è verificata una vera e propria proliferazione di sottogeneri e, all’interno dei sottogeneri, di un gran numero di sottospecie (ad es., il romanzo giallo può essere d’azione, psicologico, sociale, politico, di spionaggio, ecc.).

Lo schema di pagina seguente riassume tutto il nostro discorso sul testo.

 

 

ANALISI DI UN TESTO LETTERARIO

LE AVVENTURE DI PINOCCHIO di Carlo Collodi

Come andò che Maestro Ciliegia, falegname,
trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino.

— C’era una volta…
— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
— No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle
stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di
un vecchio falegname, il quale aveva nome Mastr’Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro
Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.
Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto; e dandosi una fregatina di
mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:
— Questo legno è capitato a tempo; voglio servirmene per fare una gamba di tavolino. —
Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo; ma quando
fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentì una vocina
sottile sottile, che disse raccomandandosi:
— Non mi picchiar tanto forte!

—Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!
Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e
non vide nessuno! Guardò sotto il banco, e nessuno; guardò dentro un armadio che stava sempre
chiuso, e nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; aprì l’uscio di bottega
per dare un’occhiata anche sulla strada, e nessuno. O dunque?…
— Ho capito; — disse allora ridendo e grattandosi la parrucca — si vede che quella vocina me la son
figurata io. Rimettiamoci a lavorare.

—E ripresa l’ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno.
— Ohi! tu m’hai fatto male! — gridò rammaricandosi la solita vocina.
Questa volta maestro Ciliegia restò di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca
spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana.
Appena riebbe l’uso della parola, cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento:
— Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?… Eppure qui non c’è anima viva. Che sia per
caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino? Io non lo
posso credere. Questo legno eccolo qui; è un pezzo di legno da caminetto, come tutti gli altri, e a
buttarlo sul fuoco, c’è da far bollire una pentola di fagioli… O dunque? Che ci sia nascosto dentro
qualcuno? Se c’è nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora l’accomodo io!

—E così dicendo, agguantò con tutte e due le mani quel povero pezzo di legno, e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della stanza.
Poi si messe in ascolto, per sentire se c’era qualche vocina che si lamentasse. Aspettò due minuti, e
nulla; cinque minuti, e nulla; dieci minuti, e nulla!
— Ho capito; — disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi la parrucca — si vede che quella
vocina che ha detto ohi, me la son figurata io! Rimettiamoci a lavorare. —
E perché gli era entrata addosso una gran paura, si provò a canterellare per farsi un po’ di coraggio.
Intanto, posata da una parte l’ascia, prese in mano la pialla, per piallare e tirare a pulimento il pezzo di legno; ma nel mentre che lo piallava in su e in giù, sentì la solita vocina che gli disse ridendo:
— Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo!

—Questa volta il povero maestro Ciliegia cadde giù come fulminato. Quando riaprì gli occhi, si trovò
seduto per terra.
Il suo viso pareva trasfigurito, e perfino la punta del naso, di paonazza come era quasi sempre, gli era
diventata turchina dalla gran paura.


 

Svolgi il seguente esercizio

ANALISI DEL TESTO

COMPLETA LA SEGUENTE TABELLA

AUTORE

TITOLO

GENERE

LINGUAGGIO

DOVE SI SVOLGONO I FATTI?

CHI SONO I PERSONAGGI?

CARATTERISTICHE FISICHE DEI PERSONAGGI

CARATTERISTICHE CARATTERIALI DEI PERSONAGGI

CHE COSA FANNO I PERSONAGGI?

QUALI SONO LE LORO AZIONI PRINCIPALI?

TRAMA: RACCONTA LA STORIA SOTTO FORMA DI RIASSUNTO (almeno 80 parole)

Consegna l’esercizio alla tua insegnante via email

+ ITALIANO: HALLOWEEN, SANTI E MORTI

Ciao!

COMPRENSIONE DELL’ASCOLTO: C1

COMPOSIZIONE SCRITTA: C2

IMPARIAMO: NUOVE ESPRESSIONI, CULTURA E TRADIZIONI


ASCOLTA IL PODCAST…

HALLOWEEN NON è UNA FESTA ITALIANA

 

 

VOCABOLARIO

MACABRO= caratterizzato dagli aspetti più vistosi e impressionanti della morte

-aspetto macabro

-scena macabra

-gusto macabro


LEGGI IL TESTO…

Come si festeggia Halloween in italia – una tradizione per noi recente, che si è fusa con le ricette, le ricorrenze e i costumi del nostro paese.

“Offri o soffri?” era l’originale rielaborazione italiana di “Tricks or treat?”, che giocava proprio sull’omofonia delle due parole esattamente come avviene nei paesi anglosassoni.

La festa di Halloween è diffusa in Italia solo da pochi decenni; si potrebbe anzi azzardare che una vera italianizzazione della notte più macabra dell’anno sia avvenuta solo qualche anno fa, raggiungendo prima di molte altre le grandi città, come Milano, Roma, Torino e Bologna.

Ciò però è vero solo considerando la festa di Halloween dal punto di vista moderno e consumistico: negli ultimi anni, la notte delle streghe ha assunto una valenza materialistica, svestendosi delle chiavi simboliche con cui aveva avuto inizio.

La festa del costume è radicata in luoghi come America, Irlanda, Gran Bretagna: è noto che in questi paesi la corsa al costume più orrido ed alla maschera più macabra inizino già verso i primi di ottobre, come una sorta di preparazione ad un rituale di cui sembra essere rimasto solo l’involucro.

La domanda più diffusa e conosciuta in Italia, oggi, è “Dolcetto o scherzetto?”: così, anche i bambini italiani festeggiano la notte di Halloween ricevendo dolciumi e prelibatezze da familiari ed amici.

La notte stregata però non rappresenta motivo di svago e divertimento solo per i bambini: la diffusione che si è sviluppata dagli Stati Uniti ha fatto sì che questa festa diventasse anche qui festa non solo dei bambini, ma anche (e forse soprattutto) degli adulti, per i quali i locali notturnie le discoteche organizzano ogni anno feste a tema, rievocando le atmosfere tipiche della notte delle streghe.

Halloween diventa così un secondo carnevale da festeggiare seguendo le antiche tradizioni celtiche da cui la festa della notte delle streghe ha origine: uomini e donne travestiti da diavoli, streghe e personaggi raccapriccianti dei più diffusi film horror danzano e si divertono nei locali alimentando il mercato delle maschere dell’orrore.

Anche la cultura culinaria ha mutuato alcune ricette direttamente dalle tradizioni agricole delle popolazioni celtiche: molti i piatti a base di zucca, alimento che in autunno è molto diffuso.
Risotti alla zucca, antipasti e torte salate, paté di zucca, pane alla zucca, sfogliate e tortini, sono solo alcune delle ricette più prelibate di queste tradizioni culinarie.

Da non dimenticare i dolci, che sono le vere prelibatezze della festa di Halloween: merende a base di marmellate di zucca, crostate e torte della tradizione, che non mancano nelle tavole imbandite in occasione dei festeggiamenti.


PRATICHIAMO!

HALLOWEEN - SANTI - MORTI

Name Email
Halloween è una tradizione:
Si festeggia il:
Qual è la simbologia di Halloween?
Quando viene festeggiata la festa di Ognissanti?
Che cosa si festeggia il 1 novembre?
Il 2 novembre si celebra:
Nel tuo paese esiste una festa dedicata ai "cari defunti"? Se sì, descrivi la tradizione.
Che cosa si prepara per i morti?
Che cosa vuol dire: ESSERE UNA TOMBA?
Che cosa significa ESSERE MORTO DI FAME?

+ ITALIANO: NON ESSERE IN GRADO DI

NON ESSERE IN GRADO DI

NON ESSERE IN GRADO DI + VERBO ALL’INFINITO

NON ESSERE CAPACE DI + VERBO ALL’INFINITO

Sono due espressioni che in italiano usiamo per esprimere un’incapacità fisica o psichica:

 

Mio figlio non è in grado di mettere in ordine la sua stanza

Mio marito non è in grado di preparare il pranzo

Mi scusi professoressa, ma non sono in grado di leggere questo testo, è troppo difficile per me

 

QUESTE ESPRESSIONI ESISTONO ANCHE NELLA FORMA AFFERMATIVA

Essere in grado di + verbo all’infinito

Essere capace di + verbo all’infinito

hanno il significato opposto: essere in grado, avere le capacità fisiche, mentali o materiale per fare, dire qualcosa.

LESSICO ED ESPRESSIONI

LITIGARE E BISTICCIARE

venire a diverbio con qualcuno, spesso ricorrendo a espressioni ingiuriose e a offese:

stanno sempre a litigare

con : ha un pessimo carattere, litiga con tutti;

per: Mario e suo figlio hanno litigato per la questione della casa

DISCUTERE ANIMATAMENTE

hanno discusso animatamente per questioni di lavoro

AVERE UNA DISCUSSIONE ACCESA

abbiamo avuto una discussione accesa per motivi futili

AVERE DISCUSSO

abbiamo discusso per i soldi

AVERE LITIGATO

abbiamo litigato con tutti per difendere le nostre ragioni

AVERE BISTICCIATO

ho bisticciato con mio figlio perché non vuole più studiare

SCONTRARSI

ho un rapporto difficile con mio figlio, ci scontriamo quasi tutti i giorni

SCRIVI UN TESTO DI 120 PAROLE

 

Ti sarà capitato almeno una volta nella vita di litigare con qualcuno, racconta la tua esperienza: qual o quali sono state le motivazioni che hanno scatenato il litigio? Come ha reagito l’altro? Come ti sentivi?

Com’è andata a finire?

(invia il tuo testo alla tua insegnante via email)

+ ITALIANO: ESPRIMERE PREOCCUPAZIONE

Esprimere preoccupazione

  • ESSERE PREOCCUPATA + PER + QUALCUNO \ QUALCOSA

Sono preoccupata per mio figlio, è due giorni che non risponde al telefono

  • PREOCCUPARSI \ NON PREOCCUPARSI

Non ti preoccupare per tu figlio, sta molto bene, in questo periodo non ha voglia di parlare con nessuno, ecco perché non risponde al telefono

  • DARE DA PENSARE

Il fatto che mio figlio non risponda al telefono mi dà da pensare

 

  • ESSERE IN PENSIERO PER QUALCUNO\QUALCOSA

Sono in pensiero per mio mio, non mangia da due giorno

  • AVERE PAURA

Ho paura per l’esame, speriamo che vada tutto bene

  • ESSERE SPAVENTATO \ SPAVENTARSI

Sono un po’ spaventato per l’esame, l’insegnante ha detto che sarà molto difficile

  • ESSERE ANGOSCITO

Adesso che so che lei non sta bene sono angoscito

  • CHE COSA C’è? ⇒ domanda che facciamo a qualcuno quando sospettiamo la sua preoccupazione per qualcuno o qualcosa
  • C’è QUALCOSA CHE NON VA? ⇒ domanda che facciamo a qualcuno quando sospettiamo la sua preoccupazione per qualcuno o qualcosa
  • C’è QUALCOSA CHE TI PREOCCUPA? ⇒ domanda che facciamo a qualcuno quando sospettiamo la sua preoccupazione per qualcuno o qualcosa
  • SEI PREOCCUPATO PER QUALCUNO? ⇒ domanda che facciamo a qualcuno quando sospettiamo la sua preoccupazione per qualcuno o qualcosa

 

LEGGI IL TESTO

 

Buongiorno dottore,

Ho un figlio di 18 anni, da sempre in crisi con la scuola (vissuta negativamente a partire dalla primaria) ma per il resto sempre attivo, ora, dopo la morte del padre per malattia, rifiuta di andare scuola e di proseguire con gli allenamenti sportivi ai quali mai avrebbe rinunciato prima. Passa le mattinate a letto e tutto il tempo a vedere film. Tuttavia non appare depresso, nei fine settimana vede gli amici, durante la settimana vede spesso la sua ragazza, se non gli si dice nulla ride e scherza, mangia e qualche volta lava pure i piatti, un giorno ha pure ridipinto la sua stanza, ma non dà spiegazioni a nessuno e non c’è modo di smuoverlo e convincerlo a riprendere la sua vita in mano. Io sono molto preoccupata per lui, ma non so come aiutarlo. Ha più volte rifiutato l’aiuto di uno psicologo, si irrigidisce se si prova a entrare nel merito del suo comportamento e se si insiste si inferocisce ed esce di casa. La situazione perdura da mesi e le assenze da scuola sono ormai tali da aver pregiudicato l’anno scolastico. Tuttavia questa è la cosa meno importante…


Carissima, lei ha un compito difficile, stare vicina a suo figlio e cercare di capire il disagio che comunque, si sta portando dentro.

Aspettare forse è la cosa migliore, ci vorrà pazienza, ma piano piano se suo figlio riuscirà a trovare senso a ciò che è accaduto e troverà chi riesce a contenere il suo disagio e dargli forza, ne uscirà. Purtroppo, evidentemente, è ancora troppo presto.
Se vuole raccontarmi qualcosa in più sono a sua disposizione.

Lei non stia troppo in pensiero, suo figlio ha solo bisogno di tempo.
Saluti.
Dott.ssa Barbara De Luca

RISPONDI ALLE SEGUENTI DOMANDE (nel tuo quaderno, nella sezione “lascia un commento” o via email, la tua insegnante le correggerà per te)

  1. C’è qualcosa che ti preoccupa in questo momento?
  2. In generale per cosa ti preoccupi? Lavoro, scuola, famiglia, salute.
  3. Racconta un episodio molto importante della tua vita che ti ha fatto stare in pensiero (almeno 50 parole)

 

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