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+ LETTERATURA: FRANCESCO PETRARCA

LEGGI IL TESTO

IL CANZONIERE DI PETRARCA

Il Canzoniere, meno comunemente conosciuto col titolo originale in latino Francisci Petrarchae laureati poetae Rerum vulgarium fragmenta (“Frammenti di componimenti in volgare di Francesco Petrarca, poeta coronato d’alloro”), è la storia, raccontata attraverso la poesia, della vita interiore di Petrarca.

La raccolta comprende 366 (365, come i giorni dell’anno, più uno introduttivo: “Voi ch’ascoltate”) componimenti: 317 sonetti (86.5%), 29 canzoni (8%), 9 sestine(2.5%), 7 ballate (2%) e 4 madrigali (1%). Non raccoglie tutti i componimenti poetici del Petrarca, ma solo quelli che il poeta scelse con grande cura; altre rime (extravagantes) andarono perdute o furono incluse in altri manoscritti. La maggior parte delle rime del Canzoniere è d’argomento amoroso, una trentina sono di argomento morale, religioso o politico.

Sono celebri le canzoni Italia mia e Spirto gentil nelle quali il concetto di Patria si identifica con la bellezza della terra natale, sognata libera dalle lotte fratricide e dalle milizie mercenarie. Fra le canzoni più celebri ricordiamo anche Chiare, fresche e dolci acque e tra i sonetti Solo et pensoso i più deserti campi.

Per lungo tempo, si è pensato che le due parti in cui risulta diviso il manoscritto originale del Canzoniere (Vat. lat. 3195) permettessero di distinguere le rime “in vita” e dai componimenti “in morte” di Madonna Laura. Attualmente si è propensi a credere che la bipartizione della raccolta rispecchi, in chiave simbolica, le distinte fasi di un tormentato percorso di maturazione del poeta, che vole e seppe passare dall’infatuazione giovanile per l’Amore e la Gloria (prima parte: rime I-CCLXIII), ad una matura e più cristiana dedizione ai valori della Carità e della Virtù ( (seconda parte: CCLXIV-CCCLXVI) Secondo alcuni studiosi (in particolare Marco Santagata e Giovanni Biancardi) la struttura del Canzoniere istituirebbe uno stretto legame simbolico (di sapore pienamente medioevale) fra l’intera vita del poeta e l’anno solare: le rime del Canzoniere sono infatti 366, come i giorni che trascorrono dall’inizio di un anno (la vita terrena) al ritorno della medesima data (principio di una nuova esistenza dell’anima, in cielo). Secondo queste ipotesi calendariali, alcune date acquisirebbero un valore particolare per la struttura dell’opera. Prima fra tutte il 6 aprile (giorno in cui, nel 1327, Petrarca si innamorò, ma anche giorno in cui, nel 1348, Laura morì). Fondamentali, inoltre, risulterebbero il giorno anniversario della nascita di Petrarca, 20 luglio, e quello della sua incoronazione poetica a Roma (8 aprile): tra l’uno e l’altro, trascorrono 263 giorni e giustappunto 263 sono le rime che compongono la prima parte del Canzoniere.

LESSICO

CELEBRE

popolare, famoso.

SOMMO

alto, grande.

DIPARTIZIONE

dividere, suddividere, separare.

PROPENSO - ESSERE PROPENSO

Essere disposto, incline, favorevole.

SVOLGI IL SEGUENTE ESERCIZIO

+ italiano: appuntamento galante

+ ITALIANO

Quando Marta dice: “per stasera sono io il dessert” dà alla frase quello che noi chiamiamo  UN SECONDO FINE, UN DOPPIO SENSO.

Il doppio senso e il secondo fine li usiamo per non essere troppo diretti, ma per essere o simpatici o delicati.

SIMPATICI, quando vogliamo dire qualcosa di bello in modo simpatico.

DELICATI, quando dobbiamo dire qualcosa di brutto e non vogliamo essere troppo diretti.

La lista di queste espressioni è infinita, per poter spiegare bene il loro significato dobbiamo avere ben chiaro in mente il contesto situazionale.


 

 

LEGGI IL TESTO

Marco è un ragazzo di 17 anni, preso dal divertimento e niente di più. Una mattina si alza, come al solito fa colazione, fa la doccia ed esce per andare dal barbiere senza mettere in ordine la sua stanza e lasciando il tavolo della cucina completamente in disordine.

Quando sua madre rientra a casa si arrabbia così gli telefona:

MARCO: pronto mamma…

MAMMA: Marco… dove sei?

MARCO: sono dal barbiere, faccio il taglio e rientro, vuoi sapere se rientro per pranzo?

MAMMA: esatto, voglio sapere se rientri per pranzo, perché ho preparato un bel pranzetto per te

(dice arrabbiata)

Marco si accorge che la mamma non è affatto di buon umore, così dice:

MARCO: va bene mamma, arriva verso l’una.

 


La mamma di Marco con la frase perché ho preparato un bel pranzetto per te, non si riferisce al pranzo in sé, ma si riferisce alla ramanzina che gli farà appena rientrerà a casa.

Il pranzo è la ramanzina.


 

LEGGI IL TESTO POI RISPONDI ALLE DOMANDE

 

CAPO: Vanessa, stasera è libera?

VANESSA: a che ora?

CAPO: per l’ora di cena…

VANESSA: perché? Generalmente a quell’ora sono a casa con la mia famiglia, per caso c’è qualche riunione extra?

CAPO: sì, ti sto invitando a fare delle ore extra, a casa mia…

Vanessa non è una ragazza timida, non si lascia intimorire dal tono sicuro e intimidatorio del suo capo così gli risponde per le rimeAggiungi un suggerimento

VANESSA: mi dispiace per Lei, le ore extra dopo cena le faccio solo con mio marito.


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+ LETTERATURA: DANTE ALIGHIERI

DANTE INCONTRA BEATRICE

61. Mentre ero spinto rovinosamente verso la valle,
davanti agli occhi mi apparve uno, che in quel vasto
silenzio appariva come un’ombra evanescente. 64.
Quando lo vidi in quella grande solitudine, «Abbi
pietà di me» gli gridai, «chiunque tu sia, ombra o
uomo vivo!». 67. Mi rispose: «Non sono un uomo,
ma lo fui un tempo. I miei genitori furono lombardi,
ambedue nativi di Mantova. 70. Nacqui sotto Giulio
Cesare, seppur troppo tardi [per conoscerlo], e vissi
a Roma sotto il buon Augusto al tempo degli dei fal-
si e bugiardi. 73. Fui poeta e cantai [le imprese] di
quel giusto figlio di Anchise (=Enea), che da Troia
venne in Italia, dopo che la superba città fu incendia-
ta. 76. Ma tu perché ritorni a tanto affanno (=nella
selva)? Perché non sali il dilettoso monte, che è ini-
zio e causa di tanta gioia?». 79. «Sei tu quel Virgilio
e quella fonte che spande un fiume così abbondante
di parole?» gli risposi a fronte bassa per la vergogna.
82. «O decoro e luce degli altri poeti, concèdimi il
tuo aiuto in nome del lungo studio e del grande amo-
re, che mi hanno fatto cercare le tue opere. 85. Tu
sei il mio maestro e il mio autore. Tu sei il solo da
cui appresi lo stile tragico, che mi ha dato la fama.
88. Vedi la bestia che mi ha fatto volgere indietro.
Aiùtami, o saggio famoso, perché essa mi fa tremare
le vene ed i polsi!» 91. «A te conviene (=tu dovrai)
prendere un’altra strada» rispose dopo che mi vide
in lacrime, «se vuoi uscire da questo luogo selvag-
gio. 94. Questa bestia, che ti costringe a chieder aiu-
to, non lascia passare alcuno per la sua strada, ma lo
ostacola tanto che lo uccide. 97. Ed ha una natura
così malvagia e cattiva, che non soddisfa mai la sua
sconfinata ingordigia e che, dopo mangiato, ha più
fame di prima. 100. Molti sono gli animali con cui si
accoppia e ancor di più saranno in futuro, finché ver-
rà il Veltro, che la farà morire con dolore. 103. Que-
sti cercherà non terre né denaro, ma sapienza, amore
e virtù, e la sua origine sarà tra feltro e feltro. 106.
Sarà la salvezza di quell’umile Italia, per la quale
morirono uccisi la vergine Camilla, Eurialo, Niso e
Turno. 109. Questi la caccerà da ogni città, finché
l’avrà rimessa nell’inferno, da dove la fece uscire
l’invidia [del serpente verso Adamo ed Eva]. 112.
Perciò per il tuo bene penso e giudico che tu mi
debba seguire: sarò la tua guida. Ti trarrò di qui at-
traverso il luogo eterno (=l’inferno), 115. dove udrai
le grida senza speranza [dei dannati] e vedrai gli spi-
riti sofferenti degli antichi, che invocano la seconda
morte (=quella dell’anima, cioè l’annichilimento to-
tale). 118. Vedrai coloro che sono contenti di stare
nel fuoco [del purgatorio], perché sono sicuri di an-
dare, prima o poi, fra le genti beate.

LEGGI IL TESTO

IL SOMMO POETA

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265 in una famiglia della piccola nobiltà fiorentina. Il suo primo e più importante maestro di arte e di vita è Brunetto Latini, che in questi anni ha una notevole influenza sulla vita politica e civile di Firenze. Dante cresce in un ambiente “cortese” e stringe amicizia con alcuni dei poeti più importanti della scuola stilnovistica: Guido Cavalcanti, Lapo Gianni e Cino da Pistoia.

Ancora giovanissimo conosce Beatrice (figura femminile centrale nell’opera del nostro poeta), a cui Dante è legato da un amore profondo e sublimato dalla spiritualità stilnovistica. Beatrice muore nel 1290. Dopo questa disgrazia Dante vive un momento di crisi. Dante, a partire dal 1295, entra attivamente e coscientemente nella vita politica della sua città.

La sua carriera politica raggiunge l’apice nel 1300 quando Dante, guelfo di parte bianca, viene eletto priore (la carica più importante del comune fiorentino): il poeta è un politico moderato, tuttavia convinto sostenitore dell’autonomia della città di Firenze, che deve essere libera dalle ingerenze del potere del Papa . L’anno successivo, il papa Bonifacio VIII decide di inviare a Firenze Carlo di Valois, fratello del re di Francia, con l’intenzione nascosta di eliminare i guelfi bianchi dalla scena politica. Il poeta non ritornerà mai più nella sua città natale, è condannato ingiustamente all’esilio.

Iniziò un pellegrinaggio per l’Italia. Prese contatto con Bartolomeo della Scala a Verona e con i conti Malaspina in Lunigiana, e tra il 1304 e il 1307 compose il Convivio (poi rimasto interrotto) per acquisire meriti di fronte all’opinione pubblica (per lungo tempo coltivò l’illusione di poter essere richiamato nella sua città come riconoscimento della sua grandezza culturale). Appartiene allo stesso periodo il De Vulgari Eloquentia. Col passare degli anni Dante iniziò a vedere il suo esilio come simbolo del distacco dalla corruzione, dagli odi e dagli egoismi di parte. La denuncia e il tentativo di indirizzare di nuovo l’uomo verso la retta via sono per lui l’ispirazione di una nuova poesia che prende forma nella Divina Commedia.

Muore a Ravenna nel 1321.

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+ ITALIANO: LE INVENZIONI ITALIANE

LE INVENZIONI ITALIANE

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