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IMPARIAMO A DIRE LA NOSTRA

COMPRESNIONE DELLA LETTURA: LEGGI IL TESTO

SAPER LITIGARE

Saper litigare non è una passeggiata, spesso è l’aspetto più rilevante della vita di coppia e si rivela necessario imparare a farlo per prevenire situazioni di grave incomprensione o persino separazioni e divorzi.

La maggior parte delle coppie non sa litigare, per questo i due partner escono dalla lite ciascuno con le idee di prima, se non più irrigidite o peggiori.

Impara due cose:

  • lo scontro aperto conduce all’irrigidimento delle idee precedenti.

  • lo scontro aperto impedisce di comprendere il punto di vista dell’altro.

E’ questo il motivo per cui molti dicono di aver discusso tanto ma che non è servito a niente. Quasi sempre siamo di fronte ad una coppia incapace di litigare correttamente. I litigi in famiglia sono un’arte da apprendere, un punto di arrivo e non di partenza.

Nei litigi in famiglia è necessario passare dallo scontro aperto allo scontro chiuso. Per farlo si devono rispettare alcune regole. Qui di seguito elenco quelle più utili per una coppia con figli o che convive con altre persone (generalmente parenti).

  1. si deve litigare: la coppia che non litiga è una coppia infelice!

  2. creare un ambiente di discussione: la coppia deve avere un suo spazio per litigare. non importa dove ma deve averlo. Al ristorante, all’aperto, al cinema, nella pausa pranzo, dove preferite!

  3. Mai litigare in presenza di terze persone: bambini, parenti e amici non devono mai partecipare attivamente al litigio. Il rischio è che mentre si litiga si possa pensare al dolore che prova il figlio (questo rende passivi o rabbiosi), oppure ricercare l’approvazione di un presente (questo rischia di umiliare o imbarazzare uno dei due partner, alimentandone la carica aggressiva nel medio e lungo periodo). Mai mai mai mai mai mai, ho scritto MAI chiedere una mediazione ai presenti (è il gioco degli schieramenti, coinvolgere altri si rivela disastroso nel lungo periodo).

  4. I litigi possono essere a puntate: non necessariamente un argomento di discussione si risolve sul momento. Una situazione spesso necessita scontri furenti, periodi di calma dove sedimentare.

  5. Il segnale di interruzione: dovete decidere quando è l’ora di smettere. Non tutti abbiamo la stessa tolleranza all’aggressività. Alcune persone possono raggiungere il punto limite molto presto, altri potrebbero continuare per ore senza mai alzare le mani. Quando uno dei due dichiara di essere al limite si deve INTERROMPERE subito, riprenderete la prossima volta.

  6. Contenuti, non fatti: ogni litigio parte da una descrizione di fatti. Spesso si assiste a frasi del tipo “io ti ho detto….tu mi hai risposto…io dunque ho fatto…e tu hai fatto….”. Non porta a nulla questo modo di litigare. E’ necessario parlare di contenuti. “io mi sento…io provo….io sto così”. Parlare di come si vive una situazione avvicina al risultato molto più della semplice descrizione dei fatti.

  7. Attendi prima di rispondere: spesso i litigi sono caratterizzati da continui botta e risposta dove la voce di uno sovrasta quella dell’altra. E’ necessario rendersi conto che le risposte hanno un tempo, va atteso. Il rischio è di umiliare il partner. Se una moglie dice:”io mi sento in imbarazzo quando dici questo ai tuoi amici”, non si può rispondere con ironia o con frasi del tipo “ma non è vero” oppure “ma che dici” o “sei sciocca”. Quando un partner dice come si sente, ha menzionato un fatto incontestabile. Se è in imbarazzo o si vergogna è in imbarazzo e si vergogna. Può non piacere, può essere vissuto come limitante. Queste sono cose che possono essere dette. Aggredire o negare o deridere quando qualcuno mostra una emozione è dannoso e crea rancori e cicatrici.

  8. Parlare sempre in prima persona: buona norma è iniziare le frasi con IO. Se ci pensate bene, la maggior parte delle frasi, nei litigi, inizia con “TU…”. Che altro non è che il famoso dito puntato contro!

  9. Parlane ma non troppo: fa bene confrontarsi con amici e confidenti, evita però di parlarne con tutti. Troppe persone che conosco i dettagli della vostra situazione creano imbarazzo.

  10. Ascolta i consigli giusti: quando ti confronterai con le persone alcuni ti diranno di fare in uno, altri di fare in altro modo. Nessuno ha ragione e nessuno ha torto. Per quanto convinti, sicuri di sé ed accalorati o pacati che siano, tutti questi consigli sono personali, possono aver funzionato per chi li ha detti (e spesso, a ben vedere, non è così) ma voi dovrete adottare soluzioni differenti, personali.

Ricorda sempre:

Il dono di farci arrabbiare è di chi abbiamo amato!

Buon Litigio a tutti!

ARRICCHISCI IL TUO LESSICO

Il testo che hai appena letto è ricco di espressioni fisse, le elenchiamo qui di seguito con il rispettivo significato:

  1. NON ESSERE UNA PASSEGGIATA: non essere facile. Questa è un’espressione che usiamo per dire che una situazione o fare qualcosa non è facile: “vivere con te non è una passeggiata”, “essere genitori non è una passeggiata”. Esiste anche il significato opposto, ESSERE UNA PASSEGGIATA –> ESSERE FACILE: “imparare l’italiano è una passeggiata”.
  2. SCONTRO APERTO: una litigata molto accesa, “ieri sera ho avuto uno scontro aperto con mio figlio”.
  3. NON ESSERE SERVITO A NIENTE: avere fatto o detto qualcosa che non ha cambiato la situazione. “fare tanti esercizi di grammatica non è servito a niente, continuo a non parlare bene”.
  4. PUNTO DI ARRIVO: raggiungimento dell’obiettivo, “parlare bene l’italiano è il mio punto di arrivo”.
  5. PUNTO DI PARTENZA: l’inizio di qualcosa – “fare un corso di italiano è un punto di partenza per imparare questa bellissima lingua”.
  6. A PUNTATE: qualcosa che accade in più volte, “abbiamo visitato l’Italia a puntate, una volta siamo stati a Roma, un’altra volta siamo stati a Genova”.
  7. PUNTO LIMITE: il punto oltre il quale non si può andare, “con la discussione di ieri abbiamo raggiunto il punto limite, sicuramente ci separeremo”.
  8. A BEN VEDERE: considerando bene, facendo ben attenzione, pensandoci bene,  “a ben vedere non andiamo d’accordo”.

 


E TU CHE COSA NE PENSI?

in questa sezione impareremo a dare la nostra opinione su un qualsiasi argomento:

  • DIRE LA PROPRIA
  • CHE COSA NE PENSI?
  • PENSO CHE
  • A MIO PARERE

+ LETTERATURA: FRANCESCO PETRARCA

LEGGI IL TESTO

IL CANZONIERE DI PETRARCA

Il Canzoniere, meno comunemente conosciuto col titolo originale in latino Francisci Petrarchae laureati poetae Rerum vulgarium fragmenta (“Frammenti di componimenti in volgare di Francesco Petrarca, poeta coronato d’alloro”), è la storia, raccontata attraverso la poesia, della vita interiore di Petrarca.

La raccolta comprende 366 (365, come i giorni dell’anno, più uno introduttivo: “Voi ch’ascoltate”) componimenti: 317 sonetti (86.5%), 29 canzoni (8%), 9 sestine(2.5%), 7 ballate (2%) e 4 madrigali (1%). Non raccoglie tutti i componimenti poetici del Petrarca, ma solo quelli che il poeta scelse con grande cura; altre rime (extravagantes) andarono perdute o furono incluse in altri manoscritti. La maggior parte delle rime del Canzoniere è d’argomento amoroso, una trentina sono di argomento morale, religioso o politico.

Sono celebri le canzoni Italia mia e Spirto gentil nelle quali il concetto di Patria si identifica con la bellezza della terra natale, sognata libera dalle lotte fratricide e dalle milizie mercenarie. Fra le canzoni più celebri ricordiamo anche Chiare, fresche e dolci acque e tra i sonetti Solo et pensoso i più deserti campi.

Per lungo tempo, si è pensato che le due parti in cui risulta diviso il manoscritto originale del Canzoniere (Vat. lat. 3195) permettessero di distinguere le rime “in vita” e dai componimenti “in morte” di Madonna Laura. Attualmente si è propensi a credere che la bipartizione della raccolta rispecchi, in chiave simbolica, le distinte fasi di un tormentato percorso di maturazione del poeta, che vole e seppe passare dall’infatuazione giovanile per l’Amore e la Gloria (prima parte: rime I-CCLXIII), ad una matura e più cristiana dedizione ai valori della Carità e della Virtù ( (seconda parte: CCLXIV-CCCLXVI) Secondo alcuni studiosi (in particolare Marco Santagata e Giovanni Biancardi) la struttura del Canzoniere istituirebbe uno stretto legame simbolico (di sapore pienamente medioevale) fra l’intera vita del poeta e l’anno solare: le rime del Canzoniere sono infatti 366, come i giorni che trascorrono dall’inizio di un anno (la vita terrena) al ritorno della medesima data (principio di una nuova esistenza dell’anima, in cielo). Secondo queste ipotesi calendariali, alcune date acquisirebbero un valore particolare per la struttura dell’opera. Prima fra tutte il 6 aprile (giorno in cui, nel 1327, Petrarca si innamorò, ma anche giorno in cui, nel 1348, Laura morì). Fondamentali, inoltre, risulterebbero il giorno anniversario della nascita di Petrarca, 20 luglio, e quello della sua incoronazione poetica a Roma (8 aprile): tra l’uno e l’altro, trascorrono 263 giorni e giustappunto 263 sono le rime che compongono la prima parte del Canzoniere.

LESSICO

CELEBRE

popolare, famoso.

SOMMO

alto, grande.

DIPARTIZIONE

dividere, suddividere, separare.

PROPENSO - ESSERE PROPENSO

Essere disposto, incline, favorevole.

SVOLGI IL SEGUENTE ESERCIZIO

+ italiano: che ridere!

CIAO!

In questa lezione imparerai il vocabolario dell’umorismo


ESPRESSIONI

FARE RIDERE = quando qualcosa o qualcuno ci causa una risata

Paolo mi ha fatto ridere

Questa situazione mi fa ridere

RIDERE

manifestare una spontanea e per lo più improvvisa reazione di ilarità, gioia

-I ragazzi ridono mentre guardano un film

AVERE RISO = participio passato di RIDERE

-Abbiamo riso tutta la sera

FARE UNO SCHERZO \ SCHERZARE = esprimersi e comportarsi senza serietà, celiare, fare scherzi, prendersi gioco di cose o persone

-Abbiamo fatto uno scherzo a Gianni

AVERE SCHERZATO = participio passato di scherzare

-Abbiamo scherzato sui nostri difetti

RACCONTARE UNA BARZELLETTA = storiellaAggiungi un suggerimento spiritosa che si racconta per provocare il riso o si pubblica a scopo umoristico su giornali o riviste

-Ci siamo divertiti molto ieri sera, Paolo ha raccontato due barzellette

FARE UNA BATTUTA = quando diciamo una frase scherzosa a qualcuno

-Gianni ha fatto una battuta che mi ha fatto ridere

 

Non tutti gli scherzi riescono bene, a volte le battute che facciamo non fanno ridere, allora facciamo UNA BRUTTA FIGURA, oppure alcuni scherzi nascono un secondo fine, che potrebbe essere quello di offendere o ferire qualcuno:

FARE UNA BATTUTA DI PESSIMO GUSTO = uno scherzo brutto, che offende

FARE UNA BATTUTA INFELICE = dire una frase che invece ché fare ridere offende

 


Qui alcuni errori molto divertenti di alcuni alunni di Litalianoacasatua.com:

  • -Sono scremato (invece che stremato) dalla fatica
  • -Mi hanno rapito (invece che rubato) il cellulare
  • -In autostrada sono vietate le immersione a U (al posto di inversione a U)
  • -La birra doppio smalto (al posto di malto).
  • -Le scorie (al posto di scaglie) di parmigiano reggiano.
  • -La pasta con le gondole ( al posto di vongole) veraci.
  • -Me lo avvolge nella carta spagnola (al posto di carta stagnola)

 

 

LEGGI IL TESTO

Un gruppo di amiche è in viaggio e sta cercando un albergo dove passare la notte.
Ne trovano uno molto particolare che espone uno strano cartello che dice:
– “Per sole donne”Incuriosite, decidono di entrare.
All’interno il portiere spiega loro come funziona:
– “L’albergo ha 5 piani in tutto. Salite un piano alla volta, e quando trovate cosa state cercando, potete fermarvi lì. E’ facile decidere, poiché ogni piano ha dei cartelli che riportano scritto cosa vi troverete. La sola regola è che, una volta lasciato il piano, non ci potete tornare”.

Le ragazze, sempre più incuriosite, decidono di rimanere.

Salgono al primo piano e il cartello dice:
– “Tutti gli uomini qui sono mediocri amanti, ma in compenso sono sensibili e gentili”.
Le amiche scoppiano a ridere e senza esitazione salgono al secondo piano.

Il cartello del secondo piano dice:
– “Tutti gli uomini qui sono degli esperti amanti, ma trattano le donne male”.
Non fa per loro, quindi salgono le scale.

Le ragazze raggiungono il terzo piano dove il cartello dice:
– “Qui tutti gli uomini sono grandi amanti e attenti alle esigenze delle donne”.
Andrebbe già bene, ma ci sono ancora due piani da visitare.

Raggiungono così il quarto piano dove il cartello dice:
– “Qui tutti gli uomini sono bellissimi. Sono anche sensibili e premurosi. Sono amanti perfetti. Inoltre sono tutti single, ricchi e affascinanti”.
Le ragazze sorridono maliziose, sono molto tentate di fermarsi ma decidono che sarebbe un peccato non vedere cosa riserva l’ultimo piano.

Quando raggiungono il quinto piano, il cartello dice:
– “Qui non ci sono uomini. Questo piano è stato costruito solo per dimostrare che non c’è mai modo di accontentare una donna”.

Esiste anche un analogo albergo per soli uomini…
Al primo piano c’è un cartello che dice:
– “Donne piacenti che parlano solo se necessario”.


In Italia le barzellette più comuni sono su:

donne
carabinieri
suocere
moglie e marito

 

 

Racconta un episodio che hai vissuto in prima persona o che è successo ad un’altra persona che ti ha fatto ridere.

Scrivi il testo seguendo queste indicazioni:

A chi è successo?

Quando?

Dove?

Cosa è successo?

Qual è stata la tua (o sua reazione)?

1 + 1 =

+ italiano: appuntamento galante

+ ITALIANO

Quando Marta dice: “per stasera sono io il dessert” dà alla frase quello che noi chiamiamo  UN SECONDO FINE, UN DOPPIO SENSO.

Il doppio senso e il secondo fine li usiamo per non essere troppo diretti, ma per essere o simpatici o delicati.

SIMPATICI, quando vogliamo dire qualcosa di bello in modo simpatico.

DELICATI, quando dobbiamo dire qualcosa di brutto e non vogliamo essere troppo diretti.

La lista di queste espressioni è infinita, per poter spiegare bene il loro significato dobbiamo avere ben chiaro in mente il contesto situazionale.


 

 

LEGGI IL TESTO

Marco è un ragazzo di 17 anni, preso dal divertimento e niente di più. Una mattina si alza, come al solito fa colazione, fa la doccia ed esce per andare dal barbiere senza mettere in ordine la sua stanza e lasciando il tavolo della cucina completamente in disordine.

Quando sua madre rientra a casa si arrabbia così gli telefona:

MARCO: pronto mamma…

MAMMA: Marco… dove sei?

MARCO: sono dal barbiere, faccio il taglio e rientro, vuoi sapere se rientro per pranzo?

MAMMA: esatto, voglio sapere se rientri per pranzo, perché ho preparato un bel pranzetto per te

(dice arrabbiata)

Marco si accorge che la mamma non è affatto di buon umore, così dice:

MARCO: va bene mamma, arriva verso l’una.

 


La mamma di Marco con la frase perché ho preparato un bel pranzetto per te, non si riferisce al pranzo in sé, ma si riferisce alla ramanzina che gli farà appena rientrerà a casa.

Il pranzo è la ramanzina.


 

LEGGI IL TESTO POI RISPONDI ALLE DOMANDE

 

CAPO: Vanessa, stasera è libera?

VANESSA: a che ora?

CAPO: per l’ora di cena…

VANESSA: perché? Generalmente a quell’ora sono a casa con la mia famiglia, per caso c’è qualche riunione extra?

CAPO: sì, ti sto invitando a fare delle ore extra, a casa mia…

Vanessa non è una ragazza timida, non si lascia intimorire dal tono sicuro e intimidatorio del suo capo così gli risponde per le rimeAggiungi un suggerimento

VANESSA: mi dispiace per Lei, le ore extra dopo cena le faccio solo con mio marito.


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GUIDA: come descrivere un’opera letteraria

Come descrivere un’opera letteraria

 

Che cos’è un testo?

Il termine testo (dal latino textus “intreccio, tessuto”) sta ad indicare un insieme di parole, scritte od orali, strutturato in base alle norme di una certa lingua per comunicare un messaggio: proprio come i fili del telaio che, intrecciandosi secondo lo schema imposto dalla macchina, formano un determinato tessuto.

Per raggiungere il suo scopo, un testo deve innanzitutto essere comprensibile, completo e coerente.

Per ottemperare al primo requisito, la comprensibilità, occorre ovviamente che il testo sia espresso in un codice linguistico noto a chi lo legge o lo ascolta: è chiaro, ad esempio, che possiamo intendere un testo in lingua straniera soltanto se conosciamo quella lingua.

Circa la completezza, un testo può essere sì comprensibile per quanto attiene alla lingua in cui è espresso, ma risulta inutile se manca qualche elemento fondamentale del messaggio che intende trasmettere. Se, ad esempio, in una stazione ferroviaria leggiamo o ascoltiamo dall’altoparlante questo annuncio: “Il treno delle ore 11 per Parigi”, che cosa possiamo capire? Nulla, poiché al testo manca l’elemento fondamentale che ci dica che cosa fa il treno per Parigi delle ore 11: arriva? ritarda? parte? è stato soppresso?

Infine, un testo deve possedere coerenza, cioè il suo contenuto deve essere strutturato secondo un’organizzazione logica di pensiero: altrimenti non comunica nulla e perciò non ha scopo alcuno. Ad esempio, un testo che affermi: “Le scimmie sono solite esplodere nell’immenso”, essendo privo di coerenza logica, non ha valore comunicativo.

Tipi di testo

Orientando la nostra indagine sul testo scritto, individuiamo subito una prima fondamentale suddivisione: esso, infatti, può essere letterario oppure non letterario, cioè pragmatico o d’uso.

Il testo letterario è scritto con l’intento di costituire un’opera d’arte. Una volta stabilito ciò che intende comunicare, l’autore studia attentamente l’uso della lingua e dei suoi mezzi espressivi per conseguire l’orma più efficace e più ricca di significato, stimolando la sensibilità emotiva e la capacità interpretativa del lettore.

Il testo letterario scaturisce dall’interiorità dell’autore, è una “finzione” che nasce dalla sua fantasia, anche quando riguarda fatti reali, e dalla sua sensibilità, costituendo un’interpretazione particolare e soggettiva dell’animo umano e del mondo.

Per comprendere pienamente un testo letterario non è sufficiente conoscere il codice linguistico in cui è scritto (livello denotativo), poiché termini e immagini si caricano di significati che vanno ben oltre il piano letterale rendendo più ricco e complesso significato del testo (livello connotativo).

Il testo non letterario è detto anche pragmatico o d’uso perché è scritto per uno scopo pratico e del tutto privo d’intendimenti artistici. Si avvale di un linguaggio ordinario, preciso, spesso essenziale e univoco nel significato. L’attenzione di chi le fruisce è completamente attirata dal contenuto, evidente del testo, che non necessita d’ulteriori e sottili interpretazioni. Il mondo in oggetto è quello reale, cose e avvenimenti sono concreti. Per comprendere il testo non letterario è sufficiente la conoscenza del codice linguistico in cui è scritto (livello denotativo)

I testi non letterari possono essere usati:

  • per informare:
    descrivono com’è fatta una cosa (ad es., un articolo di un giornale di moda che descrive un abito);
    espongono un argomento per spiegarlo al destinatario (ad es., una voce d’enciclopedia);
    narrano un fatto (ad es., un articolo giornalistico di cronaca);
  • per esprimere emozioni o giudizi:
    esprimono emozioni e sentimenti (ad es., una lettera, un diario);
    spiegano e valutano opere letterarie o d’arte (ad es., una recensione di un libro oppure un saggio critico);
  • per prescrivere comportamenti e persuadere:
    dettano regole (ad es., un testo giuridico, oppure le istruzioni per l’uso di un apparecchio o di un medicinale);
  • argomentano (cioè sostengono con argomenti) un’opinione (ad es., un discorso politico, un articolo di fondo, un saggio di filosofia).

Il testo letterario e i generi

Adottando una suddivisione un po’ approssimativa ma molto pratica, possiamo distinguere tre fondamentali tipi di testo letterario: quello di narrativa (in prosa), quello di poesia (in versi), quello teatrale (destinato ad essere recitato in teatro).

Ciascuno di essi comprende vari generi, cioè raggruppamenti d’opere omogenee caratterizzate da un preciso rapporto tra argomento trattato e forma espressiva. Ad esempio, il poema epico è tale perché tratta di guerra, d’eroi e delle loro eccezionali imprese ed è scritto in versi, in un linguaggio alto e solenne, denso di formule espressive ricorrenti.

L’idea della classificazione dei generi letterari risale al filosofo greco Aristotele (IV secolo a.C.), che tuttavia distingueva solamente il genere narrativo e quello drammatico.

Con l’andare del tempo la classificazione ha subito numerose trasformazioni, dando luogo sia a suddivisioni alquanto minuziose, sia a contaminazioni tra i generi tali da renderne difficile la definizione.

E’ molto importante che il lettore sappia identificare i vari generi letterari per poter riconoscere gli elementi costitutivi di un testo, onde classificarlo e valutarlo criticamente in modo adeguato.

I testi di narrativa comprendono:

  • mito;
  • leggenda;
  • fiaba;
  • favola;
  • novella o racconto;
  • romanzo.

Quelli di poesia comprendono i generi:

  • epico;
  • lirico;
  • didascalico – allegorico.

Infine quelli teatrali comprendono:

  • tragedia;
  • commedia;
  • farsa;
  • dramma;
  • melodramma.

Tra i testi di narrativa, il genere della novella o racconto e quello del romanzo si suddividono a loro volta in numerosi sottogeneri, secondo la tematica (ad es., romanzo d’avventura, d’amore, storico, cavalleresco, poliziesco, nero, rosa, ecc.), degli intenti dell’autore (ad es., romanzo umoristico, realistico, psicologico, ecc.) o del valore artistico (ad es., romanzo classico, d’appendice, di consumo, ecc.).

Soprattutto in questo secolo, e in particolare negli ultimi decenni, si è verificata una vera e propria proliferazione di sottogeneri e, all’interno dei sottogeneri, di un gran numero di sottospecie (ad es., il romanzo giallo può essere d’azione, psicologico, sociale, politico, di spionaggio, ecc.).

Lo schema di pagina seguente riassume tutto il nostro discorso sul testo.

 

 

ANALISI DI UN TESTO LETTERARIO

LE AVVENTURE DI PINOCCHIO di Carlo Collodi

Come andò che Maestro Ciliegia, falegname,
trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino.

— C’era una volta…
— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
— No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle
stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di
un vecchio falegname, il quale aveva nome Mastr’Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro
Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.
Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto; e dandosi una fregatina di
mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:
— Questo legno è capitato a tempo; voglio servirmene per fare una gamba di tavolino. —
Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo; ma quando
fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentì una vocina
sottile sottile, che disse raccomandandosi:
— Non mi picchiar tanto forte!

—Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!
Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e
non vide nessuno! Guardò sotto il banco, e nessuno; guardò dentro un armadio che stava sempre
chiuso, e nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; aprì l’uscio di bottega
per dare un’occhiata anche sulla strada, e nessuno. O dunque?…
— Ho capito; — disse allora ridendo e grattandosi la parrucca — si vede che quella vocina me la son
figurata io. Rimettiamoci a lavorare.

—E ripresa l’ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno.
— Ohi! tu m’hai fatto male! — gridò rammaricandosi la solita vocina.
Questa volta maestro Ciliegia restò di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca
spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana.
Appena riebbe l’uso della parola, cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento:
— Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?… Eppure qui non c’è anima viva. Che sia per
caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino? Io non lo
posso credere. Questo legno eccolo qui; è un pezzo di legno da caminetto, come tutti gli altri, e a
buttarlo sul fuoco, c’è da far bollire una pentola di fagioli… O dunque? Che ci sia nascosto dentro
qualcuno? Se c’è nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora l’accomodo io!

—E così dicendo, agguantò con tutte e due le mani quel povero pezzo di legno, e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della stanza.
Poi si messe in ascolto, per sentire se c’era qualche vocina che si lamentasse. Aspettò due minuti, e
nulla; cinque minuti, e nulla; dieci minuti, e nulla!
— Ho capito; — disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi la parrucca — si vede che quella
vocina che ha detto ohi, me la son figurata io! Rimettiamoci a lavorare. —
E perché gli era entrata addosso una gran paura, si provò a canterellare per farsi un po’ di coraggio.
Intanto, posata da una parte l’ascia, prese in mano la pialla, per piallare e tirare a pulimento il pezzo di legno; ma nel mentre che lo piallava in su e in giù, sentì la solita vocina che gli disse ridendo:
— Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo!

—Questa volta il povero maestro Ciliegia cadde giù come fulminato. Quando riaprì gli occhi, si trovò
seduto per terra.
Il suo viso pareva trasfigurito, e perfino la punta del naso, di paonazza come era quasi sempre, gli era
diventata turchina dalla gran paura.


 

Svolgi il seguente esercizio

ANALISI DEL TESTO

COMPLETA LA SEGUENTE TABELLA

AUTORE

TITOLO

GENERE

LINGUAGGIO

DOVE SI SVOLGONO I FATTI?

CHI SONO I PERSONAGGI?

CARATTERISTICHE FISICHE DEI PERSONAGGI

CARATTERISTICHE CARATTERIALI DEI PERSONAGGI

CHE COSA FANNO I PERSONAGGI?

QUALI SONO LE LORO AZIONI PRINCIPALI?

TRAMA: RACCONTA LA STORIA SOTTO FORMA DI RIASSUNTO (almeno 80 parole)

Consegna l’esercizio alla tua insegnante via email

+ ITALIANO: ESPRIMERE DESIDERIO E SPERANZA

+ ITALIANO: ESPRIMERE DESIDERIO E SPERANZA

In lingua italiana per esprimere speranza usiamo il verbo SPERARE + CHE + CONGIUNTIVO:

  • Spero che tutto vada bene
  • Speriamo che mio figlio sia promosso
  • Spera che suo marito arrivi presto

tuttavia per esprimere desiderio e speranza usiamo anche altre espressioni:

DESIDERARE + CHE + CONGIUNTIVO

Desidero che mio figlio sia promosso

DESIDERARE + NOME

Desidero un gelato

DESIDERARE + VERBO ALL’INFINITO

Mio marito e io desideriamo andare al mare

SPERARE + DI + VERBO ALL’INFINITO

Spero di arrivare presto domani

Spero di poter fare la lezione domani


Se tutto va bene…

Se Dio vuole…

Queste sono due espressioni che usiamo per esprimere speranza:

Se tutto va bene domani inizio il corso di italiano

Se Dio vuole domani mio figlio rientra dal suo viaggio in America


 

LEGGI IL TESTO

La speranza è l’ultima a morire, dicono… ma io sto iniziando a non averne più. È ormai da cinque anni che spero che la situazione cambi, ma non succede mai niente di nuovo.

Mia suocera è sempre la solita arpia, mia moglie è uguale a lei, non fanno alto che farmi dispetti, che parlare male di me, che infierire, non fanno altro che starmi addosso, non fanno altro che giudicarmi.

Quando io e mia moglie eravamo fidanzati questo non accadeva mai, tutto ha avuto inizio con il matrimonio.

Mia moglie non fa latro che giudicare negativamente quello che faccio, parlare male … inutile continuare a parlare.

Se Dio vuole fra due mesi sarò trasferito in Germania per lavoro. Sono davvero contento, almeno starò lontano da loro e magari, chi lo sa?, potrei incontrare finalmente un’altra donna e lasciarmi questo matrimonio alle spalle… spero che sia proprio così, spero che accada questo… speriamo che Dio mi assista.

 

SCRIVI 20 FRASI CON LE SEGUENTI ESPRESSIONI:

  • DESIDERARE + CHE + CONGIUNTIVO
  • DESIDERARE + NOME
  • DESIDERARE + VERBO ALL’INFINITO
  • SPERARE + DI + VERBO ALL’INFINITO

invia le frasi alla tua insegnante, riceverai la correzione.

Puoi anche scrivere le frasi qui sotto nella sezione LASCIA UN COMMENTO

14 + 5 =

+ LETTERATURA: DANTE ALIGHIERI

DANTE INCONTRA BEATRICE

61. Mentre ero spinto rovinosamente verso la valle,
davanti agli occhi mi apparve uno, che in quel vasto
silenzio appariva come un’ombra evanescente. 64.
Quando lo vidi in quella grande solitudine, «Abbi
pietà di me» gli gridai, «chiunque tu sia, ombra o
uomo vivo!». 67. Mi rispose: «Non sono un uomo,
ma lo fui un tempo. I miei genitori furono lombardi,
ambedue nativi di Mantova. 70. Nacqui sotto Giulio
Cesare, seppur troppo tardi [per conoscerlo], e vissi
a Roma sotto il buon Augusto al tempo degli dei fal-
si e bugiardi. 73. Fui poeta e cantai [le imprese] di
quel giusto figlio di Anchise (=Enea), che da Troia
venne in Italia, dopo che la superba città fu incendia-
ta. 76. Ma tu perché ritorni a tanto affanno (=nella
selva)? Perché non sali il dilettoso monte, che è ini-
zio e causa di tanta gioia?». 79. «Sei tu quel Virgilio
e quella fonte che spande un fiume così abbondante
di parole?» gli risposi a fronte bassa per la vergogna.
82. «O decoro e luce degli altri poeti, concèdimi il
tuo aiuto in nome del lungo studio e del grande amo-
re, che mi hanno fatto cercare le tue opere. 85. Tu
sei il mio maestro e il mio autore. Tu sei il solo da
cui appresi lo stile tragico, che mi ha dato la fama.
88. Vedi la bestia che mi ha fatto volgere indietro.
Aiùtami, o saggio famoso, perché essa mi fa tremare
le vene ed i polsi!» 91. «A te conviene (=tu dovrai)
prendere un’altra strada» rispose dopo che mi vide
in lacrime, «se vuoi uscire da questo luogo selvag-
gio. 94. Questa bestia, che ti costringe a chieder aiu-
to, non lascia passare alcuno per la sua strada, ma lo
ostacola tanto che lo uccide. 97. Ed ha una natura
così malvagia e cattiva, che non soddisfa mai la sua
sconfinata ingordigia e che, dopo mangiato, ha più
fame di prima. 100. Molti sono gli animali con cui si
accoppia e ancor di più saranno in futuro, finché ver-
rà il Veltro, che la farà morire con dolore. 103. Que-
sti cercherà non terre né denaro, ma sapienza, amore
e virtù, e la sua origine sarà tra feltro e feltro. 106.
Sarà la salvezza di quell’umile Italia, per la quale
morirono uccisi la vergine Camilla, Eurialo, Niso e
Turno. 109. Questi la caccerà da ogni città, finché
l’avrà rimessa nell’inferno, da dove la fece uscire
l’invidia [del serpente verso Adamo ed Eva]. 112.
Perciò per il tuo bene penso e giudico che tu mi
debba seguire: sarò la tua guida. Ti trarrò di qui at-
traverso il luogo eterno (=l’inferno), 115. dove udrai
le grida senza speranza [dei dannati] e vedrai gli spi-
riti sofferenti degli antichi, che invocano la seconda
morte (=quella dell’anima, cioè l’annichilimento to-
tale). 118. Vedrai coloro che sono contenti di stare
nel fuoco [del purgatorio], perché sono sicuri di an-
dare, prima o poi, fra le genti beate.

LEGGI IL TESTO

IL SOMMO POETA

Dante Alighieri nasce a Firenze nel 1265 in una famiglia della piccola nobiltà fiorentina. Il suo primo e più importante maestro di arte e di vita è Brunetto Latini, che in questi anni ha una notevole influenza sulla vita politica e civile di Firenze. Dante cresce in un ambiente “cortese” e stringe amicizia con alcuni dei poeti più importanti della scuola stilnovistica: Guido Cavalcanti, Lapo Gianni e Cino da Pistoia.

Ancora giovanissimo conosce Beatrice (figura femminile centrale nell’opera del nostro poeta), a cui Dante è legato da un amore profondo e sublimato dalla spiritualità stilnovistica. Beatrice muore nel 1290. Dopo questa disgrazia Dante vive un momento di crisi. Dante, a partire dal 1295, entra attivamente e coscientemente nella vita politica della sua città.

La sua carriera politica raggiunge l’apice nel 1300 quando Dante, guelfo di parte bianca, viene eletto priore (la carica più importante del comune fiorentino): il poeta è un politico moderato, tuttavia convinto sostenitore dell’autonomia della città di Firenze, che deve essere libera dalle ingerenze del potere del Papa . L’anno successivo, il papa Bonifacio VIII decide di inviare a Firenze Carlo di Valois, fratello del re di Francia, con l’intenzione nascosta di eliminare i guelfi bianchi dalla scena politica. Il poeta non ritornerà mai più nella sua città natale, è condannato ingiustamente all’esilio.

Iniziò un pellegrinaggio per l’Italia. Prese contatto con Bartolomeo della Scala a Verona e con i conti Malaspina in Lunigiana, e tra il 1304 e il 1307 compose il Convivio (poi rimasto interrotto) per acquisire meriti di fronte all’opinione pubblica (per lungo tempo coltivò l’illusione di poter essere richiamato nella sua città come riconoscimento della sua grandezza culturale). Appartiene allo stesso periodo il De Vulgari Eloquentia. Col passare degli anni Dante iniziò a vedere il suo esilio come simbolo del distacco dalla corruzione, dagli odi e dagli egoismi di parte. La denuncia e il tentativo di indirizzare di nuovo l’uomo verso la retta via sono per lui l’ispirazione di una nuova poesia che prende forma nella Divina Commedia.

Muore a Ravenna nel 1321.

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+ ITALIANO: ESPRIMERE PREOCCUPAZIONE

Esprimere preoccupazione

  • ESSERE PREOCCUPATA + PER + QUALCUNO \ QUALCOSA

Sono preoccupata per mio figlio, è due giorni che non risponde al telefono

  • PREOCCUPARSI \ NON PREOCCUPARSI

Non ti preoccupare per tu figlio, sta molto bene, in questo periodo non ha voglia di parlare con nessuno, ecco perché non risponde al telefono

  • DARE DA PENSARE

Il fatto che mio figlio non risponda al telefono mi dà da pensare

 

  • ESSERE IN PENSIERO PER QUALCUNO\QUALCOSA

Sono in pensiero per mio mio, non mangia da due giorno

  • AVERE PAURA

Ho paura per l’esame, speriamo che vada tutto bene

  • ESSERE SPAVENTATO \ SPAVENTARSI

Sono un po’ spaventato per l’esame, l’insegnante ha detto che sarà molto difficile

  • ESSERE ANGOSCITO

Adesso che so che lei non sta bene sono angoscito

  • CHE COSA C’è? ⇒ domanda che facciamo a qualcuno quando sospettiamo la sua preoccupazione per qualcuno o qualcosa
  • C’è QUALCOSA CHE NON VA? ⇒ domanda che facciamo a qualcuno quando sospettiamo la sua preoccupazione per qualcuno o qualcosa
  • C’è QUALCOSA CHE TI PREOCCUPA? ⇒ domanda che facciamo a qualcuno quando sospettiamo la sua preoccupazione per qualcuno o qualcosa
  • SEI PREOCCUPATO PER QUALCUNO? ⇒ domanda che facciamo a qualcuno quando sospettiamo la sua preoccupazione per qualcuno o qualcosa

 

LEGGI IL TESTO

 

Buongiorno dottore,

Ho un figlio di 18 anni, da sempre in crisi con la scuola (vissuta negativamente a partire dalla primaria) ma per il resto sempre attivo, ora, dopo la morte del padre per malattia, rifiuta di andare scuola e di proseguire con gli allenamenti sportivi ai quali mai avrebbe rinunciato prima. Passa le mattinate a letto e tutto il tempo a vedere film. Tuttavia non appare depresso, nei fine settimana vede gli amici, durante la settimana vede spesso la sua ragazza, se non gli si dice nulla ride e scherza, mangia e qualche volta lava pure i piatti, un giorno ha pure ridipinto la sua stanza, ma non dà spiegazioni a nessuno e non c’è modo di smuoverlo e convincerlo a riprendere la sua vita in mano. Io sono molto preoccupata per lui, ma non so come aiutarlo. Ha più volte rifiutato l’aiuto di uno psicologo, si irrigidisce se si prova a entrare nel merito del suo comportamento e se si insiste si inferocisce ed esce di casa. La situazione perdura da mesi e le assenze da scuola sono ormai tali da aver pregiudicato l’anno scolastico. Tuttavia questa è la cosa meno importante…


Carissima, lei ha un compito difficile, stare vicina a suo figlio e cercare di capire il disagio che comunque, si sta portando dentro.

Aspettare forse è la cosa migliore, ci vorrà pazienza, ma piano piano se suo figlio riuscirà a trovare senso a ciò che è accaduto e troverà chi riesce a contenere il suo disagio e dargli forza, ne uscirà. Purtroppo, evidentemente, è ancora troppo presto.
Se vuole raccontarmi qualcosa in più sono a sua disposizione.

Lei non stia troppo in pensiero, suo figlio ha solo bisogno di tempo.
Saluti.
Dott.ssa Barbara De Luca

RISPONDI ALLE SEGUENTI DOMANDE (nel tuo quaderno, nella sezione “lascia un commento” o via email, la tua insegnante le correggerà per te)

  1. C’è qualcosa che ti preoccupa in questo momento?
  2. In generale per cosa ti preoccupi? Lavoro, scuola, famiglia, salute.
  3. Racconta un episodio molto importante della tua vita che ti ha fatto stare in pensiero (almeno 50 parole)

 

+ ITALIANO: LE INVENZIONI ITALIANE

LE INVENZIONI ITALIANE

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Corradino D'Ascanio ha inventato:
La moka è stata un'invenzione di:
L'Aurora è:
Meucci ha inventato il:
Marconi ha inventato:
Chi ha ricevuto il Premio Pobel per la fisica?

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…ANCORA CONGIUNTIVO…

…ancora congiuntivo…


CIAO!

In questa lezione ci occupiamo ancora del CONGIUNTIVO con riferimento al verbo fare.

In lingua italiana richiede il modo congiuntivo l’imperativo del verbo fare:

-Fa’ in modo che Gianni accetti il nostro invito

-Fa’ che i bambini vengano a mangiare presto

Il congiuntivo di norma è richiesto anche dalle frasi dipendenti da fare sì che

– Avevo preparato la cena in anticipo per far sì che lui potesse mangiare con calma.


Queste sono le espressioni che richiedono il CONGIUNTIVO

-fare in modo che (di modo che)

-abbiamo fatto in modo che lui possa lavorare sereno

-avevano fatto in modo che loro potessero dormire nella stessa stanza

-fare sì che

-siamo arrivati in anticipo per fare sì che loro ci potessero aitare

-aveva fatto sì che lui potesse aiutarci

fare di tutto affinché

-ho fatto di tutto affinché lui si potesse sentire bene, ma il mio sforzo è stato inutile

-hanno fatto di tutto per farci arrivare in ritardo

-fare il possibile affinché

-faremo il possibile affinché sua figlia si senta a suo agio

-farò il possibile affinché mio marito se ne vado da casa mia


 

Giulia ha una figlia adolescente un po’ capricciosa, così scrive una lettera al blog dello Psicologo Rossi:

Caro Dottore,

sono Giulia, ho 53 anni e seguo il suo blog da 7 anni. Voglio innanzitutto (PRIMA DI TUTTO) ringraziarla per i consigli che ci dà tutti i giorni e per mettere la sua professionalità a nostra disposizione.

Le scrivo perché ho una figlia di 17 anni che mi sta facendo impazzire. 

Sara da quando io e mio marito ci siamo lasciati è cambiata completamente. Prima avevamo un bellissimo rapporto, adesso invece non facciamo altro che litigare.

Lei non fa niente per accontentarmi, fa sempre il contrario di quello che le dico. È scontrosa, rigida… è impossibile parlare con lei, non riesco ad avere un dialogo.

Faccio di tutto perché lei possa stare bene, ma lei mi ignora e fa sempre di modo che io mi senta frustrata e fallita.

Ho bisogno di aiuto.

 

Cara Giulia,

ti  ringrazio per i complimenti, per me è un piacere mettere a disposizione degli altri la mia professionalità.

Non è semplice per me analizzare il tuo caso con così pochi elementi.

Tuttavia hai scritto una frase molto interessante che ti ripeto e che ci può far riflettere: Lei non fa niente per accontentarmi.

Noi genitori siamo convinti che i nostri figli vengano al mondo per soddisfare le nostre mancanze, questo è sbagliato!

Fa’ di modo che tua figlia si senta a suo agio e che soddisfi le proprie esigenze, fa’ di tutto affinché tua figlia sia felice… quando tua figlia sarà felice, lo sarai anche tu cara Giulia.

Un saluto

Dottor Rossi

 

SCRIVI 10 FRASI USANDO L’IMPERATIVO DEL VERBO FARE

SCRIVI 10 FRASI USANDO LE ESPRESSIONI: fare di tutto affinché, fare di modo che, fare di tutto affinché

(Da scrivere e inviare alla tua insegnante via email)

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