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AVERE FINITO e ESSERE FINITO

AVERE FINITO e ESSERE FINITO

Che ausiliare dobbiamo usare con il verbo finire? Essere o avere?

Dipende!


AVERE FINITO = avere concluso, avere terminato, avere portato a termine un’azione

-Ho finito di mangiare

-Ha finito di scrivere

-Abbiamo finito gli esercizi

-Avete finito di pranzare?


ESSERE FINITO = usiamo questa espressione per indicare la conclusione di: un film, un programma, una partita, un concerto, una presentazione, una riunione, una lezione, un percorso, indicando l’ora oppure no:

-Il film è finito alle 6:00

-La riunione è finita alle 8:00

-La lezione è finita, potete andare via


ESSERE FINITO = usiamo questa espressione + bene \ male, per descrivere il modo in cui si è conclusa una storia, un fatto, una situazione

-La storia tra Paolo e Stefania è finita male

-La vacanza è finita male, abbiamo perso le valige


AVERE FINITO = SOGGETTO + AZIONE = PASSATO PROSSIMO

-Ho finito di mangiare alle 9:00

-Ho finito di studiare alle 17:00

-Abbiamo finito di fare i compiti alle 20:00


ESSERE FINITO = ARTICOLO + NOME

-La pasta è finita, mangiamo qualcos’altro?

-La festa è finita, andiamo a casa

-La storia con Paolo è finita, adesso non ci parliamo più


DOVE ESSERE FINITO?

ESSERE FINITO…

(ESSERE FINITO – ESSERE ANDATO-A-I-E \ A FINIRE)

Usiamo questa espressione per chiede e dire dove si trova qualcosa \ qualcuno che stiamo cercando:

-Dov’è finito il mio cellulare? -Non lo so, guarda su quel tavolo.

-Dov’eri finito? è tutto il giorno che ti cerco.

-Guarda dov’è andato a finire il mio cellulare, sotto il letto.


Grammatrucco

Con il verbo finire usiamo sempre la preposizione DI seguita da un verbo all’infinito:

-Ho finito di mangiare

-Abbiamo finito di correre alle 7


CURIOSITÀ

Usiamo l’espressione è finita + numero per dire come si è conclusa una partita di calcio (di basket, di pallavolo…):

-Com’è andata la partita?

-Oh, molto bene, è finita 2 a 2.

—    —     —    —    —    —    —    —    —   —

-Com’è finita la partita?

-è finita con un pareggio.


Pratichiamo!

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QUI O QUA?

QUI O QUA?


QUI e QUA sono due avverbi di luogo, dunque indicano un luogo.

Qui, qua, quassù, qua sotto ecc. indicano un luogo vicino a chi parla e meno vicino o lontano da chi ascolta.

Qui e i suoi composti si usano per indicare un luogo ben definito:

-Vieni qui vicino a me;

Qui ci sono delle formiche;

Qua e i suoi composti si usano per indicare un’area senza una determinazione precisa:

-Vieni qua!

I  due avverbi sono spesso usati come sinonimi perfetti.


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La Pasqua in Italia

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Settimana Santa: ecco come l’Italia celebra la Pasqua tra fede, tradizioni e cucina


ASCOLTA IL PODCAST

ESERCITAZIONE: COMPRENSIONE DEL TESTO

DIFFICOLTA’: ELEVATA

LIVELLO RICHIESTO: C1


Leggi il testo…

L’Italia nel periodo pasquale è uno spettacolo da non perdere, dato che le città, da Nord a Sud, sono animate da feste popolari, processioni, riti religiosi, rappresentazioni sacre, sagre e tradizioni folcloristiche per ricordare la Passione di Cristo. Nel corso della Settimana Santa vengono rappresentati, di volta in volta: l’Ultima Cena, la Lavanda dei Piedi, il Trasferimento all’Orto del Getsemani, il tradimento di Giuda con la cattura di Gesù, il processo, il Calvario, la morte di Gesù, la Deposizione, la Sepoltura e la Resurrezione. La serata del Giovedì Santo è dedicata alla “celebrazione eucaristica” con la visita ai Sepolcri (il Sepolcro racchiude il Corpo di Cristo), realizzati in ogni parrocchia e ill momento ricorda la ricorrenza dell’Ultima Cena; il Venerdì Santo è il giorno di lutto assoluto, le strade si illuminano di fiaccole e vengono attraversate da processioni e vie crucis; il Sabato Santo, a mezzanotte, le campane suonano a festa, annunciandoci la Resurrezione; un momento di grande gioia che culmina nella Domenica.
Tra fede e tradizioni, ecco alcune delle manifestazioni da non perdere in Italia. A Roma, centro del Cristianesimo con la sua San Pietro, la basilica più famosa del mondo, dal Giovedì Santo fino alla Domenica di Pasqua prendono vita cerimonie pasquali con un’aura di sacralità unica ed inimitabile. Tutti i riti pasquali a Roma sono più grandi per dimensioni e per le emozioni che suscitano: pensiamo alla Via Crucis di Roma; una processione particolare per svariati motivi: in primo luogo perché vi partecipa direttamente il Papa in persona, e poi perché si svolge in una location unica al mondo, proprio davanti al Colosseo, simbolo storico della città. Un mix perfetto di architettura pagana e rito cristiano unico al mondo! In Sicilia, si celebra la “Festa dei Giudei”, che avviene ogni anno nel comune di San Fratello, in provincia di Messina. Durante il rito, una miriade di contadini e pastori sanfratellani si travestono con uno sgargiante costume tradizionale, formato da giubba e calzoni rossi a strisce di stoffa gialla, ricamate con motivi floreali e perle.
Hanno il volto coperto con un cappuccio rosso, con una croce ricamata sulla punta, in riferimento al carattere menzognero del diavolo, girando travestiti in questo modo per il paese, dove suonano particolari trombe per festeggiare la morte di Gesù Cristo e disturbare la processione religiosa che, al contrario, la commemora. Il contrasto ha il suo punto cruciale il Venerdì Santo, quando il corteo che segue il Crocifisso è disturbato e interrotto nel suo cammino dall’arrivo festoso dei Giudei. Sempre in Sicilia, vanno ricordati i riti dei Misteri del Venerdi’ Santo a Trapani e la Via Crucis ad Enna, dove sfilano circa 2000 confratelli incappucciati. Moltissime sono le manifestazioni che hanno luogo durante il periodo pasquale in tutto il territorio siciliano, tradizioni e riti spettacolari conservati e tramandati nel tempo come il “Ballo dei Diavoli” di Prizzi, un comune in provincia di Palermo, in cui, sin dalla mattina del giorno di Pasqua, due diavoli mascherati vestiti di rosso e la morte in giallo, si aggirano indisturbati per le strade del paese tentando di evitare con il loro “ballo” l’incontro tra le statue di Cristo Risorto e la Madonna, reso possibile grazie all’intervento degli angeli protettori che, con le loro spade, trafiggono i personaggi del male. I diavoli sono i protagonisti anche ad Adrano, in provincia di Catania dove, la Domenica di Pasqua, al centro di Piazza Umberto viene preparato un palco con le scenografie del paradiso e dell’inferno per accogliere “la diavolata”, in gergo “I Diavulazzi ‘i Pasqua”, una rappresentazione settecentesca in cinque scene che si svolge per due volte nel corso della giornata: a mezzogiorno e alla sera, in cui si celebra il trionfo del bene sul male. In Sardegna i riti della Settimana Santa sono molto suggestivi. Tra i più peculiari, il rito della Scrocifissione a Oliena (Nuoro): uomini e donne vanno alla ricerca del Cristo Risorto, facendo tappa in tutte le chiese del paese tutti i giorni fino al Sabato, quando la statua del cristo viene ritrovata.
In Puglia, a Noicattaro (Ba), il Giovedì Santo, si allestisce un falò davanti alla chiesa della Madonna della Lama. Durante il rito, i membri della Congrega della “Morte e Passione di Cristo” raccolgono la legna posta davanti alla Chiesa, per poi accenderla dopo l’uscita della prima Croce della processione. La pira continua a bruciare per tutta la notte, in segno di devozione. A Sulmona, in Abruzzo, la Pasqua si festeggia con il rito della “Madonna che scappa in piazza”. La rappresentazione si svolge intorno a mezzogiorno, in Piazza Garibaldi. Alle 11.30 vengono portate in piazza le statue di San Giovanni e San Pietro, i due apostoli che, secondo il Vangelo, si accorsero per primi della Resurrezione di Cristo. Le statue vengono poi condotte verso la Chiesa di San Filippo, sotto i cui archi si intravede la statua del Cristo Risorto, che custodisce all’interno una statua della Madonna Addolorata. A questo punto i due Santi bussano al portone della chiesa per annunciare la Risurrezione alla Vergine che, incredula, esce vestita ancora di nero. Nel momento in cui la Madonna vede suo Figlio, comincia a corrergli incontro e lungo il tragitto perde la veste del lutto, scoprendo, tra colombe in volo e spari di mortaretti, uno splendente abito verde ricamato in oro. In Toscana si usa andare per i campi, piantando piccole croci fatte con ramoscelli d’ulivo; in particolare a Firenze, è noto “lo scoppio del carro”: in piazza, di fronte alla cattedrale, viene innalzata una costruzione, il « carro », a cui viene comunicato il fuoco per mezzo di una colombina che corre su un filo e, partendo dall’altar maggiore della chiesa, arriva fuori, fino al carro. Dal modo come va e dalla rapidità con cui i petardi si accendono, si traggono auspici sull’annata e sul raccolto. Nel Bergamasco, i contadini, al suono delle campane di Pasqua, vanno ad abbracciare gli alberi da frutta, per augurio di buon raccolto. A Cividale del Friuli (Ud) si gioca al “Truc”, un antico gioco che consiste nel far scivolare lungo un catino di sabbia inclinata delle uova di gallina cotte, allo scopo di farle toccare tra loro. Chi riesce a colpire l’uovo dell’avversario vince una monetina o una caramellina. A Urbania si tiene il famoso “gioco della Punta e cul” che, la mattina di Pasqua e nei due giorni seguenti, si svolge nella piazza centrale del paese e presso il Santuario di Battaglia, coinvolgendo anziani e giovani, pronti a mettersi in gioco e battere il proprio uovo contro quello dell’avversario prima di punta e poi di “cul”, tentando di uscire vincitori, mantenendolo intatto.


Nel borgo di Tredozio, situato nell’entroterra dell’Appennino Forlivese
, ogni anno, dal 1963, si svolge la Sagra e il Palio dell’uovo, una cerimonia in cui ci sfida alla battitura delle uova, un gioco tradizionale in cui vince chi, con il suo uovo, riesce a rompere il guscio dell’altro. Ma a Tredozio, oltre al palio, si svolgono altri coinvolgenti giochi come la “Pesca nell’uovo gigante”, la “Pentolaccia” e la “Sagra della Sgabanaza”. Ad alta quota, a Courmayeur, in Valle d’Aosta, da non perdere “La Paquerette”, il tradizionale appuntamento con l’artigianato valdostano che, come di consueto, durante il periodo di festa presenterà ai visitatori il meglio delle opere di scultura e intaglio su legno, lavorazione del ferro battuto e del cuoio, tessitura del drap e poi merletti, vimini, oggetti per la casa, scale in legno ecc. Una delle tradizioni più divertenti é quella di San Leonardo, un piccolo e tranquillo paesino del comune di Badia dove, nel periodo che precede la Pasqua, si svolge la manifestazione “noza da paur” che rievoca numerose tradizioni legate al matrimonio contadinesco. Si tratta di una curiosa usanza in cui i tutti i ragazzi vanno dalle fanciulle del paese a caccia di uova, pronti a racimolarne il più possibile e, se arrivano a raccoglierne 12, entro l’anno matrimonio in vista. Le ragazze invece, se alla fine della cerimonia non si sono sbarazzate di tutte le uova, il martedì successivo si affrettano a seppellirle, per evitare di essere perseguitate dalla sfortuna e rischiare di restare zitelle.

La colomba

La colomba

Tra i dolci, i più classici sono la colomba pasquale, la pastiera napoletana e la pizza dolce. Si narra che alla metà del sesto secolo, il re dei Longobardi Alboino, durante l’assedio della città di Pavia, ricevette un pane lievitato a forma di colomba; segno di pace. Da allora, questo semplice dolce fatto con uova, farina e lievito, arricchito con burro, zucchero e canditi, entrò nella tradizione pasquale. Romantica la storia della classica pastiera: si dice che le mogli di alcuni pescatori lasciassero ceste con ricotta, frutta candita, grano, uova e fiori d’arancio sulla spiaggia, affinché il mare riportasse a casa i mariti. Al mattino, le donne trovarono i pescatori e videro che le onde avevano mischiato gli ingredienti, creando la torta pastiera. Se mangiare un uovo di Pasqua made in Italy è un’esperienza sensoriale imperdibile per tutti i golosi, lo sarà altrettanto addentrarsi nei tanti piatti tipici regionali: a Nord, in Trentino, ci sono le polpettine pasquali, con macinato di agnello, prezzemolo, rosmarino, scalogno, pepe e sale; rosolate nell’olio con aceto, vino e brodo, e servite con patate fritte; in Val d’Aosta la Crescia, una pizza al formaggio tagliata a fette e gustata con il salame tipico valdostano; in Piemonte i Persi al Furn, pesche conservate e cotte al forno ripiene di amaretto. La Torta Pasqualina, piatto unico ripieno di verdura, uova e parmigiano, accompagna il pranzo in Liguria¸le titole del Friuli Venezia Giulia sono invece delle piccole treccine dolci che avvolgono un uovo rosso, mentre il pan de fighi è uno strudel ripieno con fichi secchi tritati, mandorle e nocciole. Infine, in Veneto si servono i Vovi e Sparasi, uova sode decorate con erba di campo e asparagi.


Al Centro
, in Abruzzo si gustano come dolci i Fiadoni, calzoni cotti al forno ripieni di formaggio di pecora; in Lazio si mangia a colazione la Corallina, un salame tipico pasquale accompagnato dalla pizza al formaggio, mentre al Sud, piatti tipici pugliesi sono la tiella di riso, patate e cozze, pesce fresco e verdure di stagione e l’immancabile agnello o capretto; la Scarcedda , tipica della Basilicata, una pizza rustica farcita con uova sode e ricotta; in Calabria la Cuzzupa, una pagnotta dolce la cui dimensione cresce man mano che aumenta l’età del nucleo familiare; le pitte con niepita sono invece dei dolci a mezzaluna da mangiare caldi o freddi. Impossibile rinunciare, in Campania, alla squisita Pastiera Napoletana, vero capolavoro della cucina partenopea con ricotta, grano e buccia d’arancia. Infine, non possiamo non citare le tradizioni culinarie siciliane: U sciusceddu, una minestra a base di carne di pollo, uova e ricotta tramandata dai francesi; il tegame pasquale d’Aragona, costituito da uova, zafferano e cannella; l’impanata pasquale, una focaccia con base di pane lievitato ripiena di stufato d’agnello d’origine spagnola. Tra i dolci immancabili, le Palmette, fatte di mandorla tostata e ricoperte di zucchero fuso colorato, le cuddure cu l’ova, una specie di grande biscotto con uova sode, e l’intramontabile Cassata, farcita di ricotta e ricoperta di glassa decorata con frutta candita. Tra tradizione, religione e cucina, tanti motivi in più per girare la nostra bella Italia durante il periodo pasquale!

Testo tratto da: http://www.meteoweb.eu/2014/04/settimana-santa-ecco-come-litalia-celebra-la-pasqua-tra-fede-tradizioni-e-cucina/276595/#EUQISTtMLfG3h66B.99

 

PAPASSINI

LA RICETTA


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+ italiano: STESSO e UGUALE

Qual è la differenza tra “stesso” e “uguale”?

  • Possiamo usare “lo stesso” e “uguale” in modo intercambiabile TRANNE quando vogliamo fare un confronto:Lo stesso ragazzo è fisicamente la stessa persona.
    Un libro uguale è un’altra copia.

 


Esempi:

  • Lo stesso sguardo ⇒ Hanno lo sguardo uguale
  • Non invecchi mai, sei sempre uguale ⇒ Non invecchi mai sei sempre lo stesso
  • In treno o in macchina per me è uguale ⇒ In treno o in macchina per me è lo stesso

  • Paolo è Francesco hanno la macchina uguale ⇒ hanno due macchine uguali

  • Rita e Francesca usano la stessa macchina ⇒ la stessa macchina appartiene sia a Rita sia a Francesca

 


STESSO ⇒ cambia sia genere sia numero:

stesso – stessa – stessi – stesse

stesso è spesso accompagnato dall’articolo:

Lo stesso sguardo

La stessa misura

UGUALE ⇒ cambia il numero

uguale – uguali

 


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IL VERBO PARLARE: PARLARE A – PARLARE CON – PARLARE – PARLARE DI – PARLARE PER

Parlare

io parlo

tu parli

lui parla

lei parla

noi parliamo

voi parlate

loro parlano


PALARE + A + QUALCUNO

parlare alla folla

parlare agli studenti

parlare al pubblico


PALARE + CON + QUALCUNO

io parlo con Gianni

noi parliamo con voi

loro parlano con noi

io parlo con te

 CON ⇒ ME, TE, LUI, LEI, NOI, VOI, LORO – mai usare: io, tu.


PALARE + articolo + LINGUA

io parlo l’italiano

tu parli il francese

noi parliamo il polacco

Parlare l’italiano ⇒ possiamo dire anche ⇒ “parlare italiano”, senza l’articolo.


PALARE + DI + QUALCUNO

io parlo di Gianni

tu parli di Valeria

noi parliamo di te

 DI ⇒ ME, TE, LUI, LEI, NOI, VOI, LORO – mai usare: io, tu.


PALARE + PER + QUALCUNO

significa⇒ io parlo da parte di Mario \ io riferisco le parole di Mario

io parlo per te

io parlo per Mario

PER ⇒ ME, TE, LUI, LEI, NOI, VOI, LORO – mai usare: io, tu.


PALARE + DI + QUALCOSA\qualcuno + CON + QUALCUNO

Ho parlato di te con Giulio

Abbiamo parlato del viaggio con Francesca

hanno parlato del lavoro con Stefania


PALARE + A + QUALCUNO + DI + QUALCUNO\QUALCOSA

ho parlato a Paolo del nostro lavoro

hanno parlato al direttore del nuovo progetto

abbiamo parlato a Stefania del nostro viaggio

DI o DEL – DELLA – DELL’ – DELLO – DEI – DEGLI – DELLE?

Usiamo DI davanti ai pronomi e ai nomi propri di persona e davanti ai nomi di famiglia maschili\femminili singolari:

-ho parlato di te

-ho parlato di Paolo

Usiamo DEL – DELLO – DELL’ davanti ai sostantivi maschili singolari che hanno l’articolo e davanti ai nomi di famiglia maschili singolari:

  • ho parlato DEL viaggio = IL VIAGGIO
  • abbiamo parlato DEL libro = IL LIBRO

Usiamo DELLA davanti ai sostantivi femminili singolari che hanno l’articolo e davanti ai nomi di famiglia femminili singolari:

  • abbiamo parlato DELLA vacanza

Usiamo DEI \ DEGLI davanti ai sostantivi maschili plurali che hanno l’articolo e davanti ai nomi di famiglia maschili plurali:

  • abbiamo parlato DEGLI zii di Francesca
  • avete parlato DEGLI studenti

Usiamo DELLE  davanti ai sostantivi femminili plurali che hanno l’articolo e davanti ai nomi di famiglia femminili plurali:

  • avete parlato DELLE vacanze

PlayPlay

Penso + che o penso + di?

Cari studenti e lettori di litalianoacasatua blog,

in questa lezione impareremo a usare  la  preposizioni DI e congiunzioni CHE con i verbi: pensare, immaginare, sperare e credere.


Con i verbi pensare, immaginare, sperare e credere usiamo sempre la preposizione DI cone no:

  • Penso di sì
  • Penso di no
  • Credo di sì
  • Credo di no
  • Immagino di sì
  • immagino di no
  • Spero di sì
  • Spero di no
  • ⇒ NON ⇒ Penso che sì, penso che no, immagino che sì, immagino che no.

PENSARE \ IMMAGINARE \ CREDERE + DI + VERBO ALL’INFINITO

  • Penso di andare al mare
  • Immagino di essere al mare
  • Credo di essere molto felice
  • Spero di essere molto felice

PENSARE \ IMMAGINARE \ CREDERE + CHE + VERBO AL CONGIUNTIVO

  • Penso che loro siano al mare
  • Immagino che tu sia al mare
  • Credo che lei sia al mare
  • Immagino che non voglia andare al mare
  • Penso che non abbia studiato
  • Credo che non vogliano pranzare con noi
  • Spero che tu stia bene

PENSARE \ IMMAGINARE \ CREDERE + CHE + SOGGETTO

  1. Immagino \ credo\ penso \ spero che tu
  2. Immagino \ credo \ penso\ spero che lui \ lei
  3. Immagino\ credo \ penso \ spero che voi
  4. Immagino\ credo \ penso \spero che noi
  5. Immagino\ credo \ penso\ spero che loro

⇒NO⇒ immagino che te, penso che te, credo che te


Smashing computer animated emoticon

Pratichiamo!

PENSARE - IMMAGINARE - CREDERE + DI\CHE

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ANCHE TU e ANCHE A TE

-Buonanotte!
-Grazie, anche a te.

-Sei molto intelligente.
-Grazie, anche tu.

Anche tu e anche a te sono due espressioni corrette, ma hanno un significato diverso.


  • Anche tu = anche + pronome personale soggetto

anche io

anche tu

anche lui

anche lei

anche noi

anche voi

anche loro

  • Anche: pure, ugualmente

Usiamo anche + pronome personale soggetto per esprimere un rapporto di uguaglianza.

  • Sei molto bella – Grazie, anche tu.
  • Ci sarai anche tu alla festa?
  • Anche tu sei stanco? – Sì, anche io sono molto stanco.

  • Anche  a te: anche + PREPOSIZIONE A + pronome indiretto (FORMA FORTE)

anche a me

anche a te

anche a lui

anche a lei

anche a noi

anche a voi

anche a loro

Anche + PREPOSIZIONE A + pronome complemento indiretto (forma forte) risponde alla domanda: A chi?

– Anche a te hanno detto che domani ci sarà la lezione? (A chi hanno detto che domani ci sarà la lezione? – A te)

-Buonanotte! – Grazie, anche a te! (a chi auguro la buonanotte? – A te)


DIFFERENZA:

-Anche grazie a te ho fatto una bella figura. (GRAZIE A CHI? – GRAZIE A TE)

-Anche io ho fatto una bella figura. (CHI HA FATTO UNA BELLA FIGURA? – IO)


Pratichiamo!

Welcome to your ANCHE A TE \ ANCHE TU

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ANCHE ____ HANNO DATO UN BUON VOTO?

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ANCHE ____ ABBIAMO MANGIATO LA PIZZA.

2 out of 9

-SEI STATO MOLTO BRAVO! – GRAZIE, ANCHE ____.

3 out of 9

ANCHE ____ HANNO DETTO LA VERITÀ.

4 out of 9

-SONO PRONTO. – ANCHE ____.

5 out of 9

ANCHE ____ ANDREMO ALLA FESTA DI GIULIA.

6 out of 9

ANCHE ___ NON è PIACIUTA LA PIZZA.

7 out of 9

-ANCHE ___ SEI STATO MOLTO BRAVO.

8 out of 9

ANCHE ___ SONO STATO IN FRANCIA TANTE VOLTE.

9 out of 9

 

GRAFFIA e GRAFIA

ATTENZIONE ALLE DOpPIE


GRAFFIA O GRAFIA?

Sono corrette entrambe le forme, ma attenzione, sono due parole diverse.


GRAFIA⇒modo di scrivere le parole – grafia corretta, grafia sbagliata, grafia moderna, grafia antica.


GRAFFIA⇒ voce del verbo GRAFFIARE terza persona singolare – lui graffia, lei graffia.


 Queste due parole hanno anche una pronuncia differente:

GRAFFIA \gràf-fia\

GRAFIA \gra-fì-a\


CONOSCERE E SAPERE

Cari studenti e lettori di litalianoacasatua blog,

in questo articolo parleremo della differenza di significato tra il verbo SAPERE e il verbo CONOSCERE.


 

  • SAPERE QUALCOSA\ SAPERE QUALCOSA DI QUALCUNO.

-SO che lavori tanto.

-SAPPIAMO che hai vinto.

-SANNO che non andremo.

-SANNO la verità.

-SO che lui è innamorato di lei.

-SO dove si trova Palermo.

-Non SO dove siano le chiavi.

-Non SAPPIAMO di che cosa abbiano parlato ieri durante riunione.


*SI NOTI LA COSTRUZIONE DELLA FRASE CON IL VERBO “SAPERE“:

  • (soggetto, che può essere sottinteso) VERBO SAPERE + CHE → “So che si sono visti ieri sera” (questa costruzione non è possibile con il verbo “conoscere”).
  •  (soggetto, che può essere sottinteso)VERBO SAPERE + SE → “Sai se loro andranno in Italia?” (questa costruzione non è possibile con il verbo “conoscere”).
  • (soggetto, che può essere sottinteso) VERBO SAPERE + VERBO ALL’INFINITO → “Io so nuotare” (questa costruzione non è possibile con il verbo “conoscere”).

 


 

  • CONOSCERE QUALCUNO \ CONOSCERE QUALCOSA
  1. Essere informato (o non essere informato) sull’esistenza o sull’identità di qualcuno\qualcosa:

-CONOSCO la verità (Questa idea si può esprimere anche con il verbo sapere: So la verità).

-CONOSCIAMO la strada.

-CONOSCIAMO Paola (Questa idea NON può  essere espressa con il verbo “sapere”).

-Non CONOSCIAMO l’argomento di cui si è parlato ieri durante la riunione.

2. Possedere le nozioni e le esperienze necessarie, relativamente ai più diversi campi del sapere e dell’attività umana:

-CONOSCO la matematica.

-CONOSCONO la storia.

-CONOSCIAMO la lingua italiana.


 

*SI NOTI LA COSTRUZIONE DELLA FRASE CON IL VERBO “CONOSCERE“:

VERBO CONOSCERE + ARTICOLO +(determinativo\indeterminativo) → “Conosco la verità”.

VERBO CONOSCERE + NOME DELLA PERSONA→ “Conosco Mario”.

VERBO CONOSCERE + ARTICOLO + POSSESSIVO → “Conosco il suo carattere”.

VERBO CONOSCERE + POSSESSIVO→ “Conosciamo suo fratello”.


Esercizi

Completa con il verbo sapere o con il verbo conoscere.

  1. ___ dove si trova via Roma n.151?
  2. ___ il ragazzo di cui vi ho parlato ieri?
  3. ____ perfettamente che arriveranno domani.
  4. Non ____ la verità.
  5. Non ___ la moglie del mio collega, non ___ chi sia.
  6. ___ che ore sono?
  7. ____ la storia di Maria?
  8. ___ bene che carattere avete.
  9. Vi ___ bene, ___ come siete fatti.
  10. ___ per caso se c’è del caffè?
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