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CONGIUNTIVO CON “DOPO CHE” E “PRIMA CHE”

CIAO!

in questa lezione impareremo ad usare le espressioni PRIMA CHE e DOPO CHE.


PRIMA CHE

Con l’espressione PRIMA CHE è obbligatorio usare il CONGIUNTIVO:

PRIMA CHE + CONGIUNTIVO

-Entra in classe prima che arrivi l’insegnante;

-Studia l’italiano prima che sia troppo tardi;

-Telefonagli prima che vada via dall’ufficio.

DOPO CHE

Con l’espressione DOPO CHE usiamo sempre l’INDICATIVO:

DOPO CHE + INDICATIVO

-Parlerò con tuo fratello dopo che avrò finito di lavorare;

-Uscirò dopo che avrò finito gli esercizi;

-Andavo a fare la spesa dopo che uscivo da lavoro.


ATTENZIONE!

C’è una situazione in cui siamo obbligati a usare il CONGIUNTIVO con l’espressione DOPO CHE:

-Dopo che mi fossi alzata, mi avrebbe detto di entrare nella stanza dei libri;

-Dopo che avessi studiato l’italiano, mi avrebbe regalato un bel libro di Pirandello;

-Dopo che avessimo fatto la spesa, mi avrebbe chiesto di aiutarla a preparare la cena.

Si tratta di un’IPOTESI IRREALIZZABILE proiettata nel PASSATO:

DOPO CHE + CONGIUNTIVO TRAPASSATO + CONDIZIONALE PASSATO 


 

 

LEGGI IL TESTO

 

Cara Maria,

mi dispiace tanto non poter venire a casa tua quest’estate per le vacanze. La Liguria è il mio posto preferito per le vacanze, ma quest’anno è davvero impossibile.

Ho una voglia matta di vederti e di riabbracciarti, vedere tuo marito e i vostri figli, ma ho avuto troppi giorni di riposo durante l’anno e non posso permettermi di assentarmi da lavoro per più di una settimana.

Se avessi avuto la possibilità di prendere almeno due settimane di ferie, sarei venuta volentieri.

Mi dispiace per quello che è successo a tuo fratello, io pensavo che tutto si sarebbe risolto facilmente, invece tutto è andato storto.

Ho davvero tantissime cose da raccontarti, per questo ci sentiremo una di queste sere su Skype.

Intanto ti anticipo che purtroppo non compreremo la casa di cui ti ho parlato la scorsa settimana perché ci sono stati parecchi problemi con la banca.

La banca ci aveva detto che solo dopo che avessimo risolto il problema con la casa vecchia ci avrebbero dato il permesso di acquistarne una nuova, ma era già impossibile da allora. Già da allora eravamo consapevoli che non ci saremmo mai riusciti.

 

SVOLGI L'ESERCIZIO

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AVERE INIZIATO e ESSERE INIZIATO

Ciao!

Quale ausiliare dobbiamo usare con il verbo INIZIARE? Essere o avere?

La lingua italiana è ricca di verbi che reggono sia l’ausiliare essere, sia l’ausiliare avere.

Questi verbi sono piuttosto numerosi, trovi una lista esaustiva qui sotto.

Ma come facciamo a sapere quando dobbiamo usare l’ausiliare essere e quando l’ausiliare avere?

Possiamo riconoscere l’ausiliare essere o avere a seconda del soggetto:

generalmente quando il soggetto è una persona o un essere animato, c’è la possibilità di un uso transitivo del verbo (ausiliare AVERE).

Quando il soggetto è un essere inanimato è più probabile l’uso intransitivo (dunque verbo ESSERE).

In alcuni casi possiamo notare che il cambio da uso TRANSITIVO (verbo AVERE) a uso INTRANSITIVO (verbo ESSERE) cambia il significato del verbo.

 

accelerare / Il ritmo del cuore è accelerato; Il musicista ha accelerato il ritmo

accrescere / I problemi sono accresciuti; Ho accresciuto il mio capitale

affievolire / La luce è affievolita; Ho affievolito il suo entusiasmo

affogare / I passeggeri del Titanic sono affogati; Ho affogato il dolore nell’alcol

affondare / La nave è affondata; I pirati hanno affondato la nave

agghiacciare / A queste parole sono agghiacciato; Ho agghiacciato tutti con le mie parole

ammutolire / A queste parole sono ammutolito; Ho ammutolito tutti con le mie parole

annegare / Alcune persone sono annegate; I Vichinghi hanno annegato a Thingvellir molte streghe, ma mai i gatti perché sono esseri senzienti

annerire / I muri sono un po’ anneriti; Ho annerito i miei capelli

ardere / Il rogo è arso in pochi minuti; L’imperatore ha arso la città

arretrare / Davanti al nemico sono arretrato; Davanti al nemico ho arretrato la cavalleria

arricchire / In questi anni lui è arricchito; Lui ha arricchito molta gente

arrugginire / La mia bicicletta è arrugginita; La pioggia ha arrugginito la bicicletta

asfissiare / E’ asfissiato in un incendio; Lui mi ha asfissiato con le sue domande

aumentare / Il costo della vita è aumentato; Ho aumentato il volume della radio

avanzare / E’ avanzato da mangiare; Noi abbiamo avanzato una proposta

azzittire / A queste parole lui è azzittito; Con uno sguardo lo ho azzittito

bruciare / L’edificio è bruciato; Ho bruciato i miei diari

calare / La notte è calata; Ho calato una corda dalla finestra

calzare / Il tuo discorso è calzato perfettamente; Ho calzato queste scarpe

cambiare / Col tempo sei cambiato molto; Finalmente ho cambiato macchina

centuplicare / Le sue forze sono centuplicate; Ho centuplicato i miei sforzi

cessare / Il terremoto è cessato; Ha cessato di piovere

cicatrizzare / La ferita è cicatrizzata rapidamente; Questa pomata ha cicatrizzato la ferita

colare / Il liquido è colato a terra; Ho colato il tè

cominciare / Lo spettacolo è già cominciato; Hai cominciato il tuo nuovo lavoro?

continuare / La vita è continuata serena; Ho continuato a fare le cose di sempre

convenire / La decisione ti è convenuta; Ha convenuto con me che è meglio così

correre / Sono corso a casa; Ho corso un bel rischio

crepare / E’ crepato come un cane; Il terremoto ha crepato i muri di casa

crescere / Il bambino è cresciuto; La madre ha cresciuto i suoi figli

declinare / Il suo potere è declinato; Ha declinato ogni responsabilità

derivare / L’italiano è derivato dal latino; Abbiamo derivato questo dai fatti

deviare / Il corso del fiume è deviato; Quel re ha deviato il corso della storia

diminuire / La popolazione è diminuita; Ho diminuito le mie spese

discendere / Siamo discesi a valle; Ho disceso una montagna

evadere / Sono evaso di prigione; Ho evaso le tasse

esplodere / Sono esploso per la rabbia; Ho esploso un colpo di pistola

fallire / Quella ditta è fallita; Ho fallito il mio bersaglio

finire / Il film è finito alle 11; Ho finito l’università nel 1995

fuggire / Davanti al rischio sono fuggito; Non ho mai fuggito le tentazioni

gelare / L’acqua è gelata; Con le mie parole ho gelato tutti

guarire / Il malato è guarito; La medicina ha guarito il malato

importare / Non mi è importato quello che ha detto; L’Italia ha importato molti cereali

ingrassare / Sei ingrassato di qualche chilo?; Ho ingrassato il motore della macchina

invecchiare / Non sei invecchiato per niente; Il falegname ha invecchiato il mobile

mancare / Mi è mancata la tua presenza; Ho mancato il bersaglio

maturare / La frutta è maturata; Ha maturato la decisione di partire

migliorare / Le sue condizioni sono migliorate; Ho migliorato l’aspetto del mio ufficio

montare / Lui è montato in macchina; Il cavallo ha montato la cavalla

mutare / Il suo aspetto non è mutato; Ho mutato opinione

passare / Molto tempo è passato; Lui ha passato tutta la mattina a letto

peggiorare / La situazione è peggiorata; Hai peggiorato la situazione

pesare / Prendere quella decisione non mi è pesato; Ho pesato la mia valigia

resuscitare / Gesù è risuscitato; Questa notizia lo ha risuscitato

rincarare / Questi prodotti sono rincarati; Ho rincarato la dose

ringiovanire / Sei ringiovanito; Questo taglio di capelli ti ha ringiovanito

salire / Sono salito a casa mia; Ho salito tutti gli scalini

saltare / L’appuntamento è saltato; Ho saltato un ostacolo difficile

sbarcare / I passeggeri sono sbarcati a Taranto; Ho sbarcato il lunario per molti anni

scattare / E’ scattata l’ora x; In vacanza ho scattato molte foto

scendere / Siamo scesi dall’autobus; Abbiamo sceso le scale

schizzare / E’ schizzato via come un fulmine; La macchina mi ha schizzato addosso del fango

scorrere / Il vino è scorso a fiumi; Hai scorso il giornale?

seguire / Dopo questo è seguito un fatto; Ho seguito il tuo consiglio!

servire / Quei soldi mi sono serviti; Il barista ha servito un cliente

sfumare / Il progetto è sfumato; Il pittore ha sfumato i colori

suonare / E’ suonata la tua ora!; Abbiamo suonato una canzone

toccare / Oggi è toccato a me; Chi ha toccato i miei fiori ?

trascorrere / E’ trascorso un mese; Ho trascorso la settimana aspettandoti

variare / Il tempo è variato; Ho variato il menù

 


AVERE INIZIATO = il soggetto è generalmnete una persona o un essere animato, dare inizio, incominciare: incominciare un lavoro; iniziare un corso, il periodo di prova; un libro:

-Ho iniziato il corso d’italiano;

-Hanno iniziato a lavorare alle 20;

-Avete iniziato a leggere il libro?


ESSERE INIZIATO = il soggetto in genere è un essere inanimato, cominciare, avere inizio:

-Il film è iniziato alle 11;

-Muoviti! Lo spettacolo è già iniziato;

-La lezione è iniziata alle 11.


Grammatrucco

  • Con il verbo iniziare usiamo sempre la preposizione A + verbo all’infinito:

-Ho iniziato a giocare alle 11;

-Hanno iniziato a leggere;

  • Usiamo anche la preposizione CON:

-L’insegnante ha iniziato la lezione con una lettura;

-Lo spettacolo è iniziato con una presentazione molto interessante.

  • Usiamo anche la preposizione DA:

-La scuola è iniziata da lunedì (è iniziata lunedì scorso)


Pratichiamo!

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AVERE FINITO e ESSERE FINITO

AVERE FINITO e ESSERE FINITO

Che ausiliare dobbiamo usare con il verbo finire? Essere o avere?

Dipende!


AVERE FINITO = avere concluso, avere terminato, avere portato a termine un’azione

-Ho finito di mangiare

-Ha finito di scrivere

-Abbiamo finito gli esercizi

-Avete finito di pranzare?


ESSERE FINITO = usiamo questa espressione per indicare la conclusione di: un film, un programma, una partita, un concerto, una presentazione, una riunione, una lezione, un percorso, indicando l’ora oppure no:

-Il film è finito alle 6:00

-La riunione è finita alle 8:00

-La lezione è finita, potete andare via


ESSERE FINITO = usiamo questa espressione + bene \ male, per descrivere il modo in cui si è conclusa una storia, un fatto, una situazione

-La storia tra Paolo e Stefania è finita male

-La vacanza è finita male, abbiamo perso le valige


AVERE FINITO = SOGGETTO + AZIONE = PASSATO PROSSIMO

-Ho finito di mangiare alle 9:00

-Ho finito di studiare alle 17:00

-Abbiamo finito di fare i compiti alle 20:00


ESSERE FINITO = ARTICOLO + NOME

-La pasta è finita, mangiamo qualcos’altro?

-La festa è finita, andiamo a casa

-La storia con Paolo è finita, adesso non ci parliamo più


DOVE ESSERE FINITO?

ESSERE FINITO…

(ESSERE FINITO – ESSERE ANDATO-A-I-E \ A FINIRE)

Usiamo questa espressione per chiede e dire dove si trova qualcosa \ qualcuno che stiamo cercando:

-Dov’è finito il mio cellulare? -Non lo so, guarda su quel tavolo.

-Dov’eri finito? è tutto il giorno che ti cerco.

-Guarda dov’è andato a finire il mio cellulare, sotto il letto.


Grammatrucco

Con il verbo finire usiamo sempre la preposizione DI seguita da un verbo all’infinito:

-Ho finito di mangiare

-Abbiamo finito di correre alle 7


CURIOSITÀ

Usiamo l’espressione è finita + numero per dire come si è conclusa una partita di calcio (di basket, di pallavolo…):

-Com’è andata la partita?

-Oh, molto bene, è finita 2 a 2.

—    —     —    —    —    —    —    —    —   —

-Com’è finita la partita?

-è finita con un pareggio.


Pratichiamo!

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Così

Così

In questo modo, cioè nel modo che si vede, o che s’è detto o che si sta per dire:

-Non parlare così;

-Non fare così;

-Non camminare così.


Con significato quantitativo⇒  tanto, talmente:

-è così piccolo;

-è così grande;


Con significato di ⇒ tale:

-Non ho mai visto un uomo così;

-Non ho mai vissuto una situazione così.


Significa anche perciò, in conseguenza di ciò:

-L’insegnante non era disponibile, così abbiamo posticipato la lezione a domani.

-Hanno litigato, e così non si parlano più.


In correlazione con che o da significa «a tal punto, a tal segno» e introduce proposizioni (frasi) consecutive:

-Eravamo così spaventati che non riuscivamo a parlare;

-Erano così contenti da non riuscire a smettere di ridere.


Con valore desiderativo, magari, volesse il cielo che:

-Così fosse vero!;

-Così fossi arrivato primo!


Con valore concessivo ⇒ sebbene:

-Così vestito, è voluto uscire.


ALTRE ESPRESSIONI

-Basta così! (per incitare qualcuno a smettere)

-Così non va bene!

-Così va bene!

-Così mi piace!

-Così non mi piace!

-Così non è giusto!

-Così è giusto!


LABORATORIO LINGUISTICO

PRATICHIAMO!

Nel tuo quaderno d’italiano scrivi almeno 10 frasi con la parola “così”, durante la tua prossima lezione SKYPE le leggerai e le commenterai insieme alla tua insegnante 😉

 

SOLO PER GLI STUDENTI ISCRITTI AI CORSI SKYPE


 

QUI O QUA?

QUI O QUA?


QUI e QUA sono due avverbi di luogo, dunque indicano un luogo.

Qui, qua, quassù, qua sotto ecc. indicano un luogo vicino a chi parla e meno vicino o lontano da chi ascolta.

Qui e i suoi composti si usano per indicare un luogo ben definito:

-Vieni qui vicino a me;

Qui ci sono delle formiche;

Qua e i suoi composti si usano per indicare un’area senza una determinazione precisa:

-Vieni qua!

I  due avverbi sono spesso usati come sinonimi perfetti.


vai al corso completo!

La Pasqua in Italia

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Settimana Santa: ecco come l’Italia celebra la Pasqua tra fede, tradizioni e cucina


ASCOLTA IL PODCAST

ESERCITAZIONE: COMPRENSIONE DEL TESTO

DIFFICOLTA’: ELEVATA

LIVELLO RICHIESTO: C1


Leggi il testo…

L’Italia nel periodo pasquale è uno spettacolo da non perdere, dato che le città, da Nord a Sud, sono animate da feste popolari, processioni, riti religiosi, rappresentazioni sacre, sagre e tradizioni folcloristiche per ricordare la Passione di Cristo. Nel corso della Settimana Santa vengono rappresentati, di volta in volta: l’Ultima Cena, la Lavanda dei Piedi, il Trasferimento all’Orto del Getsemani, il tradimento di Giuda con la cattura di Gesù, il processo, il Calvario, la morte di Gesù, la Deposizione, la Sepoltura e la Resurrezione. La serata del Giovedì Santo è dedicata alla “celebrazione eucaristica” con la visita ai Sepolcri (il Sepolcro racchiude il Corpo di Cristo), realizzati in ogni parrocchia e ill momento ricorda la ricorrenza dell’Ultima Cena; il Venerdì Santo è il giorno di lutto assoluto, le strade si illuminano di fiaccole e vengono attraversate da processioni e vie crucis; il Sabato Santo, a mezzanotte, le campane suonano a festa, annunciandoci la Resurrezione; un momento di grande gioia che culmina nella Domenica.
Tra fede e tradizioni, ecco alcune delle manifestazioni da non perdere in Italia. A Roma, centro del Cristianesimo con la sua San Pietro, la basilica più famosa del mondo, dal Giovedì Santo fino alla Domenica di Pasqua prendono vita cerimonie pasquali con un’aura di sacralità unica ed inimitabile. Tutti i riti pasquali a Roma sono più grandi per dimensioni e per le emozioni che suscitano: pensiamo alla Via Crucis di Roma; una processione particolare per svariati motivi: in primo luogo perché vi partecipa direttamente il Papa in persona, e poi perché si svolge in una location unica al mondo, proprio davanti al Colosseo, simbolo storico della città. Un mix perfetto di architettura pagana e rito cristiano unico al mondo! In Sicilia, si celebra la “Festa dei Giudei”, che avviene ogni anno nel comune di San Fratello, in provincia di Messina. Durante il rito, una miriade di contadini e pastori sanfratellani si travestono con uno sgargiante costume tradizionale, formato da giubba e calzoni rossi a strisce di stoffa gialla, ricamate con motivi floreali e perle.
Hanno il volto coperto con un cappuccio rosso, con una croce ricamata sulla punta, in riferimento al carattere menzognero del diavolo, girando travestiti in questo modo per il paese, dove suonano particolari trombe per festeggiare la morte di Gesù Cristo e disturbare la processione religiosa che, al contrario, la commemora. Il contrasto ha il suo punto cruciale il Venerdì Santo, quando il corteo che segue il Crocifisso è disturbato e interrotto nel suo cammino dall’arrivo festoso dei Giudei. Sempre in Sicilia, vanno ricordati i riti dei Misteri del Venerdi’ Santo a Trapani e la Via Crucis ad Enna, dove sfilano circa 2000 confratelli incappucciati. Moltissime sono le manifestazioni che hanno luogo durante il periodo pasquale in tutto il territorio siciliano, tradizioni e riti spettacolari conservati e tramandati nel tempo come il “Ballo dei Diavoli” di Prizzi, un comune in provincia di Palermo, in cui, sin dalla mattina del giorno di Pasqua, due diavoli mascherati vestiti di rosso e la morte in giallo, si aggirano indisturbati per le strade del paese tentando di evitare con il loro “ballo” l’incontro tra le statue di Cristo Risorto e la Madonna, reso possibile grazie all’intervento degli angeli protettori che, con le loro spade, trafiggono i personaggi del male. I diavoli sono i protagonisti anche ad Adrano, in provincia di Catania dove, la Domenica di Pasqua, al centro di Piazza Umberto viene preparato un palco con le scenografie del paradiso e dell’inferno per accogliere “la diavolata”, in gergo “I Diavulazzi ‘i Pasqua”, una rappresentazione settecentesca in cinque scene che si svolge per due volte nel corso della giornata: a mezzogiorno e alla sera, in cui si celebra il trionfo del bene sul male. In Sardegna i riti della Settimana Santa sono molto suggestivi. Tra i più peculiari, il rito della Scrocifissione a Oliena (Nuoro): uomini e donne vanno alla ricerca del Cristo Risorto, facendo tappa in tutte le chiese del paese tutti i giorni fino al Sabato, quando la statua del cristo viene ritrovata.
In Puglia, a Noicattaro (Ba), il Giovedì Santo, si allestisce un falò davanti alla chiesa della Madonna della Lama. Durante il rito, i membri della Congrega della “Morte e Passione di Cristo” raccolgono la legna posta davanti alla Chiesa, per poi accenderla dopo l’uscita della prima Croce della processione. La pira continua a bruciare per tutta la notte, in segno di devozione. A Sulmona, in Abruzzo, la Pasqua si festeggia con il rito della “Madonna che scappa in piazza”. La rappresentazione si svolge intorno a mezzogiorno, in Piazza Garibaldi. Alle 11.30 vengono portate in piazza le statue di San Giovanni e San Pietro, i due apostoli che, secondo il Vangelo, si accorsero per primi della Resurrezione di Cristo. Le statue vengono poi condotte verso la Chiesa di San Filippo, sotto i cui archi si intravede la statua del Cristo Risorto, che custodisce all’interno una statua della Madonna Addolorata. A questo punto i due Santi bussano al portone della chiesa per annunciare la Risurrezione alla Vergine che, incredula, esce vestita ancora di nero. Nel momento in cui la Madonna vede suo Figlio, comincia a corrergli incontro e lungo il tragitto perde la veste del lutto, scoprendo, tra colombe in volo e spari di mortaretti, uno splendente abito verde ricamato in oro. In Toscana si usa andare per i campi, piantando piccole croci fatte con ramoscelli d’ulivo; in particolare a Firenze, è noto “lo scoppio del carro”: in piazza, di fronte alla cattedrale, viene innalzata una costruzione, il « carro », a cui viene comunicato il fuoco per mezzo di una colombina che corre su un filo e, partendo dall’altar maggiore della chiesa, arriva fuori, fino al carro. Dal modo come va e dalla rapidità con cui i petardi si accendono, si traggono auspici sull’annata e sul raccolto. Nel Bergamasco, i contadini, al suono delle campane di Pasqua, vanno ad abbracciare gli alberi da frutta, per augurio di buon raccolto. A Cividale del Friuli (Ud) si gioca al “Truc”, un antico gioco che consiste nel far scivolare lungo un catino di sabbia inclinata delle uova di gallina cotte, allo scopo di farle toccare tra loro. Chi riesce a colpire l’uovo dell’avversario vince una monetina o una caramellina. A Urbania si tiene il famoso “gioco della Punta e cul” che, la mattina di Pasqua e nei due giorni seguenti, si svolge nella piazza centrale del paese e presso il Santuario di Battaglia, coinvolgendo anziani e giovani, pronti a mettersi in gioco e battere il proprio uovo contro quello dell’avversario prima di punta e poi di “cul”, tentando di uscire vincitori, mantenendolo intatto.


Nel borgo di Tredozio, situato nell’entroterra dell’Appennino Forlivese
, ogni anno, dal 1963, si svolge la Sagra e il Palio dell’uovo, una cerimonia in cui ci sfida alla battitura delle uova, un gioco tradizionale in cui vince chi, con il suo uovo, riesce a rompere il guscio dell’altro. Ma a Tredozio, oltre al palio, si svolgono altri coinvolgenti giochi come la “Pesca nell’uovo gigante”, la “Pentolaccia” e la “Sagra della Sgabanaza”. Ad alta quota, a Courmayeur, in Valle d’Aosta, da non perdere “La Paquerette”, il tradizionale appuntamento con l’artigianato valdostano che, come di consueto, durante il periodo di festa presenterà ai visitatori il meglio delle opere di scultura e intaglio su legno, lavorazione del ferro battuto e del cuoio, tessitura del drap e poi merletti, vimini, oggetti per la casa, scale in legno ecc. Una delle tradizioni più divertenti é quella di San Leonardo, un piccolo e tranquillo paesino del comune di Badia dove, nel periodo che precede la Pasqua, si svolge la manifestazione “noza da paur” che rievoca numerose tradizioni legate al matrimonio contadinesco. Si tratta di una curiosa usanza in cui i tutti i ragazzi vanno dalle fanciulle del paese a caccia di uova, pronti a racimolarne il più possibile e, se arrivano a raccoglierne 12, entro l’anno matrimonio in vista. Le ragazze invece, se alla fine della cerimonia non si sono sbarazzate di tutte le uova, il martedì successivo si affrettano a seppellirle, per evitare di essere perseguitate dalla sfortuna e rischiare di restare zitelle.

La colomba

La colomba

Tra i dolci, i più classici sono la colomba pasquale, la pastiera napoletana e la pizza dolce. Si narra che alla metà del sesto secolo, il re dei Longobardi Alboino, durante l’assedio della città di Pavia, ricevette un pane lievitato a forma di colomba; segno di pace. Da allora, questo semplice dolce fatto con uova, farina e lievito, arricchito con burro, zucchero e canditi, entrò nella tradizione pasquale. Romantica la storia della classica pastiera: si dice che le mogli di alcuni pescatori lasciassero ceste con ricotta, frutta candita, grano, uova e fiori d’arancio sulla spiaggia, affinché il mare riportasse a casa i mariti. Al mattino, le donne trovarono i pescatori e videro che le onde avevano mischiato gli ingredienti, creando la torta pastiera. Se mangiare un uovo di Pasqua made in Italy è un’esperienza sensoriale imperdibile per tutti i golosi, lo sarà altrettanto addentrarsi nei tanti piatti tipici regionali: a Nord, in Trentino, ci sono le polpettine pasquali, con macinato di agnello, prezzemolo, rosmarino, scalogno, pepe e sale; rosolate nell’olio con aceto, vino e brodo, e servite con patate fritte; in Val d’Aosta la Crescia, una pizza al formaggio tagliata a fette e gustata con il salame tipico valdostano; in Piemonte i Persi al Furn, pesche conservate e cotte al forno ripiene di amaretto. La Torta Pasqualina, piatto unico ripieno di verdura, uova e parmigiano, accompagna il pranzo in Liguria¸le titole del Friuli Venezia Giulia sono invece delle piccole treccine dolci che avvolgono un uovo rosso, mentre il pan de fighi è uno strudel ripieno con fichi secchi tritati, mandorle e nocciole. Infine, in Veneto si servono i Vovi e Sparasi, uova sode decorate con erba di campo e asparagi.


Al Centro
, in Abruzzo si gustano come dolci i Fiadoni, calzoni cotti al forno ripieni di formaggio di pecora; in Lazio si mangia a colazione la Corallina, un salame tipico pasquale accompagnato dalla pizza al formaggio, mentre al Sud, piatti tipici pugliesi sono la tiella di riso, patate e cozze, pesce fresco e verdure di stagione e l’immancabile agnello o capretto; la Scarcedda , tipica della Basilicata, una pizza rustica farcita con uova sode e ricotta; in Calabria la Cuzzupa, una pagnotta dolce la cui dimensione cresce man mano che aumenta l’età del nucleo familiare; le pitte con niepita sono invece dei dolci a mezzaluna da mangiare caldi o freddi. Impossibile rinunciare, in Campania, alla squisita Pastiera Napoletana, vero capolavoro della cucina partenopea con ricotta, grano e buccia d’arancia. Infine, non possiamo non citare le tradizioni culinarie siciliane: U sciusceddu, una minestra a base di carne di pollo, uova e ricotta tramandata dai francesi; il tegame pasquale d’Aragona, costituito da uova, zafferano e cannella; l’impanata pasquale, una focaccia con base di pane lievitato ripiena di stufato d’agnello d’origine spagnola. Tra i dolci immancabili, le Palmette, fatte di mandorla tostata e ricoperte di zucchero fuso colorato, le cuddure cu l’ova, una specie di grande biscotto con uova sode, e l’intramontabile Cassata, farcita di ricotta e ricoperta di glassa decorata con frutta candita. Tra tradizione, religione e cucina, tanti motivi in più per girare la nostra bella Italia durante il periodo pasquale!

Testo tratto da: http://www.meteoweb.eu/2014/04/settimana-santa-ecco-come-litalia-celebra-la-pasqua-tra-fede-tradizioni-e-cucina/276595/#EUQISTtMLfG3h66B.99

 

PAPASSINI

LA RICETTA


Pratichiamo!

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HO APPENA … > AVEVO APPENA ..

HO APPENA MANGIATO LA PASTA;

AVEVO APPENA MANGIATO LA PASTA;

APPENA

CON LA PAROLA APPENA, USIAMO IL PASSATO PROSSIMO ⇒ per indicare qualcosa che abbiamo finito di fare da qualche minuto:

-Ho appena finito di mangiare;

-Avete appena finito di leggere;

LA STESSA FRASE AL PASSATO SI COSTRUISCE CON IL TRAPASSATO PROSSIMO ⇒ per dire che avevamo finito di fare qualcosa da qualche minuto:

-Quando è arrivato Pietro, avevamo appena finito di mangiare;

-Avevamo appena finito di mangiare, quando la mamma ci disse di andare a letto.

Attenzione!

Se “appena” + il passato prossimo, è posto prima del verbo, solitamente ad inizio frase, allora il significato della frase cambia:

-Appena ho finito di mangiare, sono uscito ⇒ azione avvenuta nel passato;

GUARDA QUESTE FRASI:

-Ho appena finito di mangiare e ora vado al lavoro ⇒ in questo momento;

-Ieri, appena ho finito di mangiare, sono andato al lavoro ⇒ azione passata.


LEGGI IL TESTO…

  • Ciao Carla, in questo momento sono a casa, ho appena finito di mangiare. Tu? che fai?
  • Ciao cara, io ho quasi finito di mangiare.
  • Ti va di venire a casa dopo cena?
  • Volentieri, ma non posso, devo caricare la lavatrice e pulire la casa. Ieri, appena ho finito di lavorare sono andata in palestra e poi a casa a dormire, non ho avuto il tempo di pulire.
  • Mi dispiace, io ho pulito ieri, appena sono rientrata dal lavoro.

PRATICHIAMO!

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+ italiano: COME CAMBIANO I TEMPI DEL PASSATO NEL DISCORSO INDIRETTO?

COME CAMBIANO I TEMPI DEL PASSATO NEL DISCORSO INDIRETTO?


Potevo, volevo, dovevo \ Ho potuto, ho voluto, ho dovuto

 

LEGGI IL TESTO

Stefania scrive un’e-mail di scuse alla sua amica Francesca:

Ciao Francesca,

scusa, ma ieri quando ho ricevuto la tua telefonata non ho potuto rispondere perché ero impegnata. Ero in ufficio e c’erano molti clienti, il cellulare che squillava in continuazione, il telefono dell’ufficio era impazzito, ricevevo telefonate ogni due minuti, i clienti erano scocciati, impazienti ed io ero nervosa. Come se non bastasse, il capo entrava nella mia stanza ogni cinque minuti e metteva una nuova pratica sulla mia scrivania e diceva: “questa deve essere pronta per domani mattina”. Io cercavo di rimanere calma e dicevo: “va bene, lo farò”. Ad un certo punto un cliente che era lì da almeno due ore ha iniziato a sospirare e ha urlato: “Signorina, io non ho tempo da perdere, si muova per favore”. Mi sono sentita davvero umiliata, allora gli ho detto: “Dovrà aspettare ancora per un’ora, se non ha tempo da perdere ritorni domani”. Non ho voluto dirgli altro perché avrei rischiato di perdere il lavoro. Ma ad un certo punto è entrata la mia collega e ha detto: “sei lenta e distratta, il documento che mi hai consegnato oggi è sbagliato“, non potevo più restare zitta, le parole sono uscite da sole, ero fuori controllo, allora ho detto: “visto che non va bene e tu non fai mai niente, correggi gli errori e consegnalo entro oggi, io non ho né cento teste né  cento mani”, lei mi ha guardata e ha detto: “Non so se ho il tempo, che ora è?”. È stata proprio una giornata difficile, se oggi sei libera verso le 7 telefonami, oppure verso le 8 ci possiamo trovare al solito bar.

Fammi sapere

Buona giornata.


Francesca scrive un’e-mail ad un’altra sua amica per raccontarle tutto:

Ciao Marcella,

oggi ho ricevuto un’e-mail da Stefania, mi ha detto che ieri non ha risposto al telefono perché era in ufficio, c’erano molti clienti, il cellulare che squillava in continuazione, il telefono dell’ufficio era impazzito, riceveva telefonate ogni due minuti, i clienti erano scocciati, impazienti e lei era nervosa. Come se non bastasse, il capo entrava nella sua stanza ogni cinque minuti e metteva una nuova pratica sulla sua scrivania e diceva che sarebbe dovuta essere pronta per oggi. Lei cercava di rimanere calma e diceva che andava bene e che lo avrebbe fatto. Ad un certo punto un cliente che era lì da almeno due ore ha iniziato a sospirare e ha urlato che non aveva tempo da perdere e che avrebbe dovuto muoversi. Si è sentita davvero umiliata, allora gli ha detto che avrebbe dovuto aspettare ancora per un’ora ed ha aggiunto che se non aveva tempo da perdere, sarebbe potuto ritornare l’indomani. Lei non ha voluto dirgli altro perché avrebbe  rischiato di perdere il lavoro. Ma ad un certo punto è entrata la sua collega e ha detto che lei è troppo lenta e distratta, che il documento che le aveva consegnato era sbagliato. Non poteva più restare zitta, le parole sono uscite da sole, era fuori controllo, allora ha detto che se il documento non andava bene e visto che lei non fa mai niente, avrebbe dovuto correggere gli errori  e consegnarlo, perché lei non ha né cento teste, né cento mani, lei l’ha guardata e ha detto che non sapeva se avesse il tempo e ha chiesto che ora fosse. Ha concluso dicendo che è stata proprio una giornata difficile e mi ha dato un appuntamento per oggi.

Poverina!


COME POSSIAMO NOTARE NEL TRASFERIMENTO DEL DISCORSO ALCUNI VERBI CAMBIANO, ALTRI RESTANO INVARIATI:

  • QUANDO IL VERBO È AL PRESENTE, NON CAMBIA:

-Ha detto: sei lenta …

-Le ha detto che è lenta …

Non cambia perché la frase al passato esprime che Lei è lenta (è sempre lenta). Guarda questi esempi:

A   -Mia madre ha detto: quando eri piccola eri alta e magra;

-Mia madre mi ha detto che quando ero piccola ero magra e alta.

B   -Mia madre ha detto: sei alta e magra;

-Mia madre mi ha detto che sono alta e magra.


  • IL PRESENTE INDICATIVO DIVENTA IMPERFETTO INDICATIVO, IMPERFETTO CONGIUNTIVO, CONDIZIONALE PASSATO (a seconda dei casi):

INDICATIVO > IMPERFETTO INDICATIVO:

-Ha detto: sei lenta e il documento è sbagliato;

-Le ha detto che è lenta e che  il documento era sbagliato;

-“Non so se ho il tempo, che ora è?;

-Ha detto che non sapeva se avesse il tempo e ha chiesto che ora fosse.

INDICATIVO > IMPERFETTO CONGIUNTIVO

-“Che ora è?”

-Ha chiesto che ora fosse.

IL PRESENTE INDICATIVO DIVENTA CONDIZIONALE PASSATO:

correggi gli errori.

avrebbe dovuto correggere gli errori.

  • IL PASSATO PROSSIMO DIVENTA IMPERFETTO:

-Ad un certo punto un cliente che era lì da almeno due ore ha iniziato a sospirare e ha urlato: “Signorina, io non ho tempo da perdere, si muova per favore”.

-Ad un certo punto un cliente che era lì da almeno due ore ha iniziato a sospirare e ha urlato che non aveva tempo da perdere e che avrebbe dovuto muoversi.

  • IL PASSATO PROSSIMO NON CAMBIA:

-allora gli ho detto;

-allora gli ha detto.


 

 

HA DETTO \ AVEVA DETTO \  DICEVA?

IL PASSATO PROSSIMO NON CAMBIA

Luigi ha detto: “Non ho voglia di mangiare”.

Luigi ha detto che non ha voglia di mangiare.

IL PASSATO PROSSIMO DIVENTA IMPERFETTO

Luigi aveva detto: Non ho voglia di mangiare

Luigi aveva detto che non aveva voglia di mangiare

IL PASSATO PROSSIMO DIVENTA IMPERFETTO INDICATIVO

Luigi disse: Non ho voglia di mangiare

Luigi disse che non aveva voglia di mangiare

Luigi aveva detto: Non ho voglia di mangiare la pizza

Luigi aveva detto che non aveva voglia di mangiare

L’IMPERFETTO NON CAMBIA

Luigi aveva detto: non avevo voglia di mangiare la pizza

Luigi disse che non aveva voglia di mangiare la pizza

Luigi diceva: non avevo voglia di mangiare la pizza

Luigi diceva che non aveva voglia di mangiare la pizza.


 

SONO POTUTO \ NON HO POTUTO \ POTEVO \ NON POTEVO (non sono potuto, ho potuto)

IL PASSATO PROSSIMO NON CAMBIA

-Ho detto: ieri non ho potuto parlare con il direttore perché era impegnato con la sua segretaria;

-Ho detto che ieri non ho potuto parlare con il direttore perché era impegnato con la sua segretaria;

-Ha detto: ieri non sono potuto venire alla festa perché ho lavorato tutto il giorno;

-Ha detto che ieri non è potuto venire alla festa perché ho lavorato tutto il giorno;

-Dice: venerdì scorso non ho potuto parlare con Ignazio perché quando mi ha telefonato io ero impegnato;

-Lui dice che venerdì scorso non ha potuto parlare con Ignazio perché quando gli ha telefonato era impegnato;

IL TRAPASSATO PROSSIMO NON CAMBIA

Lui ha detto: Non avevo potuto parlare con lui perché era impegnato.

Lui ha detto che non aveva potuto parlare con lui perché era impegnato;

Dicevano: Non eravamo potuti andare perché non avevamo la macchina;

Dicevano che non erano potuti andare perché non avevano la macchina.


 

COME SEI STATO? COME STAVI?

COME SEI STATO? ieri, avanti ieri, alla festa di Luca.

-Come sei stato il giorno del tuo matrimonio?;

-Sono stato bene.

Lui ha detto che il giorno del suo matrimonio è stato bene.

-Come sei stato in Germania? (quando sei andato in Germania- per esempio per una vacanza);

-Sono stato bene.

Lui ha detto che in Germania è stato bene.

COME STAVI? ieri, avanti ieri, da piccolo, da giovane, quando eri in Germania.

-Come stavi (ieri)? (tutto il giorno in generale);

-Ieri non stavo bene.

Lui ha detto che ieri non stava bene.

-Come stavi in Germania? (quando vivevi in Germania-periodo lungo);

-In Germania stavo molto bene.

Lui ha detto che in Germania stava molto bene.


 

LEGGI IL TESTO

Marisol esce e va all’ufficio di collocamento e parla con la segretaria:

▲ Buongiorno, come si chiama?

▼ Mi chiamo Mariasol Fernandez.

▲ Da dove viene?

▼ Sono argentina. Vengo da Buenos Aires.

▲ Da quanto tempo è in Italia?

▼ Sono in Italia da quindici anni.

Marisol rientra a casa e racconta a suo marito che cosa le ha chiesto la segretaria:

Oggi sono andata all’ufficio di collocamento e la segretaria mi ha chiesto come mi chiamo, da dove vengo e da quanto tempo vivo in Italia.

Anche la segretaria quando rientra a casa racconta a suoi marito e a suo figlio del suo incontro con Marisol:

Oggi in ufficio è venuta una signora che si chiama Marisol, mi ha detto che è argentina e che vive in Italia da 15 anni.


 

 

+ italiano: STESSO e UGUALE

Qual è la differenza tra “stesso” e “uguale”?

  • Possiamo usare “lo stesso” e “uguale” in modo intercambiabile TRANNE quando vogliamo fare un confronto:Lo stesso ragazzo è fisicamente la stessa persona.
    Un libro uguale è un’altra copia.

 


Esempi:

  • Lo stesso sguardo ⇒ Hanno lo sguardo uguale
  • Non invecchi mai, sei sempre uguale ⇒ Non invecchi mai sei sempre lo stesso
  • In treno o in macchina per me è uguale ⇒ In treno o in macchina per me è lo stesso

  • Paolo è Francesco hanno la macchina uguale ⇒ hanno due macchine uguali

  • Rita e Francesca usano la stessa macchina ⇒ la stessa macchina appartiene sia a Rita sia a Francesca

 


STESSO ⇒ cambia sia genere sia numero:

stesso – stessa – stessi – stesse

stesso è spesso accompagnato dall’articolo:

Lo stesso sguardo

La stessa misura

UGUALE ⇒ cambia il numero

uguale – uguali

 


Pratichiamo!

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IL VERBO PARLARE: PARLARE A – PARLARE CON – PARLARE – PARLARE DI – PARLARE PER

Parlare

io parlo

tu parli

lui parla

lei parla

noi parliamo

voi parlate

loro parlano


PALARE + A + QUALCUNO

parlare alla folla

parlare agli studenti

parlare al pubblico


PALARE + CON + QUALCUNO

io parlo con Gianni

noi parliamo con voi

loro parlano con noi

io parlo con te

 CON ⇒ ME, TE, LUI, LEI, NOI, VOI, LORO – mai usare: io, tu.


PALARE + articolo + LINGUA

io parlo l’italiano

tu parli il francese

noi parliamo il polacco

Parlare l’italiano ⇒ possiamo dire anche ⇒ “parlare italiano”, senza l’articolo.


PALARE + DI + QUALCUNO

io parlo di Gianni

tu parli di Valeria

noi parliamo di te

 DI ⇒ ME, TE, LUI, LEI, NOI, VOI, LORO – mai usare: io, tu.


PALARE + PER + QUALCUNO

significa⇒ io parlo da parte di Mario \ io riferisco le parole di Mario

io parlo per te

io parlo per Mario

PER ⇒ ME, TE, LUI, LEI, NOI, VOI, LORO – mai usare: io, tu.


PALARE + DI + QUALCOSA\qualcuno + CON + QUALCUNO

Ho parlato di te con Giulio

Abbiamo parlato del viaggio con Francesca

hanno parlato del lavoro con Stefania


PALARE + A + QUALCUNO + DI + QUALCUNO\QUALCOSA

ho parlato a Paolo del nostro lavoro

hanno parlato al direttore del nuovo progetto

abbiamo parlato a Stefania del nostro viaggio

DI o DEL – DELLA – DELL’ – DELLO – DEI – DEGLI – DELLE?

Usiamo DI davanti ai pronomi e ai nomi propri di persona e davanti ai nomi di famiglia maschili\femminili singolari:

-ho parlato di te

-ho parlato di Paolo

Usiamo DEL – DELLO – DELL’ davanti ai sostantivi maschili singolari che hanno l’articolo e davanti ai nomi di famiglia maschili singolari:

  • ho parlato DEL viaggio = IL VIAGGIO
  • abbiamo parlato DEL libro = IL LIBRO

Usiamo DELLA davanti ai sostantivi femminili singolari che hanno l’articolo e davanti ai nomi di famiglia femminili singolari:

  • abbiamo parlato DELLA vacanza

Usiamo DEI \ DEGLI davanti ai sostantivi maschili plurali che hanno l’articolo e davanti ai nomi di famiglia maschili plurali:

  • abbiamo parlato DEGLI zii di Francesca
  • avete parlato DEGLI studenti

Usiamo DELLE  davanti ai sostantivi femminili plurali che hanno l’articolo e davanti ai nomi di famiglia femminili plurali:

  • avete parlato DELLE vacanze

PlayPlay

Penso + che o penso + di?

Cari studenti e lettori di litalianoacasatua blog,

in questa lezione impareremo a usare  la  preposizioni DI e congiunzioni CHE con i verbi: pensare, immaginare, sperare e credere.


Con i verbi pensare, immaginare, sperare e credere usiamo sempre la preposizione DI cone no:

  • Penso di sì
  • Penso di no
  • Credo di sì
  • Credo di no
  • Immagino di sì
  • immagino di no
  • Spero di sì
  • Spero di no
  • ⇒ NON ⇒ Penso che sì, penso che no, immagino che sì, immagino che no.

PENSARE \ IMMAGINARE \ CREDERE + DI + VERBO ALL’INFINITO

  • Penso di andare al mare
  • Immagino di essere al mare
  • Credo di essere molto felice
  • Spero di essere molto felice

PENSARE \ IMMAGINARE \ CREDERE + CHE + VERBO AL CONGIUNTIVO

  • Penso che loro siano al mare
  • Immagino che tu sia al mare
  • Credo che lei sia al mare
  • Immagino che non voglia andare al mare
  • Penso che non abbia studiato
  • Credo che non vogliano pranzare con noi
  • Spero che tu stia bene

PENSARE \ IMMAGINARE \ CREDERE + CHE + SOGGETTO

  1. Immagino \ credo\ penso \ spero che tu
  2. Immagino \ credo \ penso\ spero che lui \ lei
  3. Immagino\ credo \ penso \ spero che voi
  4. Immagino\ credo \ penso \spero che noi
  5. Immagino\ credo \ penso\ spero che loro

⇒NO⇒ immagino che te, penso che te, credo che te


Smashing computer animated emoticon

Pratichiamo!

PENSARE - IMMAGINARE - CREDERE + DI\CHE

Name Email

ANCHE TU e ANCHE A TE

-Buonanotte!
-Grazie, anche a te.

-Sei molto intelligente.
-Grazie, anche tu.

Anche tu e anche a te sono due espressioni corrette, ma hanno un significato diverso.


  • Anche tu = anche + pronome personale soggetto

anche io

anche tu

anche lui

anche lei

anche noi

anche voi

anche loro

  • Anche: pure, ugualmente

Usiamo anche + pronome personale soggetto per esprimere un rapporto di uguaglianza.

  • Sei molto bella – Grazie, anche tu.
  • Ci sarai anche tu alla festa?
  • Anche tu sei stanco? – Sì, anche io sono molto stanco.

  • Anche  a te: anche + PREPOSIZIONE A + pronome indiretto (FORMA FORTE)

anche a me

anche a te

anche a lui

anche a lei

anche a noi

anche a voi

anche a loro

Anche + PREPOSIZIONE A + pronome complemento indiretto (forma forte) risponde alla domanda: A chi?

– Anche a te hanno detto che domani ci sarà la lezione? (A chi hanno detto che domani ci sarà la lezione? – A te)

-Buonanotte! – Grazie, anche a te! (a chi auguro la buonanotte? – A te)


DIFFERENZA:

-Anche grazie a te ho fatto una bella figura. (GRAZIE A CHI? – GRAZIE A TE)

-Anche io ho fatto una bella figura. (CHI HA FATTO UNA BELLA FIGURA? – IO)


Pratichiamo!

Welcome to your ANCHE A TE \ ANCHE TU

Name Email
ANCHE ____ HANNO DATO UN BUON VOTO?
ANCHE ____ ABBIAMO MANGIATO LA PIZZA.
-SEI STATO MOLTO BRAVO! - GRAZIE, ANCHE ____.
ANCHE ____ HANNO DETTO LA VERITÀ.
-SONO PRONTO. - ANCHE ____.
ANCHE ____ ANDREMO ALLA FESTA DI GIULIA.
ANCHE ___ NON è PIACIUTA LA PIZZA.
-ANCHE ___ SEI STATO MOLTO BRAVO.
ANCHE ___ SONO STATO IN FRANCIA TANTE VOLTE.

 

GRAFFIA e GRAFIA

ATTENZIONE ALLE DOpPIE


GRAFFIA O GRAFIA?

Sono corrette entrambe le forme, ma attenzione, sono due parole diverse.


GRAFIA⇒modo di scrivere le parole – grafia corretta, grafia sbagliata, grafia moderna, grafia antica.


GRAFFIA⇒ voce del verbo GRAFFIARE terza persona singolare – lui graffia, lei graffia.


 Queste due parole hanno anche una pronuncia differente:

GRAFFIA \gràf-fia\

GRAFIA \gra-fì-a\


CONOSCERE E SAPERE

Cari studenti e lettori di litalianoacasatua blog,

in questo articolo parleremo della differenza di significato tra il verbo SAPERE e il verbo CONOSCERE.


 

  • SAPERE QUALCOSA\ SAPERE QUALCOSA DI QUALCUNO.

-SO che lavori tanto.

-SAPPIAMO che hai vinto.

-SANNO che non andremo.

-SANNO la verità.

-SO che lui è innamorato di lei.

-SO dove si trova Palermo.

-Non SO dove siano le chiavi.

-Non SAPPIAMO di che cosa abbiano parlato ieri durante riunione.


*SI NOTI LA COSTRUZIONE DELLA FRASE CON IL VERBO “SAPERE“:

  • (soggetto, che può essere sottinteso) VERBO SAPERE + CHE → “So che si sono visti ieri sera” (questa costruzione non è possibile con il verbo “conoscere”).
  •  (soggetto, che può essere sottinteso)VERBO SAPERE + SE → “Sai se loro andranno in Italia?” (questa costruzione non è possibile con il verbo “conoscere”).
  • (soggetto, che può essere sottinteso) VERBO SAPERE + VERBO ALL’INFINITO → “Io so nuotare” (questa costruzione non è possibile con il verbo “conoscere”).

 


 

  • CONOSCERE QUALCUNO \ CONOSCERE QUALCOSA
  1. Essere informato (o non essere informato) sull’esistenza o sull’identità di qualcuno\qualcosa:

-CONOSCO la verità (Questa idea si può esprimere anche con il verbo sapere: So la verità).

-CONOSCIAMO la strada.

-CONOSCIAMO Paola (Questa idea NON può  essere espressa con il verbo “sapere”).

-Non CONOSCIAMO l’argomento di cui si è parlato ieri durante la riunione.

2. Possedere le nozioni e le esperienze necessarie, relativamente ai più diversi campi del sapere e dell’attività umana:

-CONOSCO la matematica.

-CONOSCONO la storia.

-CONOSCIAMO la lingua italiana.


 

*SI NOTI LA COSTRUZIONE DELLA FRASE CON IL VERBO “CONOSCERE“:

VERBO CONOSCERE + ARTICOLO +(determinativo\indeterminativo) → “Conosco la verità”.

VERBO CONOSCERE + NOME DELLA PERSONA→ “Conosco Mario”.

VERBO CONOSCERE + ARTICOLO + POSSESSIVO → “Conosco il suo carattere”.

VERBO CONOSCERE + POSSESSIVO→ “Conosciamo suo fratello”.


Esercizi

Completa con il verbo sapere o con il verbo conoscere.

  1. ___ dove si trova via Roma n.151?
  2. ___ il ragazzo di cui vi ho parlato ieri?
  3. ____ perfettamente che arriveranno domani.
  4. Non ____ la verità.
  5. Non ___ la moglie del mio collega, non ___ chi sia.
  6. ___ che ore sono?
  7. ____ la storia di Maria?
  8. ___ bene che carattere avete.
  9. Vi ___ bene, ___ come siete fatti.
  10. ___ per caso se c’è del caffè?

AVREMO O AVREMMO?


CIAO!

in questa lezione impareremo la differenza tra “avremo” e “avremmo“.


Laboratorio di ascolto

Ascolta il podcast 😉

 


Avremo è futuro semplice del verbo AVERE:

io avrò

tu avrai

lui\lei avrà

noi avremo 

voi avrete

loro avranno

-Avremo una casa molto grande.

-Avremo dei figli.


Avremmo” è condizionale presente del verbo AVERE:

io avrei

tu avresti

lui/lei avrebbe

noi avremmo

voi avreste

loro avrebbero

-Avremmo il piacere di vedervi!

-Avremmo usato il computer di Marco, se ce lo avesse permesso.

In breve:

  • Quando parliamo di azioni, ipotesi, idee, desideri, ecc ⇒ NEL FUTURO, usiamo la forma AVREMO
  • Quando vogliamo esprimere ipotesi e idee IMPOSSIBILI (cioè qualcosa che “si sarebbe realizzato se…), desideri, forme di cortesia nel presente, ecc, usiamo la forma AVREMMO

  • Quando saremo ricchi, avremo una casa più grande ⇒ qualcosa che accadrà nel futuro
  • Se fossimo stati ricchi, avremmo avuto una casa più grande ⇒ ipotesi impossibile
  • Se avrò il tempo, ti aiuterò ⇒ ipotesi futura
  • Se avessimo avuto il tempo, ti avremmo aiutato ⇒ ipotesi impossibile
  • Avremmo bisogno di due biglietti per Roma ⇒ forma di cortesia

Pratichiamo!


 

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