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LUNGO O ALTO?

LA DIFFERENZA TRA LUNGO E ALTO.

 


TESTO DA LEGGERE

MARIA: Ciao Gianna, ieri ti ho vista passeggiare lungo la spiaggia con un ragazzo alto e moro, chi è?

GIANNA: è mio fratello Pietro, è rientrato ieri dalla Francia, starà qualche giorno qui con noi, ma poi andrà via.

MARIA: è proprio alto, da chi ha preso?

GIANNA: da mio zio Gianni, il fratello di mia madre. Pensa che zio Gianni è alto circa 2 metri e 80.

MARIA: oh! è proprio alto, ma ha il letto su misura? Immagino che per uno alto così ci voglia un letto speciale.

GIANNA: Sì, mio zio e mio fratello hanno un letto di circa 3 metri di lunghezza e largo circa 1 metro e mezzo, fatto su misura per loro.


Pratichiamo!

Svolgi questo esercizio nella sezione “lascia un commento”.

Scrivi una frase per ognuno di questi nomi, usando alto o lungo:

ragazzo, cane, golfo, fiume, montagna, ragazza, macchina, mobile, penna, giacca, pantalone, vita, viaggio, voce, volume.

Esempio: 

-Un fiume lungo 7 metri.


 

+ italiano: chi o che?

 

CIAO!

In questa lezione impareremo la differenza tra chi e che

attività: grammatica + lettura + pratica


Chi o che?

IL PRONOME CHI ⇒SIGNIFICA  la persona che 

RICORDA

  • CHI si usa solo per le persone
  • Il verbo che segue il pronome CHI è sempre alla TERZA persona SINGOLARE.
  • -Lui è chi mi ha aiutato a studiare l’italiano
  • -Chi ha suonato?
  • -Chi ha parlato?
  • -Chi c’è?

IL PRONOME CHE  ⇒ è il pronome che serve a unire due frasi che hanno un elemento in comune.

• Innanzitutto –che– svolge la funzione di pronome relativo, in questo caso sostituisce un nome, maschile o femminile, singolare o plurale, soggetto o complemento oggetto; per riconoscere questa funzione possiamo provare a sostituire –che– con il quale – la quale – i quali – le quali, concordandolo con il nome che sostituisce; se la sostituzione funziona, se quindi il significato è il medesimo, ci troviamo davanti a un -che- pronome relativo:

– Ho conosciuto un ragazzo, che parla italiano → ho conosciuto un ragazzo, il quale lavora.

IN QUESTO CASO, ANCHE SE CI RIFERIAMO AD UNA PERSONA NON POSSIAMO USARE CHI, PERCHÉ CI STIAMO RIFERENDO A CHE COSA HA FATTO QUELLA PERSONA.


• Un’ altra funzione del –che– è quella di pronome interrogativo, si usa solo in riferimento a cose (non a persone) e può essere sostituito da –che cosa-,questa funzione può essere riconosciuta in quanto la frase terminerà con un punto interrogativo.

→ Che è successo? (Che cosa è successo?)

Che è anche aggettivo interrogativo e quindi accompagnato da un nome (al contrario del pronome); anche in questo caso la frase terminerà con un punto interrogativo.

→ Che lavoro fai?

• Un’altra funzione è quella di pronome esclamativo, in frasi esclamative che esprimono meraviglia o disappunto, molto spesso -che- può essere sostituito da -che cosa-; in questo caso la frase terminerà con un punto esclamativo.

→ Che bello! (Che cosa bella!)

Che brutto!

Che  è anche aggettivo esclamativo e in quanto tale essere seguito da un nome, che potrà essere maschile o femminile, plurale o singolare; poiché esprime un esclamazione la frase terminerà col punto eslamativo.

→ Che brutta giornata!

Che svolge anche la funzione di pronome indefinito, solo maschile, indica qualche cosa di indeterminato per esempio nelle locuzioni: un cheun certo cheun non so cheun certo non so che.

→ Quella ragazza ha un che di attraente nello sguardo.

• Che– può essere una congiunzione che introduce proposizioni subordinate di vario genere (causali, dichiarative, ecc.).

→ Spero che tu vada a Roma questo fine settimana.


LEGGI IL TESTO…

PRATICHIAMO!

CHI O CHE

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INDOVINA CHE COSA È

è un oggetto che usiamo tutti i giorni per scrivere
è un'app che usiamo tutti i giorni per comunicare con le persone
è un indumento che usiamo per coprire il capo
è un sito Internet che usiamo per fare delle ricerche su arte, cinema, musica, politica ecc
è u social network che usiamo per pubblicare foto personali, notizie personali ecc
INDOVINA CHI È

è mia cugina
è la sorella di mio fratello
INDOVINA CHE COSA FA

è una persona che insegna la lingua italiana
è una persona che lavora in farmacia
è una persona che cura le persone


 

+ italiano: MI SENTI?

MI, TI, LA, LO, CI, VI, LI, LE + SENTIRE

-Mi senti?

-Sì, ti sento chiaro.

-Non ti sento, parla più forte.

-Non la sento, per favore, parli più forte.

-Li ho sentiti parlare, parlavano di noi.

 

LEGGI IL TESTO

Ciao Luisa, ti scrivo perché prima al telefono non ti sentivo. Dovresti chiamare un tecnico per controllare il tuo telefono, perché non si sente mai niente. Prima ti ho chiamata per dirti di stasera, fammi sapere se ti va di venire con noi in pizzeria. Aspetto una tua risposta, Ci sentiamo!

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Il congiuntivo trapassato

IL CONGIUNTIVO TRAPASSATO: FORMA

Il congiuntivo trapassato si forma con il congiuntivo imperfetto dei verbi essere e avere +  il participio passato del verbo:

COMPRARE

io avessi comprato

tu avessi comprato

lui avesse comprato

lei avesse comprato

noi avessimo comprato

voi aveste comprato

loro avessero comprato

VENDERE

io avessi venduto

tu avessi venduto

lui avesse venduto

lei avesse venduto

noi avessimo venduto

voi aveste venduto

loro avessero venduto

DORMIRE

Io avessi dormito

tu avessi dormito

lui avesse dormito

lei avesse domrito

noi avessimo dormito

voi aveste dormito

loro avessero dormito

VERBO ESSERE

Io avessi avuto

tu avessi avuto

lui avesse avuto

lei avesse avuto

noi avessimo avuto

voi aveste avuto

loro avessero avuto

VERBO ESSERE

io fossi stato

tu fossi stato

lui fosse stato

lei fosse stata

noi fossimo stati

voi foste stati

loro fossero stati

CONGIUNTIVO TRAPASSATO: USO

Il congiuntivo trapassato di solito viene usato nelle frasi secondarie introdotte da forme verbali al passato di verbi che vogliono il congiuntivo come crederepensaresperare, ecc., viene usato per esprimere anteriorità rispetto al momento indicato dal verbo della principale.

Il verbo della principale può essere:

 all’imperfetto: volevo (ieri) che loro fossero arrivati (prima di ieri) in tempo;

• al passato prossimo: ho creduto (ieri) che loro fossero arrivati in tempo (prima di ieri);

• al passato remoto: pensai (ieri) che lei si fosse offesa (prima di ieri);

• al trapassato prossimo: non avevamo pensato (ieri) che tu avessi mangiato (prima di ieri);

• al condizionale passato: avrei voluto (ieri) che voi vi foste incontrati (prima di ieri) prima.


Possiamo trovare il congiuntivo trapassato anche in una subordinata retta da un verbo al condizionale presente:

• vorrei (oggi) che loro avessero letto (prima di oggi) questo libro.

Il congiuntivo trapassato si usa anche nelle subordinate introdotte da congiunzioni come:

• senza che: Paolo è venuto senza che nessuno lo avesse invitato;

• nonostante: avevo paura dell’esame nonostante avessi studiato molto;

• malgrado: malgrado tutti fossimo arrivati in ritardo, lo spettacolo cominciò dopo più di un’ora;

• a meno che: non sarei mai venuto alla festa, a meno che tu non mi avessi invitato;

• a condizione che: abbiamo fatto entrare tutti alla festa a condizione che fossero vestiti in maschera.

Anche in questi casi la frase principale ha il verbo al passato.

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+ italiano: connettivi di posteriorità

Posteriorità

I connettivi temporali di posteriorità ci servono per indicare il momento in cui avviene l’azione:

dopo un’altra azione⇒  alla fine, successivamente, dopo molto tempo, dopo vari anni, poi, in seguito, quindi

⇒ in un momento successivo al momento in cui si parla ⇒ dopo

  • Eravamo indecisi, alla fine abbiamo pensato di andare a Roma per il fine settimana
  • Durante la conferenza il professore dichiarò che nel 1940 editò alcune opere che furono pubblicate successivamente
  • Ci siamo visti dopo molto tempo
  • Dopo 20 anni alla fine ci siamo incontrati
  • Prima ho mangiato una pizza, poi un gelato
  • Non avevo tempo, quindi ho deciso di non andare alla riunione

LEGGI IL TESTO

Cara Maria,

sono contenta che alla fine abbiate deciso di venire a stare un po’ da noi durante le vostre prossime vacanza in Italia.

Io e mio marito avremo le ferie dal 21 agosto al 21 settembre, successivamente avremo altre due settimane di ferie ma vogliamo andare a trovare i nostri figli in Inghilterra, dopo una lunga discussione abbiamo deciso di andare noi da loro.

Fammi sapere se per voi va bene

un saluto

Maria


PRATICHIAMO!

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+ italiano: connettivi di contemporaneità

Contemporaneità

I connettivi temporali di contemporaneità ci servono per indicare il momento in cui avviene l’azione:

nel momento in cui si parla⇒ ora, adesso, a questo punto, in questo momento, in questo istante

⇒ nel momento in cui accade un’altra azione ⇒ mentre, nel frattempo, intanto che

ora, adesso, mentre, nel frattempo, intanto che, a questo punto, in questo momento, in questo istante:

  • Ora sono dal dentista, ti telefono appena esco
  • Adesso gli telefono
  • Nel frattempo che tu telefoni a Gianni io preparo la torta
  • Intanto che tu prepari la torta io telefono a Gianni
  • A questo punto vado a mangiare la pizza
  • In questo momento non mi sento pronta per parlare al telefono con un italiano (in questo istante)

ASCOLTA IL PODCAST

“Nel mentre…”

 


Pratichiamo!

CONNETTORI - CONTEMPORANEITÀ

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SELEZIONA LA FRASE CORRETTA
SELEZIONA LA FRASE CORRETTA
SELEZIONA LA RISPOSTA CORRETTA
Scrivi 10 frasi con i seguenti connettori:

mentre, nel frattempo, intanto che ora, adesso, mentre, nel frattempo, intanto che, a questo punto, in questo momento, in questo istante


 

 

 

 

+ italiano: connettivi di ipotesi

Connettivi di ipotesi

I connettivi di ipotesi sono quei connettivi che usiamo per introdurre ipotesi:

se è vero che, ammettendo che, nel caso in cui, partendo dal presupposto che, ipoteticamente, poniamo il caso che


  • Se è vero che tuo zio è italiano, vorremmo parlare con lui
  • Vorrei parlare con te, ammettendo che tu sia tornata
  • Nel caso in cui tu voglia venire da me, verrei a prenderti
  • Dobbiamo sostenere la nostra soluzione, partendo dal presupposto che saremo capaci di attuarla
  • E se trovassimo delle prove, ipoteticamente parlando?
  • Poniamo il caso che Francesca venga a casa mia, che cosa le potrei dire?

 

SEI SEMPRE STANCO

+ italiano: connettivi di opposizione

Connettivi di opposizione

 

Introducono un’opposizione a quanto si è detto prima

– ma, invece, ciononostante, malgrado ciò, tuttavia, pure, nondimeno, eppure, mentre, al contrario

  • -Pensavo che comprare quelle scarpe fosse uno sbaglio ma non è stato così
  • -Credevano che Marco fosse sposato, invece non lo è
  • -Ho studiato i verbi alla perfezione, ciononostante non sono riuscita a fare gli esercizi
  • -Non puoi usufruire di questo sconto, tuttavia puoi acquistare qualsiasi articolo con la fidelitycard .

 

Gentilissima Francesca,

il nostro viaggio di nozze è andato benissimo, malgrado il maltempo, gli imprevisti e l’influenza di mia moglie.

Gli alberghi in cui abbiamo soggiornato sono tutti di ottima qualità, ma troppo costosi, tuttavia abbiamo dormito in stanze di lusso e consumato cibi eccellenti, proprio per questo non avanziamo nessuna lamentala.

Gli itinerari sono stati tutti all’altezza delle nostre aspettative, salvo l’itinerario all’interno della città di New York, a mio avviso troppo pericoloso per due come me e mia moglie, al contrario la visita guidata a Chicago è stata molto interessante.

Le invierò il nostro feedback completo entro la fine di questa settimana, mentre per quanto riguarda il saldo del viaggio ci vediamo stasera in agenzia.

A dopo

S.G.

CONNETTORI - OPPOSIZIONE

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SCRIVI 10 FRASI USANDO I CONNETTORI DI OPPOSIZIONE: - ma, invece, ciononostante, malgrado ciò, tuttavia, pure, nondimeno, eppure, mentre, al contrario

RICEVERAI LA CORREZIONE DURANTE LA TUA PROSSIMA LEZIONE SKYPE

+ italiano: connettivi di spiegazione

Connettivi di spiegazione

 

Introducono una spiegazione o un’esemplificazione

– cioè, infatti, ad esempio, in altre parole, per quanto riguarda, tra l’altro, in sintesi


  • I miei figli vorrebbero partire due giorni prima, cioè il 27 aprile
  • Io ho iniziato a parlare l’italiano dopo 4 ore di lezione, infatti parlo molto bene
  • Dovresti fare qualcosa per dimagrire, ad esempio mangiare meno e fare attività fisica
  • Loro vorrebbero conoscerti di persona, in altre parole vorrebbero incontrarti
  • Invece, per quanto riguarda il corso di italiano, che cosa mi dici?
  • Non abbiamo ancora ricevuto i biglietti, tra l’altro non abbiamo neanche ricevuto la sua telefonata
  • Non abbiamo parlato con tuo figlio, in sintesi, ancora non abbiamo deciso se sceglieremo lui oppure no

LEGGI IL TESTO…

Ciao Marco,

ho letto solo oggi le tue email, non avevo Internet.

In sintesi non potrai sostituirmi se ipoteticamente dovessi andare in ferie.

Non sono affatto d’accordo, visto che io sostituisco sempre voi ed è da 6 mesi che non ho un solo giorno di ferie, tra l’altro oggi ho la febbre e sono qui in ufficio.

Dovreste organizzarvi per fare qualche ora in più nei giorni in cui io mancherò, per esempio, potreste fare due ore in più al giorno sia tu sia Paola in modo da coprire le mie ore.

In altre parole io andrò in ferie anche senza il vostro consenso, come fate sempre voi.

Un saluto


PRATICHIAMO!

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+ italiano: i connettivi d’importanza

Connettivi d’importanza

 

indicano l’importanza delle varie informazioni e stabiliscono tra esse una gerarchia:

– In primo luogo, anzitutto, prima di tutto, in primis, a questo punto, inoltre, si aggiunga il fatto che, oltre a questo, oltre a ciò, oltre a quanto è stato detto, poi, infine, non ci resta che, e, anche, pure, comincerò…

  • In primo luogo, anzitutto, prima di tutto, comincerò… inizierò… li usiamo per introdurre qualcosa che per noi è di primaria importanza: appena avrò un po’ di tempo libero, prima di tutto andrò in Italia per 15 giorni. 
  • A questo punto, inoltre, si aggiunga il fatto che, oltre a questo, oltre a ciò, oltre a quanto è stato detto ⇒ li usiamo per aggiungere qualcosa: appena avrò un po’ di tempo libero, prima di tutto andrò in Italia per 15 giorni, oltre a questo andrò 5 giorni in Polonia per trovare mia sorella.
  • Poi, infine⇒  li usiamo per introdurre l’ultima cosa che vorremmo dire o l’ultima cosa che vorremmo inserire nel nostro elenco: prima vado in Italia, poi in Polonia.
  • Non ci resta che ⇒ significa: è l’unica cosa che possiamo fare ⇒ Non abbiamo altra scelta, non ci resta che andare in Germania.
  • Anche, pure ⇒ li usiamo per aggiungere qualcosa al nostro discorso, al nostro elenco: possiamo andare in Italia e anche in Polonia.

LEGGI IL TESTO

Cara Francesca,

prima di tutto cerca di rivolgerti con toni più appropriati, dato che non siamo amiche e dato che io in tutta questa faccenda non c’entro niente.

Oltre  a quanto è stato detto ieri sera, aggiungo che siete stati tutti dei maleducati e degli irresponsabili, avete rischiato di far perdere il posto di lavoro ad un vostro carissimo collega.

Sappiate che d’ora in poi comincerò ad avere un atteggiamento più severo , oltre a ciò cambierò le regole comportamentali del nostro ufficio.

Anzitutto sarà proibito uscire durate le ore di lavoro, inoltre tutte le pause caffè non autorizzate saranno punite con pene severe, fino al licenziamento se necessario.

Non vi resta che prepararvi al peggio.


 

SVOLGI IL SEGUENTE ESERCIZIO

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+ italiano: connettivi prescrittivi

Connettivi prescrittivi

indicano l’ordine rigorosamente bloccato delle azioni da compiere:

– prima di tutto, innanzitutto, in primo luogo, poi, in secondo luogo, in terzo luogo ecc, infine, in sintesi, in conclusione, insomma, dunque.


  • Prima di tutto vorrei ringraziarti, po possiamo anche prendere un caffè
  • -Il discorso di ieri te lo spiego dopo in sintesi.

ASCOLTA IL PODCAST…

“COSA FARE PER IMPARARE VELOCEMENTE I VERBI”

 

 

 

Pratichiamo!

CONNETTORI - PRESCRITTIVI

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SCRIVI 20 FRASI CON I SEGUENTI CONNETTORI: prima di tutto, innanzitutto, in primo luogo, poi, in secondo luogo, in terzo luogo ecc, infine, in sintesi, in conclusione, insomma, dunque

 

+ italiano: connettivi logico-casuali

Connettivi logico-causali: indicano una successione

  • sono i connettivi in cui la causa precede l’effetto⇒ ne deriva che, di conseguenza, quindi, dunque, pertanto, perciò, da ciò si deduce che, così che

-Non avevo molto tempo, di conseguenza non ho svolto gli esercizi di grammatica

-Mi ha lasciato il suo numero di telefono, perciò gli posso telefonare quando voglio

  • o l’effetto precede la causa ⇒ dato che, siccome, poiché, perché, dal momento che

Siccome non ho molto tempo, per favore inviami una email

Dato che devi andare a trovare Giulio, portagli questi libri


LEGGI IL TESTO…

Egr. Dottor Rossi,

prima di tutto grazie per il suo tempo e per la risposta tempestiva.

Siccome martedì mattina mio figlio andrà a fare la risonanza magnetica Le chiedo se potrebbe posticipare la visita di un’ora.

Dato che mio figlio verrà per fare la visita, potrebbe dargli anche le ricette per le medicine di mio marito? Gliene sarei grata.

Purtroppo ancora non abbiamo avuto l’esito delle prime visite perché dopo aver fatto la visita lo stabilimento ha chiuso per ristrutturazione, la segreteria è sempre spenta, di conseguenza noi non sappiamo a chi rivolgerci per avere gli esisti.

Per caso Lei saprebbe dirmi a chi potrei rivolgermi?

Mi faccia sapere

G.N.


PRATICHIAMO!

connettivi logico-causali

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SCRIVI 20 FRASI CON I SEGUENTI CONNETTIVI: ne deriva che, di conseguenza, quindi, dunque, pertanto, perciò, da ciò si deduce che, così che



RICEVERAI LA CORREZIONE DELLE TUE FRASI DURANTE LA TUA PROSSIMA LEZIONE SKYPE


 

 

+ italiano: connettivi spaziali

Connettivi spaziali

Esprimono rapporti di spazio, anche astrattamente intesi, tra i contenuti dei diversi paragrafi:

– dove, lì, là, sopra, sotto, verso, in direzione di , a destra, a sinistra, fino a, all’interno, all’esterno, da qui


  • Lui è un estremista, è da che vengono le sue idee strane
  • Fino a quando non mi dirà la verità, non gli rivolgerò la parola
  • Sono fissati con la dieta vegana, da non si muovono
  • «È giusto vietare alle alunne musulmane l’uso del chador, come accade in Olanda e in Francia? E qual è, più in generale, la risposta che il nostro diritto sa dettare su tali formidabili questioni? Da qui l’esigenza d’interrogare la Costituzione, ovvero la suprema legge dello Stato.» (T19)
  • Abbiamo pranzato all’interno, all’esterno avremmo sofferto il freddo

LEGGI IL TESTO

 

In fondo poi… non si muore

Ciao a tutti,

mi chiamo Stefano, ho 37 anni e vivo a Roma, città nella quale sono nato e cresciuto.

Scrivo questa lettera perché voglio dare il mio piccolo contributo agli amici di www.cuorirotti.com

Anche io ho il cuore ricucito, ricucito da una ferita bruttissima, causatami dalla donna più importante della mia vita, che mi ha lasciato per andare con un altro.

Ho sofferto tantissimo, ma è proprio qui che ho trovato un nuovo me.

Penso che le ferite, le esperienza traumatiche come la perdita dell’amore di una persona importante. Ma è da qui che si cresce, proprio da queste ferite.

Forza ragazzi, piangete, impazzite, ma non mollate mai, andate avanti è con queste esperienze che si cresce.

Stefano

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+ italiano: i connettori temporali

Connettivi temporali: indicano ordine cronologico

anteriorità: prima, in precedenza, qualche giorno fa, allora, anticamente, una volta, a quei
tempi, proprio allora.
contemporaneità: ora, adesso, mentre, nel frattempo, intanto che, a questo punto, in
questo momento, in questo istante.
posteriorità: alla fine, successivamente, dopo molto tempo, dopo vario anni, poi, in
seguito, quindi.

In questa lezione ci occuperemo dei connettori di anteriorità, degli altri gruppi ci occuperemo in altre due lezioni: contemporaneità, posteriorità


Anteriorità

Usiamo i connettori di anteriorità per indicare la precedenza di un fatto, un’azione rispetto ad un’altra e\o rispetto al momento in cui stiamo parlando:

prima, in precedenza, qualche giorno (anno, mese, ora) fa, allora, anticamente, una volta, a quei tempi, proprio allora

  • Prima abbiamo parlato con l’insegnante, poi siamo andati a casa
  • In precedenza avevamo parlato con l’insegnante
  • Qualche giorno fa abbiamo risolto il problema con Marco
  • Anticamente si usava fare la veglia ai morti 
  • Una volta esisteva una casa, proprio dove adesso hanno costruito questo palazzo
  • A quei tempi si usava andare a ballare il pomeriggio alle 5:00
  • Proprio allora mi accorsi che volevo studiare l’italiano

ASCOLTA IL PODCAST

“Allora…”

Allora è una parola davvero speciale, non significa solamente “tanti anni fa”, ma è usata per introdurre un discorso, per iniziare una conversazione, per chiedere qualcosa con una certa enfasi.


PRATICHIAMO!

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RINFORZO: QUALSIASI E QUALUNQUE

CIAO!

In questa lezione impareremo ad usare qualsiasi e qualunque.


 QUALUNQUE \ QUALSIASI+ CONGIUNTIVO

Dopo qualunque \ qualsiasi usiamo  il congiuntivo:

  • Qualunque sia la tua scelta, io sarò con te
  • Qualsiasi scelta loro prendano, noi siamo pronti a difenderla
  • Qualsiasi decisione lui prenda, io andrò comunque via
  • Qualsiasi scelta lui prendesse, io avrei comunque preso le mie decisioni
  • Qualunque decisione avessero preso, noi saremmo comunque andati via
  • USI

In una proposizione relativa con valore concessivo, se il modo del predicato è il congiuntivo presente del verbo essere, è consigliabile usare la forma qualunque. Questo per due ragioni: per evitare la ripetizione dello stesso suono due volte consecutive (qualsiasi sia); perché qualsiasi ha già in sé il congiuntivo del verbo essere (= quale che sia)

Qualunque sia il problema, lo risolveremo è meglio di Qualsiasi sia il problema, lo risolveremo.

 

QUALUNQUE \ QUALSIASI + FUTURO

Con qualunque e qualsiasi possiamo anche usare il futuro, per descrivere eventi futuri

Qualunque scelta lui prenderà, io sarò al suo fianco

Qualsiasi decisione lui prenderà, io andrò comunque via


NEL PRESENTE…

parlo adesso di qualcosa che potrebbe succedere in futuro ⇒ ipotesi realizzabile

QUALUNQUE + CONDIZIONALE + CONGIUNTIVO IMPERFETTO = ipotesi realizzabile, possibile

Mio figlio vorrebbe partire per l’Austria. Vorrebbe andare a vivere lì, studiare e trovare un lavoro. Io ho molto paura, ma qualunque sia la sua scelta io sarò con lui, farò del mio meglio perché lui realizzi il suo sogno.

 

NEL PASSATO…

parlo adesso di qualcosa che non si può più realizzare ⇒ ipotesi irrealizzabile = ci abbiamo pensato nel futuro, ma poi non è successo

QUALUNQUE + CONDIZIONALE passato + CONGIUNTIVO trapassato = ipotesi irrealizzabile

Mio figlio sarebbe voluto andare in Austria. Sarebbe voluto andare a vivere lì, studiare e trovare un lavoro. Io avevo molto paura, ma qualunque fosse stata la sua scelta io sarei stata con lui, avrei fatto  del mio meglio perché lui potesse realizzare il suo sogno.

NEL FUTURO…

parlo adesso di qualcosa che non potrà accadere nel futuro ⇒ ipotesi possibile\certa = ci stiamo pensando, e se succederà sarà sicuramente così

QUALSIASI \ QUALUNQUE + FUTURO  = ipotesi irrealizzabile

Mio figlio vorrebbe andare in Austria. Vorrebbe andare a vivere lì, studiare e trovare un lavoro. Io ho paura, ma qualsiasi scelta lui prenderà, io sarò con lui, farò del mio meglio perché lui possa realizzare il suo sogno.


PRATICHIAMO!

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+ italiano: verità e bugia

Ciao!

In questa lezione arricchiamo il nostro vocabolario: verità e bugie


Laboratorio linguistico…

  • DIRE LE BUGIE PER CATTIVERIA
  • DIRE LE BUGIE
  • INVENTARE LE BUGIE
  • INCASTRARE QUALCUNO
  • INFANGARE QUALCUNO
  • ESSERE ARRABBIATO
  • NON ESSERE IN BUONE MANI
  • BRUTTA REPUTAZIONE \ BRUTTA FAMA
  • ESSERE IL COLPEVOLE
  • ESSERE INNOCENTE

 


 

LEZIONE 62: gerundio semplice e composto

CIAO!

In questa lezione impareremo forma e uso del:

  • gerundio semplice e composto

FORMAZIONE DEL GERUNDIO SEMPLICE

 

ARE

cantare

ERE

credere

IRE

uscire

cantando credendo uscendo

 

ESSERE AVERE
essendo avendo

 

USO DEL GERUNDIO SEMPLICE

Le forme del gerundio semplice e composto sono invariabili (nel gerundio composto può variare il participio passato), perciò ogni forma si può usare in riferimento a ciascuna persona:

  • Io sto mangiando
  • Io stavo mangiando
  • Luca stava mangiando

Il gerundio semplice non esprime il tempo di un’azione, ma un rapporto di contemporaneità rispetto all’azione del verbo della frase principale:

→ Mangio una pizza guardando la televisione = mangio una pizza mentre guardo la televisione.

→ Ho mangiato una pizza guardando la televisione = ho mangiato una pizza mentre guardavo la televisione.

→ Mangerò una pizza guardando la televisione = mangerò una pizza mentre guarderò la televisione.

Il gerundio semplice non ha solo valore temporale (guardando = mentre guardo), ma anche:

 causale → essendo troppo stanca, preferisco rimanere in casa = poiché sono troppo stanca, preferisco rimanere in casa;

• ipotetico → facendo un piccolo sforzo, potresti riuscirci = se tu facessi un piccolo sforzo, potresti riuscirci;

• modale → arrivò correndo = arrivò di corsa;

• concessivo → pur impegnandosi, non fa progressi = sebbene si impegni, non fa progressi.

 

FORMAZIONE DEL GERUNDIO COMPOSTO

Il gerundio composto si forma con il gerundio semplice dell’ausiliare del verbo + il participio passato del verbo.

 

AREarrivare EREvendere IREfinire
essendo arrivatoaie avendo venduto avendo finito

 

ESSERE AVERE
essendo statoaie avendo avuto

 

USO DEL GERUNDIO COMPOSTO

Il gerundio composto esprime un rapporto di anteriorità rispetto all’azione del verbo della frase.

→ Avendo finito gli studi, ritorna nel suo paese = quando ha finito gli studi, ritorna nel suo paese.

→ Avendo finito gli studi, ritornò nel suo paese = quando aveva finito gli studi, ritornò nel suo paese.

 Avendo finito gli studi, ritornerà nel suo paese = quando avrà finito gli studi, ritornerà nel suo paese.

Il gerundio composto non ha solo valore temporale, ma anche:

• causale → avendo piovuto molto, l’aria è più fresca = poiché ha piovuto molto, l’aria è più fresca.

• ipotetico → avendo fatto il compito, mi sentirei più tranquilla = se avessi fatto il compito, mi sentirei più tranquilla.

• concessivo → pur essendo stato migliorato, il motore non è ancora competitivo = sebbene sia stato migliorato, il motore non è ancora competitivo.

 

Il gerundio si usa inoltre molto spesso in unione con i verbi stare e andare per indicare un’azione progressiva, cioè in corso di svolgimento: sto andando al lavoro; l’inquinamento va aumentando sempre di più.

I pronomi diretti, indiretti e le particelle CI e NE si attaccano al gerundio stesso:

comportandoci bene, tutto sarà più semplice;

essendoti comportato bene, tutto sarà più facile.


Pratichiamo!

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DICONO CHE… SI DICE CHE…


CIAO!

In questa lezione impareremo a ciò che si dice…


Esistono due espressioni molto usate che sono chiaramente impersonali:

  • Si dice che
  • Dicono che

queste due espressioni sono usate per riportare le parole di:

  • opinione pubblica
  • gente in generale
  • la società

 

  • Si dice che + congiuntivo

Si dice che i bambini piccoli debbano dormire di più rispetto agli adulti

Si dice che per ogni uomo ci siano almeno 7 donne

Si dice che mangiare troppa verdura faccia male

Si dice che gli italiani mangino solo pasta

Si dice che fare sport faccia bene alla salute

 

  • Dicono che + congiuntivo

Dicono che per imparare una lingua bisogni viaggiare

Dicono che ci sia molto freddo

Dicono che ci siano molti stranieri

Dicono che ci saranno dei nuovi corsi di italiano

Esiste anche la formula:

DICONO + DI + VERBO ALL’INFINITO

-Dicono di mangiare di più, per ottenere dei risultati migliori

-Dicono di leggere un libro prima di andare a dormire, in questo modo si migliorano le capacità della memoria


Le espressioni si dice che e dicono che si possono abbinare non solo al congiuntivo ma a tutti i tempi e modi verbali, dipende da che cosa vogliamo dire:

  • Si dice che mia sorella sia pazza ⇒ congiuntivo
  • Si dice che domani ci sarà molto freddo ⇒ futuro
  • Dicono che dovremmo studiare di più per ottenere dei risultati migliori ⇒ condizionale

LEGGI IL TESTO…

 

LUOGHI COMUNI…

Gli stereotipi sono credenze, tendenzialmente negative, che portano a generalizzazioni nei confronti di un determinato gruppo sociale. Gli stereotipi e i luoghi comuni che esistono sull’omosessualità sono importanti per comprendere i fenomeni di distanza ed esclusione sociale a cui sono sottoposte non solo le persone omosessuali, ma anche le persone che vengono ritenute tali pur non essendolo.

Si dice che… i gay siano tutti effeminati e le lesbiche siano tutte mascoline.

Gli stereotipi più comuni attribuiscono alle persone omosessuali caratteristiche dell’altro sesso. La non femminilità delle lesbiche viene riflessa in un insieme di credenze: le lesbiche non si truccano, non si curano, hanno i capelli corti, sono grasse, giocano a calcio, non sono materne. Riguardo agli uomini gay si crede, ad esempio, che si vestano in maniera stravagante, che abbiano tratti fisici femminili, amino la cucina e la casa o le cose futili, non sopportino il dolore. La popolazione omosessuale in realtà mostra aspetti di grande eterogeneità al suo interno: se da un parte ci sono persone che hanno modi e apparenze “atipici” rispetto alle convenzioni sociali su ciò che è maschile o femminile, dall’altra ci sono persone omosessuali con atteggiamenti e comportamenti molto conformi alle norme di genere.

Si dice che… i gay e le lesbiche siano tutti/e predatori e predatrici.

Un’altra convinzione comune descrive le persone omosessuali come desiderose di corteggiare, circuire e “convertire” le persone eterosessuali all’omosessualità. Nella maggior parte dei casi, la persona omosessuale cerca altre persone con il medesimo orientamento sessuale al fine di avere relazioni basate sulla reciprocità e quindi non è interessata a cambiare l’orientamento sessuale altrui.

Si dice che i gay siano pedofili.

Un altro stereotipo sull’omosessualità, particolarmente radicato nella nostra cultura, è quello che vede l’omosessualità maschile associata alla pedofilia o alla molestia dei bambini. In questa prospettiva, le persone omosessuali sono descritte come minaccia a membri più vulnerabili della società e quindi attivano un senso di pericolo e deprecazione sociale. Le ricerche in ambito clinico hanno dimostrato che la maggior parte degli abusi sessuali verso minori è compiuto da uomini adulti, in genere familiari o conoscenti, e riguarda prevalentemente le bambine. Anche se ci sono prove documentate che l’abuso infantile non ha in sé niente a che fare con l’orientamento sessuale delle persone adulte, lo stereotipo dell’omosessuale “pedofilo” continua indirettamente a influenzare negativamente l’opinione sull’omosessualità.

Si dice che tutti i ballerini siano gay e tutti i gay siano ballerini.

Uno degli ambiti in cui matura da sempre uno stereotipo nei confronti delle persone omosessuali è quello lavorativo. Si è convinti cioè che gay e lesbiche debbano per forza fare certi tipi di lavoro. I gay sono necessariamente ballerini, coreografi, fiorai e stilisti mentre una donna camionista, metalmeccanica, giocatrice di calcio non può che essere lesbica. In realtà gay e lesbiche si possono trovare in qualsiasi ambito lavorativo. Insomma, non tutti i gay sono ballerini e non tutti i ballerini sono gay.

Si dice che… i gay e le lesbiche non possano fare famiglia.

Un’altra convinzione da sfatare è quella secondo cui le persone omosessuali non possano “mettere su famiglia”. Molti hanno ancora delle remore a pensare a una coppia omosessuale che cresce un figlio, ma numerose ricerche (ad esempio un recente studio di ricercatori dell’Univeristà di Melbourne) sostengono che avere come genitori una coppia eterosessuale o omosessuale sia indifferente per lo sviluppo di un bambino o di una bambina.

Si dice che… i gay siano più a rischiomalattie

Un luogo comune associato all’omosessualità è quello secondo cui i gay siano maggiormente a rischio di contrarre l’HIV.
La diffusione di malattie a trasmissione sessuale prescinde dall’orientamento sessuale delle persone mentre è strettamente legata all’adozione di pratiche di sesso sicuro.
In altri termini, non esistono categorie a rischio ma soltanto comportamenti sessuali che possono essere più o meno rischiosi.


Pratichiamo!

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Si dice che, dicono che, dicono di.

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+ viaggi: viaggio di nozze a Verona

 


DESTINATARIO: xxviaggi@italia.it

OGGETTO: preventivo per viaggio di nozze

Buongiorno,

Le scrivo in merito al pacchetto viaggio VIAGGIO DI NOZZE A VERONA, pubblicato sul vostro sito oggi.

Avrei bisogno di sapere il prezzo definitivo e tutte le informazioni sull’offerta.

 

Il mio futuro sposo e io vorremmo partire per il nostro viaggio di nozze il 27 novembre e fare un soggiorno a Verona di 9 giorni (rientro a Roma il giorno 6 di dicembre.

 

Vorremmo viaggiare in aereo, avere un albergo a 5 stelle situato in centro (anche pagando qualcosa in più), compreso di colazione.

Vorrei un itinerario dettagliato dei posti da visitare.

Aspetto una sua risposta

Cordialmente

Paola Rossi


DESTINATARIO: paolarossixx@xx-it

RISPOSTA: re: preventivo per viaggio di nozze

Gentilissima Paola,

Sono lieta di leggere la sua email, accogliere le sue richieste e rispondere.

Lei e il suo futuro marito non potevate scegliere meta migliore per il vostro primo viaggio da coniugi.

Verona è la città dell’amore, dell’arte e della storia.

 

Per quanto riguarda il soggiorno, abbiamo trovato una suite in un albergo a 5 stelle proprio a 50 metri dalla casa di Romeo e Giulietta.

Il costo della stanza per notte è di 250,00 euro compresa la colazione.

Dal terrazzo della Vostra suite potete vedere il famosissimo balcone di Giulietta.

Per quanto riguarda l’itinerario c’è l’imbarazzo della scelta, ma per voi ho scelto un itinerario tranquillo e diurno (se doveste avere necessità diverse da quelle che vi propongo, non esitate a contattarmi).

ITINERARIO

L’Arena di Verona

L’Anfiteatro Romano, meglio conosciuto con il nome di “Arena”, è, insieme a Romeo e Giulietta, il simbolo che rende famosa Verona in tutto il mondo e la prima cosa che i turisti scelgono di vedere appena messo piede in città.

Probabilmente costruita intorno al I secolo, l’Arena, come tutti gli anfiteatri,ospitava gli spettacoli dei gladiatori. Era il quarto anfiteatro dopo il Colosseo di Roma, quello di Capua e quello di Milano con una struttura solida ed imponente con l’esterno rivestito di mattoni e pietra veronese che creano uno scintillante effetto cromatico. All’interno, con il movimento concentrico delle gradinate, incute negli spettatori un singolare effetto di maestosità. Prende il nome dalla “rena”, la sabbia che si trova nella parte centrale su cui si svolgevano gli spettacoli. Poteva ospitare fino a 30.000 spettatori lasciando ampio spazio di movimento a chi si esibiva. Grandioso palcoscenico di importanti rappresentazioni musicali, l’Arena continua a preservare la sua millenaria funzione, anche se con spettacoli meno cruenti!

La Casa di Romeo e Giulietta a Verona

Verona è il teatro dove si è consumata la tragica vicenda amorosa di Romeo e Giulietta, resa immortale dalla penna di William Shakespeare, situata in un edificio del XIII secolo situato nel centro storico. Una splendida facciata ricoperta di mattoni con un portale in stile gotico conduce i visitatori verso l’interno: nel cortile è visibile una statua in bronzo di Giulietta ed il celeberrimo balcone che ha visto nascere l’amore tra i due giovani. La casa di Giulietta è una tappa obbligata, anche se molto turistica, di chi vuole scoprire i luoghi che ispirarono la storia d’amore per eccellenza. Che crediate o meno alla leggenda, resta una delle cose da vedere assolutamente a Verona. Meno fortuna ha la Casa di Romeo, oggi abitazione privata, a poco distanza dalle Arche Scaligere (punto 8). Sulla facciata gotica un’iscrizione recita “Oh! Dov’è Romeo?… Taci, ho perduto me stesso: io non son qui e non son Romeo, Romeo è altrove” (Atto 1, scena 1). La Tomba di Giulietta si trova in un antico convento di frati Cappuccini del XIII secolo in Via del Pontiere, 35. Visitabile da martedì a domenica 8,30-19,30 -lunedì 13,30-19,30. Biglietto intero € 4.50
.

Chiesa di San Zeno Maggiore a Verona

La leggenda narra che durante l’inondazione dell’Adige nel 589, l’acqua si bloccò sulla soglia di questa Chiesa sorta sul luogo di sepoltura del Vescovo Zeno. San Zeno, di origine africana, fu l’ottavo vescovo di Verona (362-380 circa) e convertì la città al cristianesimo.

La Chiesa di San Zeno Maggiore è uno dei più grandi esempi dell’architettura romanica in Italia e l’attuale aspetto pare risalga al XII secolo. Oltre a custodire il corpo del Santo, la Chiesa è ricca di sculture e pitture dal XII al XVI secolo, tra queste un’attenzione particolare va alla Pala di San Zeno di Andrea Mantegna, primo esempio di “sacra conversazione” con al centro la Madonna col Bambino. Da sinistra si riconoscono San Pietro con le chiavi, San Paolo con la spada, San Giovanni evangelista con la veste rosata, San Zeno in abiti vescovili, San Benedetto col saio monacale, San Lorenzo con la graticola, San Gregorio Magno vestito da papa  e San Giovanni Battista con la tipica veste da eremita nel deserto. Si intuisce che si tratta di una conversazione perché la direzione e i gesti danno l’impressione che i santi stiano parlando tra di loro
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Piazza delle Erbe a Verona

Un colorato mercato di frutta e verdura con la sua schiera di ombrelloni, circondato da edifici e monumenti storici è la caratteristica principale di Piazza delle Erbe: la piazza più antica di Verona, dove gli edifici medievali, pian piano, hanno preso il posto di quelli romani.

È il luogo dove meglio si può cogliere il lato più popolare e vivace della città, senza rinunciare all’aspetto culturale della vostra vacanza. Durante il mercato, il sabato e la domenica, è il salotto della città, dove i veronesi si incontrano per far la spesa o per il rito dell’aperitivo serale. Sulla piazza affacciano il Palazzo del Comune, la Torre dei Lamberti, la Casa dei Giudici e le case dei Mazzanti. Sul lato più piccolo c’è il barocco Palazzo Maffei impreziosito da diverse statue di dei greci: Giove, Ercole, Minerva, Venere, Mercurio e Apollo. Bellissima la Casa dei Mercanti (o Domus Mercatorum), dove oggi ha sede la Banca Popolare di Verona. Nella piazza c’è la fontana denominata “Madonna Verona” che si contende l’attenzione con il Capitello, detto anche Tribuna ed erroneamente Berlina. Esisteva già nel XIII secolo, quando sotto di esso sedevano i podestà per la cerimonia dell’insediamento e o i pretori prima del loro insediamento
.

 I Ponti di Verona

Il fiume Adige attraversa e taglia in due Verona: i ponti, quindi, hanno svolto da sempre una funzione essenziale per la città. Oggi ce ne sono 7 che hanno condiviso il destino di essere stati distrutti dai nazisti in ritirata e poi ricostruiti negli anni successivi.
Il più vecchio di tutti è il Ponte di Pietra, di epoca romana che ancora oggi collega il Teatro Romano con il centro cittadino. Per fortuna i blocchi di pietra e i mattoni, proiettati nel letto del fiume dall’esplosione furono recuperati e usati per ricostruire il ponte in modo molto fedele all’originale. L’altro ponte rappresentativo è quello Scaligero, proprio di fronte al Castelvecchio. Costruito nella seconda metà del XIV secolo con 3 arcate disuguali, subì lo stesso destino del Ponte di Pietra e come questo ricostruito nel 1951 con le pietre e i mattoni originali recuperati sul fondo dell’Adige.

Piazza dei Signori e Arche Scaligere a Verona

Il potere amministrativo di Verona si è sempre concentrato in questa bella piazza circondata da edifici monumentali collegati fra loro da portici e arcate.

Al centro della piazza colpisce subito la grande statua di Dante che a Verona trovò rifugio subito dopo l’esilio da Firenze. Si entra in piazza dall’Arco della Costa e subito ci si trova a sinistra la facciata della Domus Nova. Proseguendo in senso orario si incontra la Loggia del Consiglio e il Palazzo degli Scaligeri, Signori di Verona dal 1260 al 1387. Segue il Palazzo del Capitanio con la torre angolare che domina la piazza, collegato da un arco al Palazzo della Ragione. Dall’arco si accede al cortile del Mercato Vecchio con la splendida Scala della Ragione. Dalla Torre dei Lamberti si ammira uno splendido panorama sulla piazza e sui tetti di Verona. Quasi in una piazzetta a parte si trova la Chiesa di Santa Maria Antica nel cui cortile si innalzano le Arche Scaligere. Il suggestivo complesso funerario è uno straordinario esempio dell’architettura gotica in Italia. Le Arche furono edificate per ospitare le spoglie di alcuni rappresentanti della famiglia dei della Scala. Spiccano per monumentalità e decorazioni quelle di Cangrande I, Mastino II e Cansignorio.

Piazza Brà a Verona

Piazza Brà è una delle più grandi piazze d’Europa, dominata dalla sagoma dell’Arena e impreziosita da alcuni palazzi storici. La piazza prende il nome dal termine tedesco breit,che significa largo.

In Piazza Brà c’è il liston, il lastricato in marmo rosa della Valpolicella, lo stesso usato per costruire l’Anfiteatro romano. Sul liston i veronesi amano incontrarsi, passeggiare e chiacchierare, prima di sedersi ai tavolini dei bar per un caffè o un aperitivo. Una tradizione che viene da lontano perché già Goethe, nel suo saggio Viaggio in Italia, scriveva “..sul lastricato largo della Bra’ camminava una moltitudine di gente”. Oltre all’Arena, sulla piazza affacciano Palazzo della Gran Guardia sede di mostre ed eventi e Palazzo Barbieri sede del Municipio.

Castelvecchio a Verona

Cangrande II della Scala volle la costruzione dei Castelvecchio per assicurasi una fortezza contro i pericoli esterni che potevano arrivare dal ponte, ma anche contro possibili sollevamenti della popolazione in seguito alle lotte interne alla famiglia Scaligera.

Il Ponte Scaligero a cui è collegato, infatti, proiettava il Castello al di là del fiume assicurando una via di fuga verso la campagna. Come il ponte, anche il Castello ha vissuto fortune alterne. Dopo la caduta degli Scaligeri fu usato dai veneziani come deposito d’armi per poi diventare caserma durante il dominio francese e quello austriaco. Il restauro del 1926 rimosse gli elementi militari e inserì richiami tardogotici e rinascimentali. Castelvecchio ha due nuclei: in quello di destra ci sono il cortile maggiore e la piazza d’armi; in quello di sinistra la reggia scaligera dove abitavano i signori con un cortile più stretto e una doppia cinta muraria. Al centro, l’alta Torre del Mastio  da cui si accede al Ponte Scaligero sull’Adige. Oggi ospita un museo con opere di arte medievale, rinascimentale e moderna. Il Museo non è molto grande ma ci sono almeno 20 capolavori: tra questi la Sacra Famiglia di Mantegna, il Fanciullo con con Pupazzo di Caroto, il Ritratto femminile di Rubens, La Madonna della quaglie attribuita al Pisanello, San Girolamo penitente del Bellini e molti altri. (Tutte queste opere, rubate dal Museo il 21 novembre 2015, sono state ritrovate ma non ancora esposte).

Spero che le informazioni inviatevi siano esaustive

resto in attesa di una vostra risposta

Cordiali saluti

X.X.


 

SVOLGI IL SEGUENTE ESERCIZIO

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DISCORSO DIRETTO E DISCORSO INDIRETTO

CIAO!

In questa lezione impareremo:

  • discorso diretto
  • discorso indiretto

Per riferire i pensieri o parole  di qualcuno usiamo il discorso diretto, cosiddetto perché riporta direttamente le parole pronunciate. Possiamo anche usare il discorso indiretto, con il quale le stesse parole vengono invece riferite per mezzo di una frase dipendente da verbi come direriferireesclamare, ecc.

• Discorso diretto ⇒ Cristina dice a Marta: “sei molto simpatica!”

• Discorso indiretto: Cristina dice a Marta che è molto simpatica.

Come si vede negli esempi, nel primo caso vengono riportate tra virgolette le esatte parole pronunciate (o pensate), nel secondo caso la frase viene trasformata in una subordinata retta dal verbo dire o da un altro verbo dichiarativo o interrogativo (pensarechiedere, rispondere, domandare ecc.). 


Il discorso diretto non presenta nessun tipo di problema.

Con esso riferiamo le parole degli altri usando esattamente gli stessi tempi verbali del discorso originale.


Il discorso indiretto invece subisce delle trasformazioni obbligatorie:

  • Quando la frase è affermativa, nel discorso indiretto si trasforma in un’oggettiva, se è interrogativa si trasforma in un’interrogativa indiretta:

 

– Marco dice: “vado in palestra a piedi” → Marco dice che va in palestra a piedi (oggettiva introdotta da che).

– Daniela mi chiede sempre: “Marco è un bravo ragazzo?” → Daniela mi chiede sempre se Marco è un bravo ragazzo (interrogativa indiretta introdotta da se).

 

 

 

Nel passaggio dal discorso diretto al discorso indiretto sono necessari alcuni cambiamenti:

• Scompaiono i due punti e le virgolette;

• Quando il verbo della reggente è al presente o al futuro non si ha alcun cambiamento nei tempi passando dal discorso diretto al discorso indiretto:

Marco dice: “sono contento” → Marco dice che è contento;

Marta dice: “me ne andai” → Marta dice che se ne andò;

Marcello dice: “avrò fame” → Marcello dice che avrà fame;

Maria dirà: “me ne vado” → Maria dirà che se ne va.

 


• Quando il verbo della reggente è al passato, la trasformazione del discorso diretto in discorso indiretto comporta un cambiamento nel verbo della proposizione dipendente:

 se il verbo della dipendente è al presente⇒ il presente diventa imperfetto:

DA PRESENTE A IMPERFETTO

Franco disse (verbo della reggente al passato): “ho fame” (verbo della dipendente al presente)→ Franco disse che aveva fame (verbo della dipendente all’imperfetto);

– se il verbo della dipendente è al futuro⇒ il futuro diventa condizionale passato:

DA FUTURO A CONDIZIONALE PASSATO

Franco disse: “tra una settima partirò” → Franco disse che tra una settimana sarebbe partito;

 se il verbo della dipendente è al passato ⇒ il passato diventa trapassato:

DA PASSATO A TRAPASSATO

Franco disse: “sono andato al cinema” → Franco disse che era andato al cinema.

• i pronomi personali e possessivi di prima e seconda persona diventano di terza persona:

ATTENZIONE!

In questo passaggio i tempi verbali non cambiano ma cambia obbligatoriamente il soggetto:

Marta dice: “me ne andrò” → Marta dice che se ne andrà ⇒ nel discorso diretto abbiamo la prima persona singolare me ne vado, nel discorso indiretto abbiamo la terza persona singolare se ne va.

Per evitare di fare errori, quando passiamo da discorso diretto al discorso indiretto dobbiamo porci questa domanda: CHI PARLA?

• le forme verbali di prima e seconda persona diventano di terza persona:

Daniela dice a Marco: “io vorrei una macchina come la tua” → Laura dice a Marta che lei vorrebbe una macchina come la sua.


Altri cambiamenti possono essere necessari nei dimostrativi e in altre espressioni che collocano le frasi nello spazio e nel tempo, per esempio:

• questo diventa → quello;

• qui diventa → lì;

• ora diventa → allora;

• oggi diventa → quel giorno;

• ieri diventa → il giorno prima;

• domani diventa → il giorno dopo.

Marco disse: “domani voglio leggere questo libro” → Marco disse che il giorno dopo voleva leggere quel libro.

Non c’è bisogno di cambiare gli indicatori temporali (ora, oggi, ieri ecc.) non è necessaria quando la frase è al presente:

Marco dice “ora voglio leggere questo libro” → Marco dice che ora vuole leggere quel libro.

 

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