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PER CHE ORA O A CHE ORA?

CIAO!

Oggi impariamo la differenza tra la preposizione A e la preposizione PER, in riferimento alle espressioni “per che ora” e “a che ora”.


Le espressioni “a che ora” e “per che ora” sono entrambe corrette e hanno lo stesso significato, guarda questi esempi:

A che ora ci vediamo?

Ci vediamo alle 11.

Per che ora ci vediamo?

Ci vediamo per le undici.

L’unica differenza riguarda la precisione dell’appuntamento. Quando diciamo ” ci vediamo per le undici” significa “verso le undici”, dunque l’orario dell’appuntamento è approssimativo e non specifico come invece lo è quando usiamo l’espressione “alle 11”.

LEGGI IL DIALOGO

MARIA: Buongiorno!

SEGRETARIA: Buongiorno, prego!

MARIA: Vorrei parlare con il Signor Rossi…

SEGRETARIA: Mi dispiace, in questo momento non è in sede, come posso aiutarla?

MARIA: Vorrei parlarle di un progetto, ci siamo sentiti qualche giorno fa via e-mail, mi ha detto di passare in ufficio per parlarne di persona.

SEGRETARIA: Purtroppo è un uomo molto impegnato, non ha un’agenda fissa, a volte cambiano i programmi all’improvviso e si deve spostare. Per evitare di farla ritornare inutilmente le consiglierei di fissare un appuntamento, poi se ci dovessero essere problemi la contatteremo in anticipo.

MARIA: Va bene, grazie!

SEGRETARIA: Per quando le andrebbe bene? Abbiamo un posto libero domani sera per le sei, oppure venerdì mattina per le 11:30.

MARIA: Per venerdì mattina alle 11:30 andrebbe bene.

SEGRETARIA: Perfetto, allora fissiamo l’appuntamento per venerdì mattina alle 11:30, nel caso ci dovessero essere dei cambiamenti la contatterò, mi lascia il suo numero di telefono per favore?

MARIA: Certo! 9089908765.

SEGRETARIA: Anche il suo nominativo, grazie!

MARIA: Maria Javier.

SEGRETARIA: Perfetto Signora Javier, a venerdì.

MARIA: Grazie, a venerdì, buona giornata!

SEGRETARIA: Anche a lei!


 

PER + ESPRESSIONI DI TEMPO + QUALCOSA

(anche giorni della settimana, mesi ecc)

Il mio lavoro sarà pronto per domani;

Per domani va bene?

Sarò pronto per giovedì;

Saranno disponibili per il prossimo fine settimana?

Per che ora sei libero?

Sono libero per le 6:00.


A + ORA

Ci vediamo alle sei;

Alle 8:00 devo andare in palestra.

ESPRESSIONI FISSE CHE SI COSTRUISCONO SOLO CON “A”

A domani!

A dopo!

A martedì (A + GIORNO DELLA SETTIMANA)

ATTENZIONE!

Non si usa mai la preposizione A per fissare un appuntamento con i giorni della settimana, pertanto, espressioni come:

a martedì sono pronto;

a martedì sono libero;

SONO ESPRESSIONI SBAGLIATE.

 


Possiamo usare la preposizione A con i mesi dell’anno:

  • A marzo andrò a Cagliari;
  • A maggio sarò a Roma;
  • A luglio andrò in vacanza.

Qual è la differenza tra A MARZO e PER MARZO? La differenza sostanziale è nella domanda, la preposizione PER risponde alle domande: per quando? per quanto?

-Per quando sarà pronto il tuo lavoro?

-Per marzo.

-Per quanto tempo starai qui?

-Per nove mesi.

La preposizione A risponde alla domanda: quando? (SOLO CON I GIORNI DELLA SETTIMANA, NON CON I MESI DELL’ANNO)

-Quando arriverai?

-A marzo.

PER CHE ORA O A CHE ORA

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RINFORZO: CHE COSA HAI FATTO?

In italiano per dire che cosa abbiamo fatto: oggi, ieri, la scorsa settimana, usiamo il passato prossimo

  • ieri ho pulito la casa
  • oggi ho guardato un film
  • oggi sono andata al lavoro

Usiamo il passato prossimo anche per dire che cosa abbiamo fatto fino ad oggi in generale nella nostra vita

  • ho studiato
  • ho viaggiato
  • ho letto molti libri
  • ho amato

PRATICHIAMO!

Scrivi due testi:

  1. racconta la tua giornata di oggi
  2. racconta che cosa hai fatto fino ad oggi, quali sono gli obiettivi che hai raggiunto?

Anche per descrivere le azioni di un momento preciso del passato, quando stiamo raccontando un fatto accaduto nel passato usiamo il PASSATO PROSSIMO, rispondiamo alla domanda CHE COSA HAI FATTO QUANDO…?

  • -Mentre camminavamo ha iniziato a piovere
  • -Che cosa avete fatto?
  • -Siamo entrati in un bar e abbiamo bevuto un caffè

LEGGI IL TESTO…

A: che cosa hai fatto quando tuo figlio è caduto dalle scale?

B: sono corsa ad aiutarlo, l’ho preso per un braccio e ho cercato di farlo stare dritto, ma lui non si reggeva con in piedi, allora l’ho messo sul divano, sono corsa a prendere il mio cellulare e ho chiamato immediatamente un’ambulanza ⇒ il fatto è accaduta una sola volta nel passato


PRATICHIAMO!

Racconto un piccolo indicente, metti in evidenza i dettagli dell’accaduto, ricordati di usare il passato prossimo per raccontare che cosa hai fatto, come ti sei comportato.

Invia il tuo esercizio alla tua insegnante per la correzione.


 

+ italiano: pronto? chi parla?

Ciao!

In questa lezione impareremo a rispondere al telefono:

  • nelle situazioni formali
  • nelle situazioni informali

 

 

Come gestire una telefonata, qualche consiglio utile.

 

  • RISPONDERE AL TELEFONO
  • PARLARE AL TELEFONO
  • TELEFONARE A QUALCUNO
  • IL TELEFONO SQUILLA
  • RIAGGANCIARE ⇒ CHIUDERE IL TELEFONO ⇒ CHIUDERE LA CHIAMATA
  • LA CHIAMATA ESSERE DISTURBATA
  • LA CHIAMATA ESSERE STATA INTERROTA

 

SCRIPT DI CHIAMATA FORMALE

A: pronto?

B: buongiorno, famiglia Rossi?

A: sì buongiorno, con chi parlo?

B: sono Laura, vorrei parlare con Maria…

(sono Laura, è possibile parlare con Maria?)

A: sì un attimo che glielo passo ⇒ al telefono usiamo il verbo passare

-in questo momento è occupata, potrebbe chiamare più tardi?

-mi dispiace, in questo momento non è in casa, provi a chiamare più tardi

B: va bene, grazie, buona giornata!

A: grazie, anche a lei.


 

SCRIPT DI CHIAMATA INFORMALE

In base alla confidenza che abbiamo con la persona, possiamo impostare la telefonata in diversi modi, qui ne vediamo alcuni…

A: pronto?

B: ciao Luisa, sono Stefano

A: ciao Stefano, come stai?

B: bene grazie, vorrei parlare con tuo marito

A: in questo momento non c’è, mi dispiace, chiama più tardi

sì, aspetta un attimo che te lo passo

B: okay, va bene, senti digli che ho telefonato per invitarlo alla festa del mio compleanno, gli telefonerò più tardi, okay?

A: va bene, ciao Stefano

B: ciao Luisa

ASCOLTA QUESTE DUE TELEFONATE, POI RISPONDI ALLE DOMANDE

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+ ITALIANO: i tre errori che non devi (più) fare in italiano

CIAO!

In questa lezione parleremo dei tre errori più comuni che gli stranieri sono soliti fare quando parlano italiano.

È ora di correggere BENE e non fare più questi errori che ti fanno sembrare perennemente uno studente del livello elementare.

ERRORE N. 1

Dire il mio fratello mio cane. Questo è un errore davvero comune, che commettono il 99,9% degli stranieri.

Ricordati che in italiano i nomi sono sempre accompagnati dall’articolo quando fanno coppia con il possessivo, pertanto si dice:

Il mio cane

Il mio gatto

Il mio capo

Il mio lavoro

La mia casa

Fanno eccezione i nomi di famiglia singolari che non vogliono mai l’articolo quando accompagnati dal possessivo:

Mia sorella

Mia zia

Mia cugina

Mia nonna

Mio marito

Mia moglie

Mia figlia

ERRORE N.2

Il secondo errore da studente del primo anno è usare il NO al posto del NON e viceversa.

Non è raro sentire studenti dire: no ho fatto gli esercizi.

Ricordati questa piccola regola:

  1. NON è avverbio di negazione: si usa per formare frasi negative. Guarda questo esempio: –Non ho voglia di mangiare.
  2. NO è avverbio di negazione esclusivamente usato come risposta negativa ad una domanda: -Vuoi un caffè? – No!

ERRORE N.3


Il terzo errore è indubbiamente usare la preposizione DI con il verbo ESSERE per dire il proprio paese di provenienza. Dire sono di Germania, sono di Spagna è SBAGLIATO!

Con i nomi di paese si usa sempre la preposizione DA e le sue preposizioni articolate con il verbo VENIRE, dunque diremo:

-Vengo dalla Germania;

-Vengo dalla Spagna;


Pratichiamo!

Ora passiamo dalla teoria alla pratica. Svolgi questo esercizio e scopri se hai capito bene queste regole elementari 😉

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DI DOVE SEI?

 

 DIRE LA PROPRIA PROVENIENZA


Di dove sei?

Per rispondere a questa domanda usiamo questa formula:

verbo essere + aggettivo di nazionalità

-Sono italiano.

-Sono algerino.

-Siamo tedeschi.

-Siamo francesi.

∗Gli aggettivi variano nel genere (maschile – femminile) e nel numero (singolare – plurale) e concordano nel numero e nel genere del nome a cui si riferiscono: italiano, italiana, italiani, italiane.

 


Paese Aggettivi di nazionalità

-ano/a

Italia
Australia
Egitto
Messico
Colombia
Brasile
Corea
italiano/a
australiano/a
egiziano/a
messicano/a
colombiano/a
brasiliano/a
coreano/a

-ese

Inghilterra
Irlanda
Olanda
Finlandia
Norvegia
Cina
Francia
Portogallo
Canada
inglese
irlandese
olandese
finlandese
norvegese
cinese
francese
portoghese
canadese

-ense

Stati Uniti d’America
Panama
statunitense
panamense

-ino/a

Argentina
Algeria
Tunisia
argentino/a
algerino/a
tunisino/a

eno/a

Iraq
Cile
iracheno/a
cileno/a

-o/a

Russia
Grecia
russo/a
greco/a

-e

Lettonia
Estonia
lettone
estone

Per dire la città di provenienza usiamo questa formula:

verbo essere + DI + nome della città

-Sono di Roma.

-Sono di Napoli.

-Sono di New York.

-Sono di Tokyo.

 

SVOLGI IL SEGUENTE ESERCIZIO

PASSIAMO DALLA TEORIA ALLA PRATICA

DI DOVE SEI?

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SVOLGI IL SEGUENTE ESERCIZIO

I 7 errori più comuni quando impariamo l’italiano


I 7 ERRORI:

  1. Confondere grammatica e assimilazione della lingua
  2. Mettere da parte l’esercizio per mesi
  3. Aver paura di parlare
  4. Credere che lo studio debba essere spiacevole per essere efficace
  5. Studiare a memoria
  6. Studiare da soli
  7. Non utilizzare un metodo su misura

CHE COSA HAI IMPARATO IN QUESTA LEZIONE?

NUOVE ESPRESSIONI E\O MODI DI DIRE

ENTRARE \ andare  NEL PALLONE

significa ⇒ entrare\ andare in confusione

-All’esame non sono riuscito a dire mezza parola, sono entrato in confusione.

ESSERE NEL PALLONE

significa ⇒essere in confusione

-sono nel pallone, preferisco ripetere l’esame.

ESAUSTIVO

che dice tutto su un dato argomento \ completo

-Abbiamo eseguito un’analisi esaustiva.

MIRARE

in questo caso aspirare a un obiettivo (questo verbo ha anche altri significati, vai qui per conoscerli)

QUALCOSA CHE MIRI A...

Con il verbo mirare introdotto da CHE usiamo il congiuntivo:

-Un corso che miri all’insegnamento della lingua italiana.

UN ESSERE UMANO IN CARNE ED OSSA

un essere umano

CHE NESSUNO SI STUPISCA

Il verbo stupirsi introdotto da CHE richiede il congiuntivo

-Che nessuno si stupisca se i bambini non parlano l’italiano.

STUDIO MATTO E DISPERATISSIMO

Giacomo Leopardi ha usato per primo questa espressione. Oggi la usiamo per indicare un modo di studiare matto e disperato. Questa espressione può anche essere resa con l’espressioni:

-studiare come un matto;

– studiare come un pazzo;

– studiare come un dannato.

PREPOSIZIONI DI TEMPO

Le preposizioni di TEMPO

 


 


PREPOSIZIONI E STAGIONI

  • Con le stagioni dell’anno usiamo la preposizione DI + INVERNO \ ESTATE ⇒ per azioni abituali e per esprimere che una qualcosa accade durante una determinata stagione:

D’inverno piove ⇒ durante l’inverno piove;

D’inverno vado in montagna;

D’estate solitamente vado al mare.


  • Con PRIMAVERA e AUTUNNO usiamo la preposizione IN ⇒ per azioni abituali e per esprimere che una qualcosa accade durante una determinata stagione:

In primavera sbocciano i fiori;

In autunno cadono le foglie;

In autunno inizierò ad andare all’università;

In primavera farò un viaggio.


ATTENZIONE! Con tutte le stagioni usiamo la preposizione DI nelle seguenti espressioni:

  • Il primo + giorno + di + stagione

Il primo (secondo \ ultimo etc) giorno d’autunno;

Il primo giorno (secondo \ ultimo etc) d’estate;

Il primo giorno (secondo \ ultimo etc) d’inverno;

Il primo giorno (secondo \ ultimo etc) di primavera.

  • Un giorno + di + stagione

Un giorno d’estate

Un giorno di primavera

Un giorno d’autunno

Un giorno d’inverno


PRATICHIAMO!

 

PRATICHIAMO!

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