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Come descrivere un’opera letteraria

 

Che cos’è un testo?

Il termine testo (dal latino textus “intreccio, tessuto”) sta ad indicare un insieme di parole, scritte od orali, strutturato in base alle norme di una certa lingua per comunicare un messaggio: proprio come i fili del telaio che, intrecciandosi secondo lo schema imposto dalla macchina, formano un determinato tessuto.

Per raggiungere il suo scopo, un testo deve innanzitutto essere comprensibile, completo e coerente.

Per ottemperare al primo requisito, la comprensibilità, occorre ovviamente che il testo sia espresso in un codice linguistico noto a chi lo legge o lo ascolta: è chiaro, ad esempio, che possiamo intendere un testo in lingua straniera soltanto se conosciamo quella lingua.

Circa la completezza, un testo può essere sì comprensibile per quanto attiene alla lingua in cui è espresso, ma risulta inutile se manca qualche elemento fondamentale del messaggio che intende trasmettere. Se, ad esempio, in una stazione ferroviaria leggiamo o ascoltiamo dall’altoparlante questo annuncio: “Il treno delle ore 11 per Parigi”, che cosa possiamo capire? Nulla, poiché al testo manca l’elemento fondamentale che ci dica che cosa fa il treno per Parigi delle ore 11: arriva? ritarda? parte? è stato soppresso?

Infine, un testo deve possedere coerenza, cioè il suo contenuto deve essere strutturato secondo un’organizzazione logica di pensiero: altrimenti non comunica nulla e perciò non ha scopo alcuno. Ad esempio, un testo che affermi: “Le scimmie sono solite esplodere nell’immenso”, essendo privo di coerenza logica, non ha valore comunicativo.

Tipi di testo

Orientando la nostra indagine sul testo scritto, individuiamo subito una prima fondamentale suddivisione: esso, infatti, può essere letterario oppure non letterario, cioè pragmatico o d’uso.

Il testo letterario è scritto con l’intento di costituire un’opera d’arte. Una volta stabilito ciò che intende comunicare, l’autore studia attentamente l’uso della lingua e dei suoi mezzi espressivi per conseguire l’orma più efficace e più ricca di significato, stimolando la sensibilità emotiva e la capacità interpretativa del lettore.

Il testo letterario scaturisce dall’interiorità dell’autore, è una “finzione” che nasce dalla sua fantasia, anche quando riguarda fatti reali, e dalla sua sensibilità, costituendo un’interpretazione particolare e soggettiva dell’animo umano e del mondo.

Per comprendere pienamente un testo letterario non è sufficiente conoscere il codice linguistico in cui è scritto (livello denotativo), poiché termini e immagini si caricano di significati che vanno ben oltre il piano letterale rendendo più ricco e complesso significato del testo (livello connotativo).

Il testo non letterario è detto anche pragmatico o d’uso perché è scritto per uno scopo pratico e del tutto privo d’intendimenti artistici. Si avvale di un linguaggio ordinario, preciso, spesso essenziale e univoco nel significato. L’attenzione di chi le fruisce è completamente attirata dal contenuto, evidente del testo, che non necessita d’ulteriori e sottili interpretazioni. Il mondo in oggetto è quello reale, cose e avvenimenti sono concreti. Per comprendere il testo non letterario è sufficiente la conoscenza del codice linguistico in cui è scritto (livello denotativo)

I testi non letterari possono essere usati:

  • per informare:
    descrivono com’è fatta una cosa (ad es., un articolo di un giornale di moda che descrive un abito);
    espongono un argomento per spiegarlo al destinatario (ad es., una voce d’enciclopedia);
    narrano un fatto (ad es., un articolo giornalistico di cronaca);
  • per esprimere emozioni o giudizi:
    esprimono emozioni e sentimenti (ad es., una lettera, un diario);
    spiegano e valutano opere letterarie o d’arte (ad es., una recensione di un libro oppure un saggio critico);
  • per prescrivere comportamenti e persuadere:
    dettano regole (ad es., un testo giuridico, oppure le istruzioni per l’uso di un apparecchio o di un medicinale);
  • argomentano (cioè sostengono con argomenti) un’opinione (ad es., un discorso politico, un articolo di fondo, un saggio di filosofia).

Il testo letterario e i generi

Adottando una suddivisione un po’ approssimativa ma molto pratica, possiamo distinguere tre fondamentali tipi di testo letterario: quello di narrativa (in prosa), quello di poesia (in versi), quello teatrale (destinato ad essere recitato in teatro).

Ciascuno di essi comprende vari generi, cioè raggruppamenti d’opere omogenee caratterizzate da un preciso rapporto tra argomento trattato e forma espressiva. Ad esempio, il poema epico è tale perché tratta di guerra, d’eroi e delle loro eccezionali imprese ed è scritto in versi, in un linguaggio alto e solenne, denso di formule espressive ricorrenti.

L’idea della classificazione dei generi letterari risale al filosofo greco Aristotele (IV secolo a.C.), che tuttavia distingueva solamente il genere narrativo e quello drammatico.

Con l’andare del tempo la classificazione ha subito numerose trasformazioni, dando luogo sia a suddivisioni alquanto minuziose, sia a contaminazioni tra i generi tali da renderne difficile la definizione.

E’ molto importante che il lettore sappia identificare i vari generi letterari per poter riconoscere gli elementi costitutivi di un testo, onde classificarlo e valutarlo criticamente in modo adeguato.

I testi di narrativa comprendono:

  • mito;
  • leggenda;
  • fiaba;
  • favola;
  • novella o racconto;
  • romanzo.

Quelli di poesia comprendono i generi:

  • epico;
  • lirico;
  • didascalico – allegorico.

Infine quelli teatrali comprendono:

  • tragedia;
  • commedia;
  • farsa;
  • dramma;
  • melodramma.

Tra i testi di narrativa, il genere della novella o racconto e quello del romanzo si suddividono a loro volta in numerosi sottogeneri, secondo la tematica (ad es., romanzo d’avventura, d’amore, storico, cavalleresco, poliziesco, nero, rosa, ecc.), degli intenti dell’autore (ad es., romanzo umoristico, realistico, psicologico, ecc.) o del valore artistico (ad es., romanzo classico, d’appendice, di consumo, ecc.).

Soprattutto in questo secolo, e in particolare negli ultimi decenni, si è verificata una vera e propria proliferazione di sottogeneri e, all’interno dei sottogeneri, di un gran numero di sottospecie (ad es., il romanzo giallo può essere d’azione, psicologico, sociale, politico, di spionaggio, ecc.).

Lo schema di pagina seguente riassume tutto il nostro discorso sul testo.

 

 

ANALISI DI UN TESTO LETTERARIO

LE AVVENTURE DI PINOCCHIO di Carlo Collodi

Come andò che Maestro Ciliegia, falegname,
trovò un pezzo di legno, che piangeva e rideva come un bambino.

— C’era una volta…
— Un re! — diranno subito i miei piccoli lettori.
— No, ragazzi, avete sbagliato. C’era una volta un pezzo di legno.
Non era un legno di lusso, ma un semplice pezzo da catasta, di quelli che d’inverno si mettono nelle
stufe e nei caminetti per accendere il fuoco e per riscaldare le stanze.
Non so come andasse, ma il fatto gli è che un bel giorno questo pezzo di legno capitò nella bottega di
un vecchio falegname, il quale aveva nome Mastr’Antonio, se non che tutti lo chiamavano maestro
Ciliegia, per via della punta del suo naso, che era sempre lustra e paonazza, come una ciliegia matura.
Appena maestro Ciliegia ebbe visto quel pezzo di legno, si rallegrò tutto; e dandosi una fregatina di
mani per la contentezza, borbottò a mezza voce:
— Questo legno è capitato a tempo; voglio servirmene per fare una gamba di tavolino. —
Detto fatto, prese subito l’ascia arrotata per cominciare a levargli la scorza e a digrossarlo; ma quando
fu lì per lasciare andare la prima asciata, rimase col braccio sospeso in aria, perché sentì una vocina
sottile sottile, che disse raccomandandosi:
— Non mi picchiar tanto forte!

—Figuratevi come rimase quel buon vecchio di maestro Ciliegia!
Girò gli occhi smarriti intorno alla stanza per vedere di dove mai poteva essere uscita quella vocina, e
non vide nessuno! Guardò sotto il banco, e nessuno; guardò dentro un armadio che stava sempre
chiuso, e nessuno; guardò nel corbello dei trucioli e della segatura, e nessuno; aprì l’uscio di bottega
per dare un’occhiata anche sulla strada, e nessuno. O dunque?…
— Ho capito; — disse allora ridendo e grattandosi la parrucca — si vede che quella vocina me la son
figurata io. Rimettiamoci a lavorare.

—E ripresa l’ascia in mano, tirò giù un solennissimo colpo sul pezzo di legno.
— Ohi! tu m’hai fatto male! — gridò rammaricandosi la solita vocina.
Questa volta maestro Ciliegia restò di stucco, cogli occhi fuori del capo per la paura, colla bocca
spalancata e colla lingua giù ciondoloni fino al mento, come un mascherone da fontana.
Appena riebbe l’uso della parola, cominciò a dire tremando e balbettando dallo spavento:
— Ma di dove sarà uscita questa vocina che ha detto ohi?… Eppure qui non c’è anima viva. Che sia per
caso questo pezzo di legno che abbia imparato a piangere e a lamentarsi come un bambino? Io non lo
posso credere. Questo legno eccolo qui; è un pezzo di legno da caminetto, come tutti gli altri, e a
buttarlo sul fuoco, c’è da far bollire una pentola di fagioli… O dunque? Che ci sia nascosto dentro
qualcuno? Se c’è nascosto qualcuno, tanto peggio per lui. Ora l’accomodo io!

—E così dicendo, agguantò con tutte e due le mani quel povero pezzo di legno, e si pose a sbatacchiarlo senza carità contro le pareti della stanza.
Poi si messe in ascolto, per sentire se c’era qualche vocina che si lamentasse. Aspettò due minuti, e
nulla; cinque minuti, e nulla; dieci minuti, e nulla!
— Ho capito; — disse allora sforzandosi di ridere e arruffandosi la parrucca — si vede che quella
vocina che ha detto ohi, me la son figurata io! Rimettiamoci a lavorare. —
E perché gli era entrata addosso una gran paura, si provò a canterellare per farsi un po’ di coraggio.
Intanto, posata da una parte l’ascia, prese in mano la pialla, per piallare e tirare a pulimento il pezzo di legno; ma nel mentre che lo piallava in su e in giù, sentì la solita vocina che gli disse ridendo:
— Smetti! tu mi fai il pizzicorino sul corpo!

—Questa volta il povero maestro Ciliegia cadde giù come fulminato. Quando riaprì gli occhi, si trovò
seduto per terra.
Il suo viso pareva trasfigurito, e perfino la punta del naso, di paonazza come era quasi sempre, gli era
diventata turchina dalla gran paura.


 

Svolgi il seguente esercizio

ANALISI DEL TESTO

COMPLETA LA SEGUENTE TABELLA

AUTORE

TITOLO

GENERE

LINGUAGGIO

DOVE SI SVOLGONO I FATTI?

CHI SONO I PERSONAGGI?

CARATTERISTICHE FISICHE DEI PERSONAGGI

CARATTERISTICHE CARATTERIALI DEI PERSONAGGI

CHE COSA FANNO I PERSONAGGI?

QUALI SONO LE LORO AZIONI PRINCIPALI?

TRAMA: RACCONTA LA STORIA SOTTO FORMA DI RIASSUNTO (almeno 80 parole)

Consegna l’esercizio alla tua insegnante via email

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